<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476</id><updated>2012-02-24T16:13:37.241+01:00</updated><title type='text'>Asso di Picche</title><subtitle type='html'>Strano incrocio siculo-veneto, classe 1980, di mestiere giornalista (negli ultimi anni su settimanali locali come Vicenza Abc e VicenzaPiù, oggi per il quotidiano-magazine La Voce del Ribelle), dopo quasi due anni sul blog LaSberla mi sono messo in proprio. Mi piace scrivere e pensare con la mia testa. Segni particolari: rock'n'roll.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>139</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-519922472344595818</id><published>2012-02-24T16:13:00.000+01:00</published><updated>2012-02-24T16:13:37.246+01:00</updated><title type='text'>Voglio essere greco</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-ToC-XN0SVbs/T0eoq7X4SZI/AAAAAAAAARY/I4cZ4NiMWDs/s1600/ATHENSBURNING.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://4.bp.blogspot.com/-ToC-XN0SVbs/T0eoq7X4SZI/AAAAAAAAARY/I4cZ4NiMWDs/s200/ATHENSBURNING.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Mentre la Grecia brucia, a Roma impera il fatalismo idiota dei servi. In Italia gli indignati sono spariti, i forconi si sono ammosciati, le destre e le sinistre istituzionali banchettano al centro, Napolitano sermoneggia senza limiti, Monti fa gli inchini alla comunità finanziaria di Wall Street e si fa dire quando pisciare all’imperialista di velluto Obama, e lei, nostra signora Bce, con il grande sacerdote Mario Draghi domina incontrastata. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Teppisti e pecoroni&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;I pochi, sparuti “teppisti”(1) politici e intellettuali che s’azzardano a far stecca sul coro gregoriano&amp;nbsp; - laude, laude al dio mercato e alla divina Eurolandia - e cioè i soliti revanscisti rossi e neri, gli antagonisti, i signoraggisti, Grillo, Chiesa, i decrescisti, ribelli e cani sciolti vari sono oscurati o ridicolizzati, come da prassi. La masse tace, imbelle, pronta al taglio della gola, già essiccata e afonizzata dalle mazzate torturatrici note come decreto salva-Italia e decreto cresci-Italia. Per quale motivo non scoppiano non dico rivolte, ma almeno focolai di protesta, come sarebbe naturale aspettarsi contro una tecnocrazia bancaria che aumenta le tasse, fa strame di diritti sociali e per giunta agita il ditino spiegandoci che la merda liberista è oro? Lo ha scritto come meglio non si potrebbe il sempre corrosivo Marco Cedolin (2), e perciò lascio volentieri la parola a lui: «La ragione in fondo è di una semplicità disarmante. Avete mai visto dei cittadini andare a protestare, senza essere stati chiamati a farlo da qualcuno? Che si trattasse di un partito, di un sindacato, di un’organizzazione, di un movimento o di un comitato, alla base di qualsiasi protesta c’è sempre stato un soggetto che chiamava il popolo a raccolta. … Ogni soggetto potenzialmente pericoloso è stato cooptato, affinché si prodigasse per tenere la gente ermeticamente chiusa in casa, magari davanti alla Tv, di fronte a qualsiasi decisione venisse presa». &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;La favoletta della “medicina amara”&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Fatta la diagnosi, procedendo all’inverso descriviamo i sintomi della malattia. Siamo come in una bolla d’ovatta, in cui la realtà che pur viviamo sulla nostra pelle non è compresa perché filtrata da un immaginario completamente falsato, manipolato dai chierici dell’informazione, stravolto da un racconto infantile ammanitoci come unica verità possibile. Questa: there is no alternative, l’austerity è una medicina amara contro cui si può scalciare ma che va ingollata. Un po’ come l’olio di fegato di merluzzo, una tremenda schifezza che un tempo si credeva salutare, salvo poi scoprire che non serviva a un bel niente. Oggi, con le supposte prescritte dal dottor Monti è molto peggio: non soltanto non fanno il nostro bene, ma hanno il criminale difetto di legarci alla catena del mondo globalizzato e dei suoi poderosi business privati. Ci ammazzano di tagli e sacrifici e ci dicono che lo fanno per il nostro bene. Monti e i banksters come novelli Torquemada, la nuova inquisizione &lt;i&gt;sub specie Europae&lt;/i&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Eppure capire dove sta l’inganno non è difficile, basta compiere un comune ragionamento di do ut des, solo spostandolo dal piano individuale a quello collettivo. Quando ciascuno di noi mira ad un obiettivo e questo comporta una serie di sforzi e privazioni, accettiamo di sopportarne il peso se esso ci è chiaro e siamo certi che costituirà un vantaggio palpabile, concreto – e non solo in termini pratici e di tornaconto, ma anche, dio voglia, ideali, nobili. Sacri, appunto. L’etica del sacrificio è doverosa. Non così la retorica, che è retorica appunto perché il sacro per cui ci si sacrifica non è sacro per niente, e non assicura alcuna convenienza, nessun ritorno di maggior benessere, economico o esistenziale che sia. E questo è il caso dell’imperativo categorico che non da oggi, ma da decenni, per lo meno da quando abbiamo i calzoni corti noi che siamo trentenni, i signori del denaro e i loro maggiordomi dei partiti ci fanno passare come inderogabile, immarcescibile, indefettibile: stringere la cinghia, che per molti significa far la fame per un miraggio chiamato “crescita”. Questa benedetta crescita non è mai abbastanza, perché per sua interna logica non ha mai fine, è senza posa, infinita. E così lo diventano anche i torchiamenti, fiscali, lavorativi, sociali a cui veniamo sottoposti dagli illuminati che la sanno sempre più lunga – perché loro capiscono e interpretano per i mortali il verbo delle agenzie di rating, delle banche centrali e di quei benefattori disinteressati e puri di cuore che fanno il bello e il cattivo tempo nelle piazze borsistiche. Siamo schiavi rassegnati ad esserlo e illusi di non esserlo, e questo è tutto. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Reich europeo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Il tabù Europa è un caso da manuale. Ci avevano raccontato, i sapienti europeisti, che l’unione degli Stati del vecchio e caro continente doveva realizzarsi a tutti i costi, ma proprio a tutti, pena un ritorno alle guerre e chissà quali altre immani catastrofi. Risultato: non c’è stata alcuna effettiva federazione politica, bensì un’operazione di eugenetica istituzionale che ha messo una facciata di pseudo-democrazia (il parlamento-parlatoio di Strasburgo, la commissione-specchietto per le allodole di Bruxelles) ad un sostanziale e illegale potere legibus solutus della Banca Centrale di Francoforte, in stato di minorità rispetto all’omologa Fed americana e terminale degli interessi dei grandi istituti di credito e d’affari, specialmente tedeschi. I trattati che hanno costruito l’edificio di cartapesta eurocratico ne hanno modellato i contorni secondo un progetto fatto su misura per le esigenze e le idiosincrasie della Germania. Perciò, economie e società come quella italiana o spagnola, ma anche della stessa Francia, diverse – grazie al cielo – dal rigorismo matematico e ragionieristico di Berlino, sono state letteralmente violentate, costrette ad adeguarsi a politiche di bilancio e del fisco che non collimavano con i propri bisogni, ma con quelli del Reich finanziario. Amato, Ciampi, Prodi – ma mettiamoci dentro pure il Berlusca, che opposizione all’eurocrazia non ne ha fatta mai, vedi ratifica plebiscitaria dell’esiziale Trattato di Lisbona, anno 2007 – erano tutti entusiasti nell’operare alacremente per fare dell’Italia un paese economicamente e politicamente subalterno alla Grande Germania, condannandolo ad una vita di dolori senza una degna contropartita. Questa violenza ha un nome preciso: euro, la moneta col debito intorno. Bell’affare abbiamo fatto, mentecatti europeisti senza se e senza ma… Le fiamme e i saccheggi della Grecia disperata non insegnano nulla, benché avrebbero molto da dirci, poiché la cura omicida che ha fatto stramazzare e impazzire il cavallo ellenico è la stessa che propinano a noi, con tanto di inviati dell’Fmi a monitorare – leggi: controllare, non si sa mai – le scelte del duo Monti-Napolitano. Ma si vede che bisogna proprio giungere a non avere più niente da perdere nel vero senso della parola, per alzare la testa e guardare agli esempi di un’altra via – all’Argentina, all’Islanda, al Venezuela, o almeno alla Gran Bretagna e alla Danimarca, che nell’Ue sono presenti ma si sono ben guardate dall’adottare la moneta unica. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;L’articolo dei cretini&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;E se anche questo non basta e volete una prova del pecorismo italiano che più prova non si può, si consideri il tema che fa da padrone nell’agenda setting nazionale: l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che tutela le maestranze delle aziende con più di 15 di dipendenti dal licenziamento senza giusta causa. C’è un arco costituzionale di pensiero che va da chi vorrebbe abolirlo tout court (un ex ministro Sacconi che si dice ancora socialista pur essendosi tramutato in un ircocervo, mezzo liberista e mezzo catto-talebano) a chi lo vorrebbe modificato senza troppi fondamentalismi, ammettendone comunque la sostanza, che è la possibilità di licenziare per sole cause economiche, ovvero a discrezione dell’imprenditore (un Damiano della sinistra Pd, per capirci). Ora, sinceramente ci appassiona poco il dibattito che si è riattizzato dopo il vittorioso muro che eresse la Cgil di Cofferati nel 2001. È sommamente cretino fissarsi su questo punto, ancorchè altamente simbolico – e i simboli in politica contano parecchio – se poi si lascia correre il bulldozer turbo-liberista a schiacciare tutto ciò che incontra. Voglio dire: che senso ha incaponirsi su un articolo di uno statuto superato e che fa acqua da tutte le parti quando la diga è già rotta da quel dì, dal pacchetto Treu (centrosinistra, 1996) e dalla legge Biagi-Maroni (centrodestra, 2000)? Invece di stare sempre sulla difensiva, la sinistra sindacale dovrebbe giocare d’iniziativa e proporre un sistema di relazioni contrattuali completamente rinnovato. Ma per far questo dovrebbe esistere una sinistra politica degna di questo nome, cioè dotata di una cultura teorica. Discutere di decrescita volontaria, economia locale e sovranità monetaria è come parlare arabo, con gente come la Camusso, ma anche come Landini o Cremaschi, industrialisti di tre cotte. Su questo, come sanno i nostri lettori, abbiamo abbandonato ogni speranza da anni: la sinistra non soltanto è un esempio preclaro di imbecillità, ma oltretutto è pappa e ciccia col padrone, sia consapevolmente quando lo professa in tutta la sua plateale ingenuità (sto parlando di quella cosa denominata Pd), sia quando si ammanta di ultra-conservatorismo retorico da un lato e rivoluzionarismo parolaio e fuori tempo dall’altro (la poetica vendoliana, le pippe vetero-marxiste dei residuali partitini falce e martello). &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Vorrei essere greco&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Ci sarebbe da dire due parole anche sulla religione che issa la Nato e l’alleanza-sudditanza agli Usa come totem intoccabili ed eterni quando invece sono in rovinoso declino (la sconfitta in Afghanistan contro i Taliban ne è l’emblema), ma mi fermo qui, esausto. Dico solo che vorrei essere argentino, islandese, venezuelano, persino afgano o anche greco, ma italiano no, italiano non vorrei esserlo più. Ma tant’è. L’arma che so usare, la penna, la uso comunque per la mia idea d’Italia e di mondo anche se i miei compatrioti dormono il sonno dei beoti. Aristofane: «Chiunque è un uomo libero non può starsene a dormire». &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Alessio Mannino&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-style: normal; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-style: normal; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;&lt;a href="http://www.ilribelle.com/"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none;"&gt;www.ilribelle.com&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; 23 febbraio 2012&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Note&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;1. Scriveva Giuseppe Prezzolini a proposito della “Settimana rossa” nel 1914: «Si possono fare rivoluzioni senza “teppa”? Non lo crediamo. Le rivoluzioni non si fanno né con gli studiosi, né con la gente in guanti bianchi. Un teppista conta più d’un professore d’università quando si tratta di tirar su una barricata o di sfondare la porta d’una banca. (…) Con la “gente per bene” il mondo non andrebbe avanti. E se talora è necessario uno strappo, una violenza (“la violenza è la matrice delle nuove società”, disse Marx, e il culto della violenza ci è stato insegnato da Sorel), chi chiameremo a compierla? (…) Un idealista non deve considerarle [le torbide forze che parlano coll’incendio e colla distruzione] come un borghese chiuso nelle quattro assi di quella bara che è suo interesse particolare. (…) la “teppa” di ieri è la nobiltà di oggi. La “teppa” di oggi potrebb’essere la nobiltà di domani», La Voce, giugno 1914. