Io non sono sempre delle mie opinioni. G. Prezzolini

martedì 11 ottobre 2011

No al debito. Oltre la sinistra

La Fiom si conferma un avamposto di resistenza al pensiero unico iper-liberista, che la Cgil di cui pure fa parte combatte a parole ma di fatto ne è complice e strumento. Il presidente del comitato centrale del sindacato metalmeccanici, Giorgio Cremaschi, ha promosso un appello presentato in un’assemblea all’Ambra Jovinelli di Roma l'1 ottobre con un titolo chiaro: “No all’Europa delle banche, noi il debito non lo paghiamo!”. E’ un po’ il manifesto dei cortei che sabato prossimo, 15 ottobre, si snoderanno in tutta Europa per protestare contro il salvataggio delle banche colpevoli della crisi e la scure di tagli e sacrifici abbattutasi come sempre sui popoli. Il commento della segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, è stato gelido: «non è questa la soluzione». Per lei, infatti, la soluzione sono gli Eurobond proposti dal ministro dell’economia Giulio Tremonti, che dovrebbero «incorporare i debiti sovrani».
Due considerazioni. La prima è sulla natura, diciamo eufemisticamente dialettica, del rapporto fra casa-madre Cgil e Fiom. E’ ormai consolidata la tradizione di scontro che vede contrapposta la segreteria generale, che impugna la bandiera ma al momento del dunque la ammaina dopo aver strappato qualche concessione, e il comparto interno degli operai classici, che tengono il punto sino alla fine e oltre (come ha dimostrato, minacciando ricorsi su ricorsi, il loro segretario Landini sul nuovo contratto Fiat a Pomigliano e Mirafiori). Va dato atto alla Fiom di interpretare il proprio ruolo non in un mero significato contrattuale, che inizia con la negoziazione, fa un po’ di chiasso con la protesta, e finisce col compromesso solitamente al ribasso. Le ribelli tute blu della Cgil fanno il sindacato politico, o meglio provano ad esserlo.
In realtà, infatti, anche loro se volessero essere coerenti fino in fondo dovrebbero secondo logica arrivare alla scissione. Ma staccarsi dalla prima confederazione sindacale del paese non è contemplato dallo schema che vede nella Fiom il riflesso della sinistra che sta a sinistra del Pd, con il quale invece la Cgil in quanto tale ha un legame di corrispondenza, benchè non di collateralismo (com’era ai tempi del Pci). Insomma c’è un’ambiguità non sciolta, una simbiosi precaria in cui gli “estremisti” Cremaschi e Landini portano alle estreme conseguenze le ragioni del sindacato rosso, ma senza passare nel campo dei sindacati autonomi.
La seconda considerazione riguarda il merito della questione: pagare o meno il debito sovrano con le banche estere. Le motivazioni addotte da Cremaschi sono ineccepibili: «Oggi il debito non può essere pagato. La Grecia è arrivata ai sacrifici umani pur di far contenti gli strozzini della Banca Europea (che poi sono le banche francesi e tedesche) e del Fondo Monetario Internazionale. Taglia, taglia e non basta mai perché il debito cresce. Più tagli, più lo alimenti. L’Italia è sulla stessa via. Gli interessi sul debito sono pari a 80 miliardi di euro all’anno, le attuali catastrofiche manovre ne finanziano forse due terzi. Quindi anche noi continuiamo a tagliare mentre il debito cresce». E cosa suggerisce Cremaschi per tornare a respirare? «La lotta all’evasione fiscale, la tassa patrimoniale, devono servire a finanziare la ripresa dei salari, dei diritti, della crescita fondata sui beni comuni e non finanziare gli interessi delle banche». Ma la patrimoniale non basta: «bisogna ricostruire genericamente una politica democratica basata sull’uguaglianza sociale e pertanto fondata sulla distruzione delle politiche economiche liberiste». Qui si vede chiaramente il limite, tipicamente sinistrorso, di chi vorrebbe guarire dalla malattia con palliativi e, per giunta, rovesciando solo di segno i suoi effetti. Perché la caccia agli evasori, tra l’altro in un regime fiscale oppressivo e iniquo com’è il nostro, fa ridere a confronto dell’immane ricatto permanente con cui la Bce, di proprietà delle banche private, tiene in pugno gli Stati tramite l’emissione dell’euro (basti pensare al diktat di Trichet e Draghi al nostro governicchio di scalzacani). E questa tanto decantata patrimoniale, invocata in coro unanime dalla Confindustria fino alle frange radicali della sinistra extraparlamentare, non è altro che il modo con cui banchieri e grandi industriali intendono dare un ingannevole segnale di giustizia sociale senza toccare il santuario dell’ingiustizia finanziaria: il debito stesso, che deve restare inestinguibile per l’eternità. Ed è logico che questa abnormità venga accettata come dato scontato, come per scontata viene considerata la “crescita”, obbligo assoluto e incoercibile, anche questo comune denominatore che mette insieme il più truce raider di Borsa col più arrabbiato degli ultimi marxisti. 
Non ci siamo, cara Fiom. Inutile guardare come esempio all’Islanda se non si mette in discussione la moneta unica così com’è (ricordo che, pur essendo membri dell’Unione, Gran Bretagna e Danimarca non hanno l’euro), se non si pone il problema della proprietà pubblica delle banche centrali e di conseguenza di quella europea, e se non si affronta la questione della sovranità sulla moneta. Il 15 sarà un bel giorno, ma di strada ce n’è ancora da fare, per liberarsi una volta per tutte di falsi miti e luoghi comuni del sinistrismo. (a.m.)

2 commenti:

  1. non ci hanno lasciato il bel giorno , hanno impedito di portare a termine la manifestazione...di questo passo la rabbia cresce e se abbiamo deciso di non pagare il debito noi che paghiamo sempre e tutto ora sempre più tagliati saremo costretti a farci sentire.Nessun Indignatos lascia perdere la questione

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