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;2. M. Cedolin, “Cambieremo il modo di vivere degli italiani”, 9 febbraio 2012 http://ilcorrosivo.blogspot.com/2012/02/cambieremo-il-modo-di-vivere-degli.html&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-519922472344595818?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/519922472344595818/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2012/02/voglio-essere-greco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/519922472344595818'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/519922472344595818'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2012/02/voglio-essere-greco.html' title='Voglio essere greco'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-ToC-XN0SVbs/T0eoq7X4SZI/AAAAAAAAARY/I4cZ4NiMWDs/s72-c/ATHENSBURNING.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-4580102014173316178</id><published>2012-01-16T19:17:00.000+01:00</published><updated>2012-01-16T19:17:31.501+01:00</updated><title type='text'>Io sto con chi resiste</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://0.gvt0.com/vi/yVDEO6VxyZQ/0.jpg" height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/yVDEO6VxyZQ&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/yVDEO6VxyZQ&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C’è chi mi chiede: ma tu, da che parte stai? Ho scritto e riscritto ad nauseam che destra e sinistra sono categorie superate dalla storia, tenute in vita dall’inerzia politico-psicologica di massa che fa comodo ad un sistema di potere oligarchico neutro, post-ideologico, mondializzato e senz’anima, una megamacchina tecnocratica e finanziaria che dei vecchi schemi progressisti/conservatori se ne infischia e ingloba tutto in nome dell’unico dio, lo Sviluppo irragionevole e infinito. L’Ottocento è morto, il Novecento non si sente bene ma qui ci si combatte ancora fra fascisti e antifascisti, fra comunisti e anticomunisti come se il tempo si fosse fermato. Il teatro dei fantasmi non mi interessa, e un giudizio realistico e scevro di pregiudizi non può che indurre a schierarsi caso per caso. Secondo i propri valori di fondo, certo, che per me si riassumono nella prevalenza dei valori ideali su quelli materiali, economici, utilitaristici del denaro virtuale, motore della globalizzazione. Chi resiste a questo Leviatano tecnocratico e anonimo mi diventa automaticamente simpatico. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pertanto, fatti tutti i distinguo che occorrerebbero se analizzate una ad una, in ciascuna situazione “calda” del mondo farei certe scelte e non altre. Negli Stati Uniti d’America, baricentro del pianeta globale, starei con Ron Paul, repubblicano, libertario, avversario implacabile dello strapotere bancario, isolazionista. In Venezuela starei con Hugo Chavez e il suo socialismo bolivariano. In Perù con Evo Morales e il suo socialismo indio. In Argentina con Christina Kirchner e la sua autarchia economica. In Francia appoggerei&amp;nbsp; Arnaud Montebourg, della sinistra del Psf, uno dei pochi politici europei a porre la questione della mondializzazione come problema a monte di tutti i problemi. In Ungheria, ingoiando il rospo di certi eccessi di rivalsa contro gli eredi dell’epoca comunista, sarei col governo nazionalista di Viktor Orban, che vuole liberare il suo paese dalle mire strangolatrici della Bce e del Fmi. A Cuba, sia pur mal sopportando, da guevariano quale sono, la gerontocrazia fidelista, affiancherei chi vuole mantenere un’identità alternativa al capitalismo, anche se finalmente dando libertà di iniziativa al singolo come ha cominciato a fare Raul. In Afghanistan mi batterei coi partigiani Talebani del Mullah Omar. In Palestina mi iscriverei ad Hamas, in Egitto probabilmente ai Fratelli Musulmani. In Iran, non so se con Ahmadinejad o con Kamenei, ma di sicuro lotterei per il mio orgoglio persiano prima ancora che islamico. In Gran Bretagna starei con Nigel Farage e il suo tradizionale anti-europeismo british. In Irlanda del Nord sarei indipendentista con l’Ira,&amp;nbsp; in Cina tenterei, coi mezzi che ho, di resistere al regime (Tibet libero!). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E in Italia? In Italia non c’è una forza politica che concentra in sé abbastanza ragioni da convincermi a sostenerla, sempre, beninteso, con senso critico e libertà intellettuale. Ce ne vorrebbe una che assommasse le due grandi questioni aperte specifiche della società italiana: la questione locale (autonomie locali, un vero federalismo) e la questione sociale (che è comune a tutti i paesi occidentali e si tradurrebbe nel porre fine alla dittatura della finanza, secondo un ideale ecologico e comunitario). &lt;i&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-4580102014173316178?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/4580102014173316178/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2012/01/io-sto-con-chi-resiste.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4580102014173316178'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4580102014173316178'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2012/01/io-sto-con-chi-resiste.html' title='Io sto con chi resiste'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-314737122146288823</id><published>2012-01-05T01:14:00.000+01:00</published><updated>2012-01-05T01:14:39.717+01:00</updated><title type='text'>La Costituzione? E' anti-democratica</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-EGLPNWlg3as/TwTq45xTk4I/AAAAAAAAARQ/rgcorJKCP50/s1600/repubblica_italiana_emblema_logo.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-EGLPNWlg3as/TwTq45xTk4I/AAAAAAAAARQ/rgcorJKCP50/s200/repubblica_italiana_emblema_logo.jpg" width="178" /&gt;&lt;/a&gt;Nel suo discorsetto banale e vacuo di Capodanno, il presidente Napolitano non ha mancato una difesa d’ufficio dei partiti, tanto più patetica quando più queste idrovore sono impopolari presso gli italiani (la fiducia è al minimo storico: 5%). Ma tant’è: i partiti sono costituzionalmente tutelati, benché non nella prima parte, ahinoi considerata inviolabile in eterno, ma nella seconda, suscettibile di cambiamenti teoricamente più facili. Comunque, carta o no, la forma-partito marcisce nel discredito che si merita, e questo Capo dello Stato li rappresenta degnamente, essendone un sottoprodotto e neanche dei migliori. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Interessante notare, tuttavia, come nella stessa stampa che magnifica il Quirinale partitocratico e inveisce contro l’“antipolitica” si leggano le più accanite campagne contro gli abusi dei partiti e certi scampoli di presunta iconoclastìa rispetto a mafie di segreterie e mandarini d’apparato. Parliamo naturalmente del Corrierone, che non si smentisce mai. Giù botte al parlamento e al parassitismo della casta col duo Stella-Rizzo, che sinceramente ha stufato (si accorgeranno mai, questi due segugi di buvette, che a guidare le sorti del paese, dell’Europa e del mondo è la finanza?). E poi, vai col tango di opinioni vergate da editorialisti anche bravi, acuti e tutto sommato onesti – dal loro punto di vista blindato e allineato, s’intende – che ci offrono riflessioni alate giusto per dare al lettore il piacere momentaneo di un volo pindarico. Che resta lì, sospeso nel campo della fantasia, perché non sia mai criticare sul serio la balla della “democrazia”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ieri è stato il turno di Michele Ainis (uno dei pochi meritevoli di essere letti, se comparato a quei bei tomi di Ostellino, Panebianco e Galli della Loggia). Il politologo prova a fare proposte che lui stesso definisce “utopistiche”: «Se l'utopia è il motore della storia, adesso ne abbiamo più che mai bisogno per continuare la nostra storia collettiva». Partendo dalla constatazione, che nessuno osa negare, che la politica in Italia è vista come un affare di élites autoreferenziali, Ainis spara tre cartucce: soglia di due mandati parlamentari (è l’identica richiesta di Grillo e del suo Vaffa-day del 2007); il recall americano-canadese, cioè la possibilità di revoca anticipata dell’eletto; la demarchia di discendenza ateniese, cioè una Camera di cittadini scelti a sorteggio. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A parte che si tratta davvero di utopie, dato che alla corporazione parlamentare non è riuscito neppure di tagliarsi lo stipendio fin da subito, alla faccia dei sacrifici imposti a tutti gli altri italiani, il senso della provocazione è appunto quella di essere una provocazione, un futile baloccarsi da intellettuali. Non si tratta di correggere la meccanica della macchina, pensando perfino di riesumare la saggezza della più antica, e quella sì reale, democrazia della storia. Basta con il fumo cervellotico, le trovate d’importazione, le riformine stitiche. Non è estraendo a sorte o limitando l’ingordigia dei politicanti che si cambierà alcunché di significativo. La democrazia delegata è la maschera del potere assoluto della bancocrazia, dell’economia globalizzata dei mercati: se non si parte da qui, si produce solo aria fritta e inchiostro inutile. E non si evochi, per piacere, l’Atene di Clistene, Solone e Pericle, che inventò la demos-kratìa proprio in opposizione alla oligarchia, il predominio sfruttatore dei pochi ricchi sul popolo, inteso come i molti meno abbienti. La nostra è un’oligarchia, e andrebbe rovesciata come fecero i fieri Ateniesi: cominciando dalle regole fondamentali, dalla base. Cioè dalla Costituzione, che nel nostro caso, al contrario dei suoi fanatici difensori, democratica non è: priva del diritto di voto su materie fiscali e trattati internazionali, esattamente le due leve essenziali perché uno Stato sia libero e sovrano. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;www.ilribelle.com &lt;/i&gt;4 gennaio 2012&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-314737122146288823?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/314737122146288823/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2012/01/la-costituzione-e-anti-democratica.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/314737122146288823'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/314737122146288823'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2012/01/la-costituzione-e-anti-democratica.html' title='La Costituzione? E&apos; anti-democratica'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-EGLPNWlg3as/TwTq45xTk4I/AAAAAAAAARQ/rgcorJKCP50/s72-c/repubblica_italiana_emblema_logo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-40432422087354833</id><published>2011-12-27T19:09:00.001+01:00</published><updated>2011-12-27T19:10:03.575+01:00</updated><title type='text'>Il gusto della polemica</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-6FkBPo2X4A4/TvoJn4qrdhI/AAAAAAAAARE/lzCVQ62Dt8U/s1600/marco-travaglio.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="140" src="http://2.bp.blogspot.com/-6FkBPo2X4A4/TvoJn4qrdhI/AAAAAAAAARE/lzCVQ62Dt8U/s200/marco-travaglio.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;A Vicenza, come ha dimostrato &lt;a href="http://www.nuovavicenza.it/2011/12/no-dal-molin-e-finita/" target="_blank"&gt;questo articolo&lt;/a&gt; di Giuliano Corà sulla Nuova Vicenza – che, al di là dell’opinione in sé, non era comunque nulla di particolarmente dinamitardo – il ruvido piacere della polemica giornalistica è considerato un peccato mortale, persino dai laicissimi e anticlericali sinistri più a sinistra. Mi pare interessante, quindi, pubblicare questo articolo di oggi di Marco Travaglio. Così, per il gusto di un po’ di sana e &lt;/i&gt;giustificata&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; cattiveria.&lt;/i&gt; (a.m.)&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Tu lecchi dalle stelle&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Per sua fortuna Giorgio Bocca era sedato da una settimana. Così sabato, l’ultimo sabato della sua vita, gli è stata almeno risparmiata la lettura dei giornali (“è la cosa più deprimente”, mi aveva confessato sconsolato l’anno scorso, l’ultima volta che l’avevo intervistato per il Fatto). Già, perché i quotidiani della vigilia di questo Natale andrebbero affissi nelle scuole di giornalismo, per illustrare la crisi di identità di un mestiere un tempo glorioso che non sa più quel che fa, né perché. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Natale in casa Cazzullo&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Non contento del Leccone d’Oro 2011 honoris causa che si era aggiudicato con l’intervista dell’antivigilia al cardinale Scola, la guardia svizzera Aldo Cazzullo scatta in fuga solitaria per&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=6029571200702159476&amp;amp;postID=40432422087354833&amp;amp;from=pencil" name="more"&gt;&lt;/a&gt;vincere il premio anche l’anno prossimo. E inaugura sul Corriere un nuovo genere giornalistico: l’editoriale-sermone. Roba che, al confronto, gli articoli dei tanti scrittori in tonaca, dal cardinal Martini al priore Bianchi al vescovo Forte, sono capolavori di laicità. Titolo: “Più fiducia in noi stessi”. Svolgimento: “È il Natale più difficile, forse più amaro degli ultimi anni... Eppure c’è un regalo che tutti quanti noi possiamo farci, c’è un tesoro nascosto nel fondo della crisi italiana. Non lo si trova nelle vetrine, non lo si può impacchettare, ma questo non diminuisce il suo valore, anzi. È la fiducia in noi stessi, nell’immenso potenziale di cultura, lavoro e sviluppo del nostro Paese. Che, com’è sempre accaduto nei momenti difficili se non drammatici riesce a dare il meglio di sé”. Più che un giornalista, Cazzullo è motivatore, mental coach, personal trainer della Nazione tutta. E s’immola come pennone umano a cui appendere la bandierina tricolore: “L’anno che si chiude sarà forse ricordato come l’avvio di una nuova ricostruzione... I principali partiti – bene o male – collaborano per uscire dall’emergenza”. Ma anche un po’ pompiere: “Il Paese s’è ritrovato unito, oltre le contrapposizioni pregiudiziali”. E pure corazziere: “L’anniversario dei 150 anni è stato un successo. Ci si è resi conto che davvero – come ci hanno insegnato Ciampi e Napolitano – siamo più legati all’Italia di quanto amiamo riconoscere”. E psicoterapeuta: “È dentro di noi che dobbiamo ritrovare la serenità e la fiducia di cui i nostri padri furono capaci”, perché siamo pur sempre “il Paese simbolo della creatività, del design, della fantasia, dell’arte, dell’estro, del gusto per il bello” (insomma un popolo di santi, poeti, eroi e navigatori). E ambasciatore, anzi piazzista: “Pensiamo alla grande domanda di Italia che c’è non soltanto nel resto d’Europa o in America, ma anche nel mondo di domani: a quanti cinesi, indiani, brasiliani vorrebbero vestirsi come noi, comprare i nostri prodotti, adottare il nostro stile di vita”. Suvvia, basta andare in Cina, in India, in Brasile, in America, per non parlare del resto d’Europa, per venire assediati da nugoli di persone che fin dalla più tenera età ti corrono incontro e ti implorano: “Ti prego, non resisto, voglio andare in fallimento come l’Italia! Il mio sogno è uno spread a 515! Non vedo l’ora di avere deputati come Dell’Utri e Scilipoti, ministri come Romano, sottosegretari come Cosentino, presidenti del Senato come Schifani! Perché voi avete la Cirami, la Cirielli, il lodo Alfano e noi no? E, già che ci siamo: non è che m’insegneresti a vestirmi come Cazzullo?”. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Giorgio, in arte Dickens&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Non bastando la cazzullata, il Corriere raddoppia con due pagine di intervista a Giorgio Napolitano, sobriamente intitolate “L’orgoglio ritrovato di un grande Paese”. Anzi, più che un’intervista, “il racconto nazionale del Presidente”. Direttamente dal Colle, molto meglio del superato racconto di Natale di Charles Dickens, ecco il “racconto nazionale” di Sir George, pregno di trovate scoppiettanti e soprattutto sorprendenti: “L’arma vincente della coesione sociale e nazionale”, “ce la faremo, usciremo dal tunnel”, il “cemento unitario”, “una lezione secca per gli scettici”, uno “scatto di dignità e orgoglio nazionale”, ma anche di “quella coesione e unità fra gli italiani cui dobbiamo guardare come all’arma vincente per superare le sfide del presente e del futuro”, insomma “un bisogno di riaffermazione di quel che siamo, come grande nazione e come moderno Stato europeo”, “l’occasione per far nuovamente sentire più forte il nostro ruolo in Europa e nel mondo”. È stato quando il Parlamento stabilì che Ruby è la nipote di Mubarak, o più probabilmente quando il premier definì la Merkel “culona inchiavabile”, o quasi certamente la settantesima volta che Bossi alzò il dito medio e fece la pernacchia. Lezioni secche, riaffermazioni forti, cemento unitario e soprattutto coeso. Prrr.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Cip, Ciop e Napo orso capo&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Cambio di vocale ed ecco un altro Dickens de noantri, Roberto Napoletano, il prosperoso direttore del Sole 24 Ore, che firma uno psichedelico Memorandum nell’inserto culturale del suo giornale. Titolo: “Piccoli grandi valori in una manciata di noci”. “Non so se sia colpa della mia testa...”, premette. Poi s’incarica di dimostrare che sì, dev’essere proprio colpa della sua testa: “Certo è che mi viene prepotentemente in mente, in questi giorni, una storia di uomini e donne che si lanciano secchi e muovono le mani con gesti rituali e veloci tra un solco e l’altro pieno di noci e nocciole...”. L’infermeria del Sole 24 Ore entra in subbuglio, i sani-tari cominciano a domandarsi quale fungo abbia leccato il direttore. Che intanto prosegue inarrestabile: “Ad ‘abbacchiare’ le noci o a raccogliere le nocciole, le mani si spellano, si macchiano, diventano di una certa maniera”. Ecco, di una certa maniera. “Un uomo sui 50 anni segue il gruppo con una specie di scopa in mano. Ammassa le foglie che gli altri lasciano indietro. C’è chi rimuove i sacchi, si solleva una nuvola, poi scompare, poi ritorna, poi scompare”. Che il direttore abbia mangiato più pesante del solito? Ah no: “A questa scena ho assistito da ragazzo, di prima mattina, dal terrazzo di casa mia, a Nola, in un settembre nuvoloso”. E non se n’è più riavuto. “La più anziana del gruppo raccoglie una manciata di noci, alza lo sguardo e dirige gli occhi dalla mia parte, dice che mi vuole fare un regalo e, incurante delle mie resistenze, lancia sul terrazzo un pugno di noci”. Ecco svelato l’arcano: una noce deve averlo colpito in piena fronte, riducendolo così come lo vediamo. Ma senza purtroppo privarlo del dono della scrittura: “La mia favola di Natale è questa piccola storia vera che ci parla, attraverso le noci che stanno oggi sulle nostre tavole, di dignità del lavoro, della gioia del dono e di quell’autenticità che sanno esprimere le persone e i gesti più semplici. Piccoli e grandi valori di cui abbiamo terribilmente bisogno”. Lo portano via.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;No Martini no Christmas.&lt;/b&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Il povero cardinal Martini è da tempo malato di Alzheimer, eppure non c’è verso che lo lascino in pace. Sabato, fra rubriche della posta (sul Corriere), interviste (su La Stampa) e dialoghi con Scalfari (Repubblica), era su tutti i giornali, praticamente a edicole unificate. La Stampa tenta di trasformarlo in cappellano del governo tecnico, con un’apposita domanda sul “valore della sobrietà” (del resto, titola in un’altra pagina il quotidiano torinese, “Niente ferie per i ministri. Anche gli ex contagiati dalla sobrietà”). Scalfari va a trovarlo fino a Gallarate per poi molestarlo con domande del tipo: “Qualche volta penso che lei speri di convertirmi... È questo che lei si propone?”. Martini, con un fil di voce: “No, ma non posso escludere...”. Come dire: ma lo sa che lei è un bel tipo? Guardi che ci è venuto lei, io me ne stavo tanto bene da solo...&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Marketting &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;Scaricata la coscienza con qualche geremiade contro il Natale consumistico e pagano, giornalisti gastronomi, sommelier, stilisti, personal shopper e dog sitter si scatenano con paginate di pubblicità camuffate da consigli per regali, viaggi e menu da cenone: praticamente marchette. Memorabile Laura Pausini a Repubblica-agenzia Stikazzi: “Lo shopping io lo faccio con un clic”. Strepitoso l’inserto del Corriere: dopo due orrendi racconti di Tamaro e Piccolo, spiega che l’ideale è andarsene in Lapponia “tra alci e paesaggi innevati”. Vacanza sobria a -30 gradi. Poi due pagine sul panettone, un dotto intervento della psicoterapeuta su “Come dire al bambino chi porta i pacchetti?”, un paginone di consigli per “le ultime 12 ore prima del cenone” a chi non ha una mazza da fare (“colazione, corsa, spuntino, maschera al viso, pranzo leggero, passeggiata a bassa intensità, bagno di relax, acconciatura”) e un altro, da non perdere, su “cosa dirsi a tavola, ai brindisi o per gli auguri”. Già, cosa dirsi? “Sì ad alta cucina e animali, no allo stile social network”. Per esempio “Veltroni sta leggendo un altro libro sui gatti, Cleo, storia rasserenante di una gatta temperamentosa”. Rasserenante soprattutto per gli elettori.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Marco Travaglio&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: .0001pt; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Il Fatto Quotidiano&lt;/i&gt; 27 dicembre 2011&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-40432422087354833?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/40432422087354833/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/il-gusto-della-polemica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/40432422087354833'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/40432422087354833'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/il-gusto-della-polemica.html' title='Il gusto della polemica'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-6FkBPo2X4A4/TvoJn4qrdhI/AAAAAAAAARE/lzCVQ62Dt8U/s72-c/marco-travaglio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-9039672123051959468</id><published>2011-12-22T23:33:00.001+01:00</published><updated>2011-12-22T23:33:48.111+01:00</updated><title type='text'>Natale pagano</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://1.gvt0.com/vi/pf8RH5InVn0/0.jpg" height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/pf8RH5InVn0&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/pf8RH5InVn0&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Il Natale non fa tutti più buoni: fa tutti più vuoti.&lt;/b&gt; Il cristiano che fa shopping di regali e strenne natalizie rappresenta un caso di sdoppiamento della personalità: in tutta buona fede crede che Gesù nacque figlio di Dio a Betlemme, segnando in una stalla lo spartiacque decisivo della storia umana; &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;contemporaneamente&lt;/i&gt;, è perfettamente cosciente che tale evento non condiziona la sua vita reale, in quanto l’epoca moderna, disincantata e secolarizzata, è scristianizzata. Siccome &lt;b&gt;l’economia tende a inglobare ogni forma di espressione umana&lt;/b&gt;, quegli appuntamenti che nonostante tutto mantengono in vita una sia pur debole fiammella di fede ultraterrena si trasformano in orge di bancomat e scontrini. Babbo Natale e l’albero dei doni, americanizzazioni di antichi miti pagani europei, vincono sul Bambinello e sulla Vergine, perché più adatti a innescare la corsa agli acquisti commerciali. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Questo lo sa benissimo anche il devoto che va alla messa notturna del 25 dicembre, e lo accetta di buon grado. Per quieto vivere, perché così fanno gli altri, per abitudine. Ma soprattutto perché, dopo due secoli di sistematica estirpazione del sacro dall’esistenza quotidiana, non riesce a &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;percepire&lt;/i&gt; il divino. E lo sostituisce malamente con una fedeltà a riti di massa che non sono morti solo perché una parvenza di tradizione spirituale serve ad appagare il bisogno innato di trascendenza e di comunità. E’ la sensazione di una notte, sia chiaro. Per il resto c’è la carta di credito. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Eppure &lt;b&gt;quel bisogno preme, non si dà pace, è insoddisfatto. &lt;/b&gt;Non è umanamente sostenibile una religiosità circoscritta a qualche giornata di contrizione ipocrita, o, bene che vada, alla particola domenicale. E’ nelle difficoltà di ogni giorno che al comune ateo travestito da credente manca la forza rassicurante e rigenerante del divino, del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;numinoso&lt;/i&gt;. L’aura sacra che un tempo avvolgeva ogni momento del nostro passaggio sulla terra si è eclissata, scacciata con ignominia dalla spasmodica ricerca di ritrovare in tutto una causa dimostrabile. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;La morte di Dio&lt;/b&gt; ci ha lasciati soli con una tecnica scientifica che ha razionalizzato la natura mortificandola, e con una logica economica che va per conto suo, incontrollata e disanimata, rubandoci la libertà di cambiare il corso della storia. Siamo soli col denaro, vero nostro Signore. Dice bene Sergio Sermonti, scienziato anti-scientista – un apparente ossimoro che gli è costato l’ostracismo pubblico: «Come insegnava Goethe, non &lt;b&gt;dovremmo chiederci il &lt;i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;perché&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&amp;nbsp;ma il&amp;nbsp;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt;come&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&amp;nbsp;delle cose. &lt;/b&gt;Nel chiedere il perché c’è un tacito presupposto che dietro ogni cosa ci sia un’intenzione, un proposito (appunto, un “perché”) e quindi che ogni cosa sia scomposta o scomponibile in fini e strumenti, o mezzi di produzione, come un’azienda umana. Sotto tutto questo c’è una sottile mentalità ottimistica, economicistica, produttivistica. No. Il mondo opera su un’altra dimensione, galleggia nell’eterno, è sospeso nell’infinito, ed è per l’appunto questo spostarci nelle sue dimensioni incantate il più raffinato e prezioso risultato della conoscenza, e non, al contrario, quello di rovesciare il mondo ai nostri piedi» (“L’anima scientifica”, La Finestra, Trento, 2003). &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Per recuperare il senso del divino,&lt;b&gt; il cristianesimo ormai serve a poco.&lt;/b&gt; E’ troppo compromesso con la modernizzazione, essendosene spesso lasciato usare come puntello e bandiera. Le Chiese sopravvivono nell’acquiescenza allo stile di vita radicalmente anticristiano dell’uomo consumato dai consumi. In particolare i Papi, incluso l’ultimo, il tradizionalista Ratzinger, si sono arresi a Mammona, e non c’è un prete a pagarlo oro che si scagli contro i moderni mercanti nel tempio: preferiscono i facili anatemi sulle unioni omosessuali e le comode prediche sulla fame in Africa. Il cristiano ha dimenticato il pauperismo di San Francesco d’Assisi, ha rinnegato l’umanesimo dei pontefici rinascimentali, ha sepolto l’antimodernismo del Sillabo, con Lutero e Calvino è stato all’origine stessa dell’etica capitalistica. Si è adattato al materialismo con il Concilio Vaticano II e allo showbusiness con Giovanni Paolo II: rinunciando alla lotta contro il mondo, non costituisce nessuna minaccia per il MacWorld. Anzi gli fa da&lt;b&gt; angolo cottura spirituale&lt;/b&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Da chi o da cosa, allora, può venire un aiuto per liberare la divinità prigioniera che scalpita dentro di noi? L’ostacolo viene dal fatto che il cosiddetto progresso, scomponendo razionalmente la natura e violentandola nell’insaziabile tentativo di piegarla, l’ha resa muta e l’ha eliminata dalla nostra esperienza quotidiana. Da un lato non ci fa più alcuna paura, la paura ancestrale che è il moto d’animo originario di qualsiasi cultura. Dall’altro l’elemento naturale, incontaminato o non del tutto antropomorfizzato (com’erano ancora le vaste campagne nell’Ottocento e nel primo Novecento) si è via via ristretto e diradato. E’ letteralmente scomparso dalla nostra vista. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Oggi &lt;b&gt;la stragrande maggioranza della popolazione mondiale vive concentrata come formiche in centri urbani sovraffollati&lt;/b&gt;, dove il verde è rinchiuso in minuscole riserve talmente artificiose che la regola è di non calpestare le aiuole. I bambini non fanno più conoscenza con la terra perché non ne hanno più sotto casa, non s’incuriosiscono scoprendo insetti e animali perché abitano circondati dal cemento e non si sporcano nemmeno più, perché passano il tempo ipnotizzati davanti a computer, televisione e videogiochi. Nei weekend o in vacanza le famigliole si recano diligentemente al mare o in montagna, ma a parte qualche bagno o escursione, inquadrati in ferie organizzate a puntino con tutti i comfort, il contatto con le forze naturali è minimo, povero, addomesticato. Sempre insufficiente a resuscitare una risonanza interiore fra l’io individuale e il cosmo, fra il sentimento della propria limitatezza personale e il sentimento di appartenere al tutto, all’organismo della vita. E’ in questa corrispondenza che si può provare la percezione che in un orizzonte, in un albero, in un filo d’erba, in un soffio di vento, in ogni singolo nostro respiro esista un’anima, cioè un dio. Ma se non si sperimenta in sé questa immediatezza, anche il discorso più ispirato resta lettera morta, una pia intenzione romantica. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;La gioia im-mediata di sentirsi partecipe di un grande Essere ci è preclusa dal &lt;b&gt;sovraccarico di costruzioni mediate, razionalistiche, cervellotiche e meccaniche&lt;/b&gt; con cui abbiamo imparato a guardare e toccare ciò che ci circonda. Questa è la malattia che ci portiamo addosso: l’eccesso di ragionamenti che desertifica il nostro bosco profondo. L’uomo scettico e che la sa lunga ha orrore della naturalità nuda e pura, e se non può manipolarla con la sua scienza maniacale e coi suoi aggeggi tecnologici, la respinge, dipingendola come un caos di animalità bruta e senza controllo. Ma basta uno tsunami, un terremoto o l’esplosione di furia omicida (anche questa è “natura”) per rendergli la pariglia e mostrargli che Madre Terra, vilipesa e umiliata, è sempre lì, pronta a risvegliarsi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Scegliere consapevolmente di risvegliarla non è possibile, per ora, nemmeno nel privato del proprio foro interiore. Il salto è accessibile solo a una condizione, oggi impraticabile a livello di massa: il ritorno a &lt;b&gt;un sistema di vita più semplice e scandito dai ritmi naturali&lt;/b&gt;. Eppure, se tu che mi leggi non cominci almeno a porti il problema, l’impossibile resterà impossibile per sempre. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-9039672123051959468?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/9039672123051959468/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/natale-pagano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/9039672123051959468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/9039672123051959468'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/natale-pagano.html' title='Natale pagano'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-2601784127893345244</id><published>2011-12-20T19:28:00.003+01:00</published><updated>2011-12-20T19:29:04.777+01:00</updated><title type='text'>Siamo uomini o numeri?</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://1.gvt0.com/vi/ZdskhBshp2k/0.jpg" height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ZdskhBshp2k&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/ZdskhBshp2k&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;L’intervista sul &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Corriere&lt;/i&gt; di ieri del ministro del welfare Elsa Fornero (&lt;a href="http://www.corriere.it/economia/11_dicembre_18/elsa-fornero-intervista-pensioni-lavoro-articolo-18-enrico-marro_25d1ff80-294f-11e1-b27e-96a5b74e19a5.shtml"&gt;qui&lt;/a&gt;) è agghiacciante. Le sua lacrime si sono rivelate quel che erano e sono: lo sfogo di una tecnocrate intenta a distruggere la vita, le speranze e i sacrifici di milioni di italiani con la buona fede del boia. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;A parte i vari punti tecnici su particolari categorie e calcoli ragionieristici, questa Thatcher in sedicesimo&amp;nbsp; sostiene cinque tesi fondamentali. 1)«la pensione si commisura alla speranza di vita». Innalzare la soglia del pensionamento segue le statistiche e non l’esistenza concreta degli individui. Paradossalmente, se l’aspettativa di vita dovesse crescere ancora, in teoria si dovrebbe accedere alla pensione a 75, 80, 90 anni. Naturalmente – e fortunatamente – la scienza medica non è arrivata né arriverà a garantire tanto. La questione è un’altra: con gli acciacchi e le malattie della vecchiaia, i soldi di una pensione tendenzialmente sempre più posticipata serviranno praticamente a pagare le spese di dottori e ospedali. E’ giusto, questo? 2) «Per funzionare ha bisogno di un sistema in crescita. Non ci possiamo permettere la stagnazione e tantomeno la recessione. Il punto è: il lavoro è ciò che ti dà la pensione. … vi stiamo chiedendo di lavorare di più, perché questo vi premia». Il modello contributivo, che era già stato introdotto e con questo governo diventa totalizzante, di fatto aggancia la pensione a quanto uno ha lavorato e percepito lungo l’intero arco della carriera. Con la flessibilità dei contratti, però, il lavoro diventa un campo minato privo di certezze e lunghe durate. Questo induce ad un affannosa ricerca di impieghi, anche sommati uno sull’altro, pur di accumulare crediti pensionistici. Non è davvero più vita, ma schiavitù legalizzata. Si vivrà per lavorare, e non viceversa. 3) «Se guardiamo alla curva delle retribuzioni, lo stipendio sale con l'anzianità mentre in altri Paesi cresce con la produttività e quindi fino all'età della maturità professionale ma poi scende nella fase finale, perché il lavoratore anziano è di regola meno produttivo». La Fornero pensa a bloccare prepensionamenti e assicurarsi che le aziende tengano alle proprie dipendenze ultrassessantenni fino al 70mo anno di età prefigurando una paga calante con l’anzianità. Sei vecchio ma la tua esperienza e i tuo meriti non contano: devi sgobbare fino all’ultimo e per di più con una retribuzione minore, perché così conviene alle imprese e allo Stato. 4) «Io vedrei bene un contratto unico, che includa le persone oggi escluse e che però forse non tuteli più al 100% il solito segmento iperprotetto». La ministro, che almeno ha il pregio della chiarezza, dice apertamente che l’operazione di maquillage che prevede la riduzione della giungla di contratti atipici in una sola forma contrattuale avverrà in cambio dell’abbattimento dell’ostacolo noto come articolo 18. In poche parole, via libera al licenziamento libero. Il lavoratore diventa definitivamente una variabile economica, una merce da usare e buttare via quando non serve più ai profitti. 5) «Non ce lo possiamo più permettere». Può essere presa come la frase-manifesto, che racchiude la filosofia di questo esecutivo etero diretto dalla Bce e dalle banche internazionali. Il bilancio dello Stato, gli indicatori economici, il sistema pensionistico, il diritto e la politica: non devono essere al nostro servizio, delle persone in carne e ossa e della comunità concreta. Dobbiamo essere noi, dev’essere la nostra vita a piegarsi alle esigenze contabili e finanziarie. I numeri diventano i padroni assoluti dei bisogni, dei sogni, delle fatiche della gente. I sentimenti, la storia, i progetti, il sangue e &amp;nbsp;il sudore non contano nulla, di fronte alla volontà sacra e incontestabile del denaro. Viviamo in un incubo partorito dalla mente di un economista.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;Alessio Mannino&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;&lt;a href="http://www.ilribelle.com/"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;www.ilribelle.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt; 20 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-2601784127893345244?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/2601784127893345244/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/siamo-uomini-o-numeri.html#comment-form' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/2601784127893345244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/2601784127893345244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/siamo-uomini-o-numeri.html' title='Siamo uomini o numeri?'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-8851154081356042443</id><published>2011-12-16T19:29:00.001+01:00</published><updated>2011-12-16T19:29:39.831+01:00</updated><title type='text'>Un libro per tutti e per nessuno</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-nSNhtX-1Rwo/TuuNrucZhjI/AAAAAAAAAQ4/c-eoYRDODUA/s1600/friedrich-nietzsche.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-nSNhtX-1Rwo/TuuNrucZhjI/AAAAAAAAAQ4/c-eoYRDODUA/s200/friedrich-nietzsche.jpg" width="153" /&gt;&lt;/a&gt;Il giornale online che dirigo, &lt;a href="http://www.nuovavicenza.it/" target="_blank"&gt;La Nuova Vicenza&lt;/a&gt;, è partito, e per essere appena agli inizi sta andando&lt;b&gt; molto bene&lt;/b&gt;. Preso dai preparativi e dallo sprint dell’esordio, ho dovuto trascurare un po’ questo blog. Ma c’è stato anche un altro motivo per cui mi sono dato alla latitanza: &lt;b&gt;ho finalmente ultimato il libro&lt;/b&gt; cominciato quest’estate. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Un po’ per pigrizia, un po’ perché mi piace meditarci sopra a quello che scrivo, e infine per la priorità che andava alla nuova mia nuova creatura, &lt;b&gt;c’ho messo più di quel che credessi&lt;/b&gt;. Ora manca solo la limatura finale, le note e le ultime cose da riguardare. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Sarà un &lt;b&gt;diario giornalistico&lt;/b&gt; dell’anno che sta per finire. Una selezione dei fatti che mi hanno offerto la possibilità di riflettere su alcuni grandi problemi del nostro tempo. In altre parole, vorrei dare il mio piccolo contributo al dibattito intellettuale, almeno in quella ristretta ma molto qualificata cerchia di persone che in&lt;b&gt; quest’Italia di bande contrapposte&lt;/b&gt; non si fanno inquadrare in un gregge. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Una specie di zibaldone con la rielaborazione di parecchi articoli e spunti che ho disseminato qua e là in questi anni. Magari fregherà a pochi. &lt;b&gt;Meglio pochi ma buoni&lt;/b&gt;, però. Appena ho altre notizie, per chi di voi è interessato, vi faccio sapere. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Intanto, a Natale&lt;b&gt; invece di regalare cazzate&lt;/b&gt;, regalate un abbonamento alla &lt;a href="http://www.ilribelle.com/" target="_blank"&gt;Voce del Ribelle&lt;/a&gt;. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-8851154081356042443?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/8851154081356042443/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/un-libro-per-tutti-e-per-nessuno.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/8851154081356042443'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/8851154081356042443'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/un-libro-per-tutti-e-per-nessuno.html' title='Un libro per tutti e per nessuno'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-nSNhtX-1Rwo/TuuNrucZhjI/AAAAAAAAAQ4/c-eoYRDODUA/s72-c/friedrich-nietzsche.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-6148350153030432726</id><published>2011-12-13T00:37:00.000+01:00</published><updated>2011-12-13T00:37:46.589+01:00</updated><title type='text'>Sindacati amici del giaguaro</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-QGIz_qNm4ac/TuaQD1t8DKI/AAAAAAAAAQw/KEXaGopdam8/s1600/camusso_angeletti_bonanni_555.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="180" src="http://3.bp.blogspot.com/-QGIz_qNm4ac/TuaQD1t8DKI/AAAAAAAAAQw/KEXaGopdam8/s320/camusso_angeletti_bonanni_555.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ieri c'erano mille buone ragioni per scioperare contro questo governo di banchieri. Ma, anche volendo lasciar stare il fatto che lo sciopero limitato ad una sola giornata o addirittura a poche ore, pur essendo "generale", si riduce ad un atto simbolico di pura testimonianza, non aver messo nell'agenda della protesta una critica netta e senza sconti allo strapotere delle banche mi ha confermato nella mia idea: i sindacati confederali sono parte del sistema (si salva in parte la Fiom, ma solo per la combattività - ideologicamente è ferma alla mitologia dell sviluppo industrialista, della crescita come panacea per l'occupazione, e ignora completamente la convergenza d'interessi fra precario sfruttato e autonomo, imprenditore o commerciante che sia, precarizzato dallo strozzo bancario). Per questo non ho scioperato: non mi presto alla farse, per giunta in combutta con l'avversario. Leggete qui sotto un mio pezzo dell'altro giorno per capire perchè. &lt;i&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Sindacati, sciopero filo-bancario&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Lunedì 12 dicembre ci sarà uno sciopero generale di tre ore dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil contro il "decreto salva-Italia" di Monti. Non chiamatelo unitario, per carità, altrimenti la segretaria cislina del Veneto, Franca Porto, vi fulmina: ci tiene moltissimo a rimarcare le differenze ideologiche con i colleghi cigiellini. In ogni caso, a Vicenza i tre segretari locali, Marina Bergamin (Cgil), Riccardo Dal Lago (Uil) e Gianfranco Refosco (Cisl), saranno i protagonisti di una giornata di protesta che dalle 16 alle 18 culminerà in tre manifestazioni in piazza: a Vicenza, davanti alla prefettura, a Schio e a Bassano. I sindacalisti se la prendono con l'iniquità della manovra del governo, che colpisce i soliti tartassati, lavoratori e pensionati. &lt;br /&gt;C'è da segnalare una singolare omissione, però. Se la prendono con l'ingiustizia sociale, e si capisce: fanno il loro mestiere. Sull'ingiustizia degli aiuti alle banche, tuttavia, non una parola. La finanziaria, infatti, prevede tre misure scopertamente filo-bancarie. Uno: abbassamento della soglia di uso del denaro contante da 2500 a 1000 euro, che significa più commissioni e meno costi di gestione della liquidità per gli istituti di credito. Due: obbligo di transazione elettronica oltre i 500 euro per gli enti statali e la pubblica amministrazione (ad esempio, per erogare le pensioni). Tre: copertura dei passivi bancari garantita dallo Stato. E' vero che il sistema bancario italiano è meno "tossico" di quello americano o di altri europei, ma il messaggio politico è devastante: le banche all'origine della crisi non solo non vengono toccate, ma addirittura premiate e arricchite. &lt;br /&gt;Dal sindacato ci si aspetterebbe almeno un accenno di critica. Invece niente. Anzi, confondendo la lotta all'evasione con la completa finanziarizzazione, fanno a gara ad essere più realisti del re e propongono di ridurre il limite massimo del cash ad appena 500 euro (lo Stato che ci sta a fare, se non riesce più a contrastare evasori, riciclatori e corruttori?). Se invoca la patrimoniale, la Triplice sindacale dovrebbe quanto meno porsi il problema di avanzare qualche proposta per rendere più sociale ed equo il servizio bancario. O no?&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.nuovavicenza.it/" target="_blank"&gt;www.nuovavicenza.it &lt;/a&gt;&lt;i&gt;10 dicembre 2011&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-6148350153030432726?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/6148350153030432726/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/sindacati-amici-del-giaguaro.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/6148350153030432726'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/6148350153030432726'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/sindacati-amici-del-giaguaro.html' title='Sindacati amici del giaguaro'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-QGIz_qNm4ac/TuaQD1t8DKI/AAAAAAAAAQw/KEXaGopdam8/s72-c/camusso_angeletti_bonanni_555.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-7674638705289666188</id><published>2011-12-08T22:48:00.001+01:00</published><updated>2011-12-08T22:48:18.359+01:00</updated><title type='text'>Il decreto ammazza-Italia</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-zYoEoYfh-II/TuEwaNAPFZI/AAAAAAAAAQo/bZrN9pBEGRM/s1600/fornero+pianto.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="161" src="http://3.bp.blogspot.com/-zYoEoYfh-II/TuEwaNAPFZI/AAAAAAAAAQo/bZrN9pBEGRM/s200/fornero+pianto.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Ma al netto dei fiumi d’inchiostro e ore di infotainment, in cosa consiste la finanziaria firmata dal governo della finanza? In pochi punti, ecco perché le lacrime della Fornero, terrificanti non perché finte ma al contrario perché vere, per un’agghiacciante buona fede da macellaia sociale, si trasformeranno nel sangue di tutti noi. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Tasse sulle case &lt;span class="newssottotitolo"&gt;(aumento del 60% del moltiplicatore dei valori catastali, aumento delle aliquote, nuova Ici ribattezzata Imu sulla prima casa): è il de profundis sul piano casa e sull’edilizia, che in un’economia sviluppista come la nostra è, ahinoi, il tradizionale volano della ripresa. Tradotto: recessione. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="newssottotitolo"&gt;Aumento dell’Iva di due punti al 23% nella seconda parte del 2012, cioè meno consumi e uno svantaggio soprattutto per i redditi più bassi. Tradotto: recessione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="newssottotitolo"&gt;Pensioni: risibile adeguamento all’inflazione (solo per le pensioni più povere), metodo contributivo per tutti (cioè i giovani in pensione non ci andranno o mai, oppure con un misero assegno sociale), innalzamento dell’età pensionabile (in pratica andremo in pensione a 70 anni). Traduzione: schiavitù.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Taglio del personale politico delle Province, ridotte a enti intermedi con una rappresentanza non elettiva, e nessuna scure su altri carrozzoni e sprechi della macchina pubblica. Risparmio minimo: 400 milioni di euro. Traduzione: specchietto per le allodole per dare un contentino al popolo bue. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Misure a favore delle banche: soglia del contante da 2500 a 1000 euro (più commissioni, meno costi di gestione),&amp;nbsp; obbligo di transazione elettronica oltre i 500 euro per la pubblica amministrazione (ad esempio, per erogare le pensioni), garanzia statale sui debiti degli istituti in passivo (emissioni obbligazionarie). Traduzione: i colpevoli della crisi vengono premiati anziché puniti, alla faccia dei sacrifici che deve subire la gente che vive di lavoro. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Il decreto “salva-Italia” è in realtà l’obbedisco ai mercati che hanno sostituito i cittadini come legittimi sovrani del potere politico in Italia e in Europa. Esemplare nel suo essere grottesco è il botta e risposta fra il premier Monti e un untuosissimo Vespa, subito convertito al nuovo corso, nell’intervista di martedì 6 dicembre: al giornalista di corte che gli chiedeva chi si mai si celasse dietro l’uomo nero dei mercati internazionali, l’economista trilateral-bilderberghiano ha risposto evocando fondi sovrani cinesi, fondi pensione canadesi e sì, anche speculatori, ma i mercati, per amor di dio, non vanno demonizzati ma domati. Se questi agenti che obbiettivamente si comportano come nemici stranieri si rifanno sulla carne viva del popolo italiano, be’, chi se ne importa, sono déi intoccabili e vanno assecondati, lusingati, vezzeggiati. Scrive acutamente Marco Della Luna che la strategia di dissanguamento ha scopi precisi: «svalutare gli asset per poterne fare incetta a costi stracciati col denaro prodotto da banche centrali e dark pool (il circuito delle grandi banche mondiali che controllano anche la Fed e che ha lasciato recentemente a secco le banche italiane, come strumento di pressione o meglio coercizione politica); impadronirsi di tutto il reddito disponibile; rendere la popolazione docile e sottomessa; piegarla a un nuovo assetto politico, fiscale, sociale, con cessione della gestione del bilancio e del fisco a organismi europei a guida tecno-tedesca (Italia colonia)». Dove si potrebbero andare a prendere, invece, risorse se proprio si volesse? Ad esempio dai 60 miliardi di corruzione, dai 90 miliardi di evasione dalle slot-machines, da una parte dei 23 miliardi di spese militari come quelle in missioni di guerra e di occupazione per conto Onu e Nato cioè Usa, da una fetta dei 35 miliardi di costi della politica, dai 70 attribuiti al business del crimine organizzato. Ma tanto è inutile: siamo governati da una cricca eterodiretta dalle Borse, dalla plutocrazia americana, dalle banche anglosassoni e franco-tedesche, e dalla Germania. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;a href="http://www.ilribelle.com/"&gt;www.ilribelle.com&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; 7 dicembre 2011&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-7674638705289666188?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/7674638705289666188/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/il-decreto-ammazza-italia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/7674638705289666188'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/7674638705289666188'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/il-decreto-ammazza-italia.html' title='Il decreto ammazza-Italia'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-zYoEoYfh-II/TuEwaNAPFZI/AAAAAAAAAQo/bZrN9pBEGRM/s72-c/fornero+pianto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-2643454281219061030</id><published>2011-12-07T15:53:00.002+01:00</published><updated>2011-12-07T15:55:44.032+01:00</updated><title type='text'>A modo mio</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://3.gvt0.com/vi/uipTH1QbEec/0.jpg" height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/uipTH1QbEec&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/uipTH1QbEec&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Caro Alessio, ho saputo che domani inaugurerà il suo nuovo giornale on line. Bene, son contento per lei. Apprezzo la sua onestà di pensiero anche se spesso non concordo con le sue tesi. Una domanda: sarà una specie di Fatto Quotidiano alla vicentina? Non crede che oramai essere antiberlusconiani &amp;nbsp;non abbia più senso? Berto&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Caro Berto,&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;prima di tutto: perché non si firma con nome e cognome? La ringrazio, in ogni caso, delle felicitazioni: anch’io come tutti ho bisogno di lavorare per vivere (ma non il contrario, come troppi fanno, specialmente qui in Veneto). Vengo alla risposta. Non è il primo che mi suggerisce il paragone con il giornale diretto da Padellaro. Ma le dico che no, non sarà un&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; Fatto&lt;/i&gt; in piccolo. Anzitutto, per il motivo tecnico che la &lt;a href="http://www.nuovavicenza.it/"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Nuova Vicenza&lt;/i&gt; &lt;/a&gt;sarà un giornale da leggere esclusivamente su internet. Ma soprattutto perché, pur io stimando il piglio battagliero e l’indipendenza della testata antiberlusconiana, cercherò di non appiattirmi su una sensibilità troppo ancorata a sinistra (nonostante Travaglio pensi a correggere parzialmente il tiro, da uomo di destra qual è). Padellaro, Colombo, Flores d’Arcais: tutti &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;revenants&lt;/i&gt; di sinistra. Lei ha ragione: in declino il berlusconismo (era ora), l’antiberlusconismo in servizio permanente effettivo non ha più ragione d’esistere. Ora il nostro problema è il commissariamento dell’Italia da parte dell’Europa dei banchieri. Mi domando: dove sono finiti gli indignati? Non s’indignano più se al governo c’è un robot della finanza internazionale come Mario Monti, che ci spellerà vivi per accontentare i suoi mandanti? &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Tornando al mio nuovo giornale che sarà disponibile in rete da venerdì (stasera e domani solo un’anteprima), posso garantirle che rifletterà il mio approccio di sempre: nessuna preclusione faziosa, perché non avremo una fazione da difendere a priori. Perciò neppure chiuderemo occhi o faremo sconti. Cercheremo di essere liberi. Semplice, benché vasto programma. (a.m.)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-2643454281219061030?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/2643454281219061030/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/modo-mio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/2643454281219061030'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/2643454281219061030'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/modo-mio.html' title='A modo mio'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-224518588287927256</id><published>2011-12-04T18:44:00.001+01:00</published><updated>2011-12-04T18:44:51.725+01:00</updated><title type='text'>Zolo: “Ecco il Nuovo Ordine Mondiale”</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-L5a-DOE6z-A/TtuxdP9Yy4I/AAAAAAAAAQg/kG28P341aOE/s1600/Danilo+Zolo%25281%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-L5a-DOE6z-A/TtuxdP9Yy4I/AAAAAAAAAQg/kG28P341aOE/s200/Danilo+Zolo%25281%2529.jpg" width="139" /&gt;&lt;/a&gt;Nel nostro colloquio con il giurista e filosofo del diritto&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-weight: normal;"&gt;Danilo Zolo&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;, continuiamo le nostre &lt;a href="http://www.megachip.info/component/content/category/32-pensieri-lunghi.html"&gt;indagini sulle idee per la Transizione&lt;/a&gt;, piccoli avviamenti a pensieri capaci di immaginare il futuro, particolarmente suggestivi nel momento in cui vogliamo uscire dalla gabbia delle idee troppo legate al XX secolo: la solita destra-sinistra, le isole culturali incomunicanti, gli scontri di civiltà, il mercato delle idee funzionale alle ideologie dell'accumulazione, sullo sfondo delle possibilità autodistruttive della nostra specie. Questo colloquio è parte dello sforzo di conoscere menti creative, libri davvero originali, pensieri diversi in vista di un cambiamento difficile. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;1. Nel suo ultimo libro (&lt;i&gt;&lt;a href="http://www.ibs.it/ebook/Zolo-Danilo/sulla-paura--fragilitag/9788858802663.html"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;Sulla paura. Fragilità, aggressività, potere&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;) lei sostiene che vi sia un intimo rapporto fra potere globale (essenzialmente anglo-americano) e reazioni terroristiche di matrice islamica. Senza giustificare mai la violenza lei fa comunque intendere che il terrorismo internazionale è l’esito, drammatico e prevedibile, della paura diffusa fra le popolazioni soggette da decenni all’occupazione militare delle potenze occidentali. Potrebbe spiegarci questo legame fra la paura e il terrore?&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;In Occidente si è diffusa l’idea che il terrorismo islamico esprima la volontà di annientare la civiltà occidentale assieme ai suoi valori fondamentali: la libertà, la democrazia, lo Stato di diritto, l’economia di mercato. La figura del terrorista suicida, affermatasi soprattutto in Palestina, sarebbe l’espressione emblematica dell’irrazionalità, del fanatismo e del nichilismo terrorista. Al fondo del terrorismo islamico ci sarebbe esclusivamente l’odio teologico dei &lt;i&gt;mujahidin&lt;/i&gt; contro l’Occidente, diffuso dalle scuole coraniche. A mio parere si tratta di tesi molto dubbie, come risulta da analisi rigorose della tradizione coranica e in generale della cultura arabo-islamica. Come hanno accertato le ricerche empiriche di Robert Pape, la ragione determinante nella genesi del terrorismo non è il fondamentalismo religioso: si tratta in realtà, nella grande maggioranza dei casi, di una risposta collettiva a ciò che viene percepito come uno stato di occupazione militare del proprio paese. E per “occupazione militare” si intende non solo e non tanto la conquista del territorio da parte di truppe nemiche, quanto la presenza invasiva e la pressione ideologica di una potenza straniera che si propone di trasformare in radice le strutture sociali, economiche e politiche del paese occupato con la forza.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;2. Mentre l’Europa è sotto l’attacco della speculazione finanziaria e la nostra attenzione è catturata dalla crisi dei debiti sovrani, arrivano notizie circa un prossimo conflitto armato tra Israele e Iran. Pensa che ci siano ancora i margini di manovra per evitare questa tremenda collisione? Come si può mobilitare l’opinione pubblica prima di uno scoppio delle ostilità?&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;La mia opinione, per quello che può valere, è che la politica estera dello Stato di Israele dipende solo in minima parte dalla volontà dei governi europei. Il potere di decidere è nelle mani degli Stati Uniti, che ormai da tempo non sono soltanto custodi dell’integrità dello Stato di Israele e suoi lauti finanziatori, ma sono anche i suoi alleati nell’etnocidio sanguinario del popolo palestinese, come ha provato da ultimo la strage di Gaza. Quanto all’attuale rapporto degli Stati Uniti – e quindi di Israele – con lo Stato iraniano, le opinioni sono disparate e non è agevole analizzare le varie possibilità che negli ultimi mesi si sono profilate. Una cosa però mi sembra certa: l’attuale presidente Barack Obama non pare orientato in questo momento a coinvolgere gli Stati Uniti in una ennesima guerra di aggressione, mentre sono già aperti e sanguinanti due fronti: l’Afghanistan e, nonostante le attuali, confuse apparenze, la Libia. Per di più Obama aspira ad essere riconfermato alla presidenza. Si può dunque ritenere certo che per ora Benjamin Netanyahu e i suoi collaboratori si guardano bene dall’usare le armi contro l’Iran.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;3. Oggi, in piena coerenza con lo smantellamento del Welfare State avviato dalle politiche neoliberiste negli ultimi vent’anni, registriamo un ulteriore attacco alle condizioni di vita dei ceti medi e popolari. Le manovre di austerità richieste dalla Commissione Europea e dalla Banca Centrale Europea si abbattono soprattutto sui più deboli, facendo carta straccia delle conquiste raggiunte nel secolo scorso dal movimento dei lavoratori. Se questo è lo scenario che si profila, lei ritiene che abbia senso difendere a tutti costi l’euro e l’attuale conformazione dell’Unione Europea?&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;L’euro è sicuramente in pericolo. Il «New York Times» ha diffuso una notizia che, se confermata, non può che allarmare: le cento banche più potenti del mondo stanno preparando piani di emergenza in previsione del “crollo” dell’euro. È chiaro che un’eventuale “rottura” dell’area euro comporterebbe gravi difficoltà per l’Unione europea e un suo possibile sfaldamento. E le conseguenze più gravi sarebbero a carico non della classe capitalistica ma dei ceti medi e popolari. Quale atteggiamento possiamo assumere di fronte a questa eventualità? La sola cosa che mi sento di affermare è che l’Europa si troverebbe di fronte al rischio non solo di disintegrarsi sul terreno economico-finanziario, ma anche di compromettere definitivamente la sua identità politico-culturale. Già oggi l’Europa si trova in una condizione di estrema frammentazione in quanto “società civile”: manca una lingua comune, mancano emittenti radiofoniche e televisive europee, mancano movimenti, associazioni civili, sindacati, partiti politici su scala europea. In poche parole, l’Europa senza euro perderebbe totalmente il profilo di soggetto politico internazionale per assumere definitivamente quello di appendice dell’impero atlantico, alle dipendenze degli Stati Uniti e della NATO.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;4. Ciò che sta accadendo al sistema democratico italiano, sotto la pressione dei grandi gruppi di interesse europei e internazionali, non si configura come una vera e propria violazione della Costituzione Italiana? Quali possibilità abbiamo, sul piano giuridico, per far valere la sovranità italiana?&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Se per democrazia intendiamo un regime nel quale la maggioranza dei cittadini è in grado di controllare i meccanismi della decisione politica e di condizionare i processi decisionali, allora non ci possono essere dubbi che non solo in Italia ma nell’Occidente intero oggi la democrazia è in grave crisi. E la crisi si è fatta sempre più grave con l’affermarsi del processo di globalizzazione che ha impedito lo sviluppo e la diffusione dei diritti umani fondamentali, a cominciare dal diritto alla vita. Come Leslie Sklair ha sostenuto e Luciano Gallino ha documentato, le democrazie operano ormai come dei regimi dominati dalla cosiddetta “nuova classe capitalistica transnazionale”. L’esercizio del potere è concentrato nelle mani di pochi esperti senza scrupoli e il potere esecutivo – il parlamento è ormai privo di funzioni autonome – si sostituisce a quella che un tempo era la volontà del “popolo sovrano”. In questo contesto, purtroppo, il riferimento alla Costituzione italiana è privo di qualsiasi rilievo politico e giuridico. Basterebbe segnalare la costante, spregiudicata violazione dell’articolo 11 da parte delle autorità politiche italiane, a cominciare dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha recentemente giustificato &lt;i&gt;apertis verbis&lt;/i&gt; la guerra di aggressione decisa dal governo italiano contro la Libia.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;5. Infine, per molti il concetto di Nuovo Ordine Mondiale è diventato il sinonimo di una sovversione su scala planetaria perseguita dalle élite legate a Washington e a Londra con l’intento di assoggettare il mondo intero. Esiste secondo lei la possibilità di un ordine planetario democratico che trovi un equilibrio istituzionale non imperiale e salvaguardi le differenze? &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Il mio punto di vista è molto semplice. Oggi non esiste la minima possibilità che si affermi un Nuovo Ordine Mondiale in un contesto di pace universale e di rispetto del diritto e delle istituzioni internazionali. Nell’ambito del processo di globalizzazione la guerra di aggressione è stata legalizzata e “normalizzata” come una “guerra giusta”. Le grandi potenze occidentali – anzitutto gli Stati Uniti -- hanno dichiarato di voler usare la guerra come uno strumento essenziale per diffondere i diritti umani e la democrazia in tutto il mondo. In realtà la produzione, il traffico e l’uso delle armi da guerra oggi è del tutto fuori dal controllo della cosiddetta “comunità internazionale” e delle sue istituzioni. E l’uso delle armi dipende dalla “decisione di uccidere” che viene presa da autorità statali e non statali secondo le loro convenienze strategiche, di carattere non solo politico ma anche e soprattutto di carattere economico. Sentenze di morte collettiva sono state emesse al di fuori di qualsiasi procedura giudiziaria contro migliaia di persone non responsabili di alcun illecito penale, né di alcuna colpa morale: si pensi alle guerre contro l’Iraq, la Serbia, l’Afghanistan, il Libano, la Libia. E nel solco della globalizzazione il tramonto dei diritti umani e della democrazia coincide ormai con il tramonto della solidarietà e del dialogo con le altre civiltà, con poveri e i “diversi”. È un tramonto globale che oscura il nobile sogno di Norberto Bobbio: il sogno di un mondo unificato, pacificato e governato da una autorità sovranazionale, garante di un “ordine planetario democratico”.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;1 dicembre &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;www.megachip.info&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-224518588287927256?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/224518588287927256/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/zolo-ecco-il-nuovo-ordine-mondiale.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/224518588287927256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/224518588287927256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/zolo-ecco-il-nuovo-ordine-mondiale.html' title='Zolo: “Ecco il Nuovo Ordine Mondiale”'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-L5a-DOE6z-A/TtuxdP9Yy4I/AAAAAAAAAQg/kG28P341aOE/s72-c/Danilo+Zolo%25281%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-7152104093825947704</id><published>2011-12-03T16:09:00.001+01:00</published><updated>2011-12-03T16:09:54.091+01:00</updated><title type='text'>I veri mostri</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-XarMy7YgDRc/Tto7pJku6yI/AAAAAAAAAQY/5owB2BSOs9Y/s1600/ecomostro.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-XarMy7YgDRc/Tto7pJku6yI/AAAAAAAAAQY/5owB2BSOs9Y/s200/ecomostro.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;Mentre a Vicenza si inscena la farsa del parlamento padano, da una parte coi leghisti che si reinventano una verginità da oppositori senza avere più nessuna credibilità, e dall’altra coi disobbedienti locali che reiterano stancamente il riflesso condizionato della contestazione per dimostrare di esistere, in Veneto ci sono ben altri buchi neri. Ieri la conferenza dei servizi per il mega centro commerciale Veneto City in provincia di Venezia ha siglato l’accordo definitivo che chiude la fase preliminare e passa la palla ai consigli comunali dei municipi interessati, Dolo e Pianiga, per arrivare infine sul tavolo del governatore Zaia per la firma finale. Il progetto dell’archistar Mario Cuccinella (lo stesso del &lt;a href="http://alessiomannino.blogspot.com/2011/06/pp10-eco-chic.html"&gt;Green Way-Pp10 2&lt;/a&gt; qui a Vicenza) sarà sottoposto alla valutazione strategica Vas solo nella fase progettuale vera e propria, e ora, a meno di imprevisti, le maggioranze di centrodestra dei due Comuni blinderanno il piano con tanti saluti al pur agguerrito Comitato del No che si è visto cestinare gran parte delle osservazioni tecniche (quelle accolte sono poca roba, come riporta oggi il Corriere del Veneto: limite d’altezza massimo 80 metri, nessun stravolgimento della viabilità nelle zone limitrofe come Mirano). &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Mostri come Veneto City sono veri problemi, e i motivi li avevo spiegati &lt;a href="http://alessiomannino.blogspot.com/2011/09/veneto-city-una-speculazione-assurda.html"&gt;qui&lt;/a&gt;. Perché a pagarli, poi, è il territorio, affogato nel cemento, e la gente che lo abita, che, facendo corna, magari affoga negli alluvioni. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-7152104093825947704?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/7152104093825947704/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/i-veri-mostri.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/7152104093825947704'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/7152104093825947704'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/i-veri-mostri.html' title='I veri mostri'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-XarMy7YgDRc/Tto7pJku6yI/AAAAAAAAAQY/5owB2BSOs9Y/s72-c/ecomostro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-6845493725980115015</id><published>2011-12-02T00:34:00.001+01:00</published><updated>2011-12-02T00:34:46.271+01:00</updated><title type='text'>Calearo senza vergogna</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-YQ7SccPsysM/TtgO-NgnRMI/AAAAAAAAAQQ/QUqFPe4mAdg/s1600/Calearo.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://3.bp.blogspot.com/-YQ7SccPsysM/TtgO-NgnRMI/AAAAAAAAAQQ/QUqFPe4mAdg/s200/Calearo.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;La sapete l’ultima? E di chi? Ma di chi se non dell’ex presidente degli industriali Vicenza, ex numero uno di Federmeccanica (quando a capo di Confindustria c’era quell’intrigante di Montezemolo), eletto nel Pd in quota Veltroni, ex Api di Rutelli, già consigliere di Berlusconi per l’export, deputato con Scilipoti &amp;amp; co, lui, l’imprenditore con l’antenna sempre sintonizzata sul segnale per stare a galla, Massimo Calearo Ciman? Il fustigatore della casta, quello che invocava gli scioperi fiscali contro le tasse troppo alte, il probo esempio vivente di ceto produttivo prestato alla politica, eccolo che si distingue nella penosa rivolta dei peones parlamentari contro il taglio dei vitalizi, l’unica cosa buona che a quanto pare farà il governo della finanza internazionale. Sentitelo, lo statista: «A me della pensione non frega niente, ma l'operazione deve iniziare dal 1945, perché chi propone i tagli è in Parlamento da decenni...» (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Corriere della Sera&lt;/i&gt;, 1 dicembre 2011). Capito il concetto? Se si devono toccare i diritti acquisiti, allora bisognerebbe farlo retroattivamente andando indietro alla preistoria della Repubblica. Un modo per dire: giù le mani dai nostri privilegi. Bene, se io fossi un elettore del Pd, e grazie al cielo non lo sono, ogni volta che m’imbatto nelle dichiarazioni di questo signore che a suo tempo votai, mi sputerei in faccia. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-6845493725980115015?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/6845493725980115015/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/calearo-senza-vergogna.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/6845493725980115015'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/6845493725980115015'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/calearo-senza-vergogna.html' title='Calearo senza vergogna'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-YQ7SccPsysM/TtgO-NgnRMI/AAAAAAAAAQQ/QUqFPe4mAdg/s72-c/Calearo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-7588794263412424803</id><published>2011-12-01T10:08:00.001+01:00</published><updated>2011-12-01T10:08:15.773+01:00</updated><title type='text'>La Nuova Vicenza, il mio nuovo giornale</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-5q1cnKovnVA/TtdD4qoVHrI/AAAAAAAAAQI/ugb3lVdFfFA/s1600/logoNV.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-5q1cnKovnVA/TtdD4qoVHrI/AAAAAAAAAQI/ugb3lVdFfFA/s200/logoNV.jpeg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;La settimana prossima comincia la mia nuova avventura giornalistica. Si chiamerà La Nuova Vicenza, come il settimanale, e successivamente quotidiano, che negli anni ’80 diede del filo da torcere all’onnipotente Giornale di Vicenza. L’impresa che mi accingo a dirigere non ha velleitarismi concorrenziali verso la corazzata dominante in città: giocherà una partita diversa, sulla piattaforma fluida del web e puntando esclusivamente all’approfondimento, anche quotidiano. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Vi invito tutti alla presentazione che farò mercoledì 7 dicembre alle ore 18 al Bar Borsa in Basilica Palladiana. E soprattutto, a seguirmi sulle pagine di &lt;a href="http://www.nuovavicenza.it/"&gt;www.nuovavicenza.it&lt;/a&gt; a partire dal 7 e dal 9 dicembre, giorno della prima uscita vera e propria. (a.m.)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-7588794263412424803?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/7588794263412424803/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/la-nuova-vicenza-il-mio-nuovo-giornale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/7588794263412424803'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/7588794263412424803'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/la-nuova-vicenza-il-mio-nuovo-giornale.html' title='La Nuova Vicenza, il mio nuovo giornale'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-5q1cnKovnVA/TtdD4qoVHrI/AAAAAAAAAQI/ugb3lVdFfFA/s72-c/logoNV.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-4936980292948823100</id><published>2011-11-28T23:45:00.001+01:00</published><updated>2011-11-28T23:46:11.260+01:00</updated><title type='text'>Cittadinanza ai baby immigrati: a una condizione</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-8mLPirKY3OY/TtQPF0uo9JI/AAAAAAAAAQA/1qNyXrZHbX8/s1600/bambini-immigrati_650x478.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="146" src="http://3.bp.blogspot.com/-8mLPirKY3OY/TtQPF0uo9JI/AAAAAAAAAQA/1qNyXrZHbX8/s200/bambini-immigrati_650x478.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha fatto sapere di essere nettamente favorevole alla cittadinanza automatica per gli immigrati di seconda generazione: «Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri», ha dichiarato l’altro ieri in un incontro con la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, «negarla è un'autentica follia, un'assurdità. I bambini hanno questa aspirazione». &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;In gergo giuridico si chiama &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;ius soli&lt;/i&gt;: è il diritto ad essere cittadini dello Stato in cui si nasce indipendentemente dallo status dei genitori. Si contrappone allo &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;ius sanguinis&lt;/i&gt;, che è invece basato sul sangue, sull’etnia della famiglia. L’Italia è isolata in Europa su questo tema, essendo uno degli ultimi paesi a non aver introdotto la prima formula. Napolitano mette all’ordine del giorno il problema evidentemente perché, con una maggioranza trasversale in parlamento, intende cogliere l’occasione e mandare in porto una riforma che con un governo di destra avrebbe trovato l’opposizione irriducibile della Lega Nord, che infatti si è subito detta contraria, e con uno di sinistra avrebbe incontrato l’ostacolo del tipico, ipocrita complesso d’inferiorità di un Pd pauroso di passare per una forza immigrazionista dalle braghe calate. E’ il momento buono, deve aver pensato il Quirinale, regista romano dell’eurocratico governo Monti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;La questione è complessa. Le grandi masse di immigrati che si riversano da decenni dalle diseredate lande del cosiddetto Terzo Mondo ai sobborghi e alle province dell’Impero occidentale non sono un accidente della Storia: sono un fenomeno epocale che non si può pensare di fermare con una legge come l’attuale Bossi-Fini, che equipara gli stranieri, persone con una loro dignità umana, a merce da lavoro. La causa a monte è la globalizzazione dei mercati e dell’immaginario, che da un lato ha impoverito interi continenti come l’Africa, che prima della colonizzazione sociale e culturale, oltre che economica, non conosceva le guerre, i genocidi e la fame, e dall’altra ha diffuso il miraggio del nostro cosiddetto “benessere” omologando miti, bisogni e standard di vita sul modello dell’Occidente euro-americano. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;La premessa che va fatta è dunque che in un mondo liberato dalla trappola globalizzatrice, sia pure in una prospettiva di lungo periodo, le ondate migratorie cesserebbero e si tornerebbe alla condizione ideale per cui ogni popolo vive e si fa la sua storia sul luogo e secondo i costumi che gli sono propri. In un’intelligente apertura all’esterno e agli scambi, com’è sempre stato per le civiltà sicure della propria identità e culturalmente avanzate, ma nel contempo refrattarie a svendere o annacquare il patrimonio passato di tradizioni, usi e sistemi di vita. Al momento, stiamo parlando di un’utopia, o quasi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;Detto questo, i figli dei primi arrivati, ancor più dei loro padri e madri, si sentono italiani a tutti gli effetti e vogliono esserlo in tutto e per tutto. Le&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; banlieues&lt;/i&gt; francesi date alla fiamme dai &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;casseurs&lt;/i&gt; di origini magrebina insegnano che eventuali rivolte del giovani di origine extracomunitaria hanno motivazioni sociali ed economiche piuttosto che razziali o religiose (che semmai possono fornire una giustificazione ex post). In Italia l’assimilazione dei ragazzi è vistosa, e gli episodi di intolleranza di qualche papà islamico ortodosso contro le abitudini troppo disinvoltamente liberali dei propri figli sono casi isolati, in generale la convivenza funziona e non sono sorti ghetti (ad eccezione dei soli cinesi, che tendono a raggrupparsi in quartieri per conto loro). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;Realisticamente, penso che se è giusto far passare un congruo numero di anni prima di concedere la cittadinanza ad un immigrato di prima generazione, sia altrettanto equo, dopo che ciò sia avvenuto, riconoscerla alla sua prole fin dall’iscrizione all’anagrafe. Ma ad un patto: che si riveda radicalmente la politica di ingresso degli stranieri. Esiste anche il diritto di una nazione a ospitare chi e quanti ritiene di poter inserire nella società sulla base di indicatori non soltanto riduttivamente industriali, ma sulla base della densità demografica dei territori, della compatibilità con le proprie leggi e il senso comune, e anche, perché no?, di calcoli d’interesse geopolitico. La questione immigrazione va affrontata senza pregiudizi di nessun segno, né catto-buonista né razzistoide. Discutiamone. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;Alessio Mannino&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;&lt;a href="http://www.ilribelle.com/"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;www.ilribelle.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt; 24 novembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-4936980292948823100?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/4936980292948823100/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/cittadinanza-ai-baby-immigrati-una.html#comment-form' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4936980292948823100'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4936980292948823100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/cittadinanza-ai-baby-immigrati-una.html' title='Cittadinanza ai baby immigrati: a una condizione'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-8mLPirKY3OY/TtQPF0uo9JI/AAAAAAAAAQA/1qNyXrZHbX8/s72-c/bambini-immigrati_650x478.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-4376845533040542504</id><published>2011-11-27T12:23:00.000+01:00</published><updated>2011-11-27T12:23:01.762+01:00</updated><title type='text'>Il moralismo bancario della sinistra</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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In un pacchetto di sigarette ci stanno 20 mila euro, in una ventiquattr'ore 6 milioni. Si vuole quindi far la lotta agli evasori, ai corruttori, ai riciclatori che si servono di questi tagli. Gli obiettivi sono nobilissimi, le vere ragioni di questo provvedimento un po' meno. Negli ultimi mesi molti piccoli risparmiatori, temendo un crollo delle banche, hanno prelevato tutto il possibile dai conti correnti, lasciandovi il minimo indispensabile, per metterlo al sicuro in casa propria. E altri li stanno seguendo. Naturalmente questi prelievi sono avvenuti con banconote da 500, per poterli nascondere agli occhi dei ladri. Adesso, con questa misura, il governo dei banchieri vuole impedire ai risparmiatori che temono un crac degli Istituti di credito di ritirarvi il loro denaro e imporre a quelli che lo hanno già fatto di rimettercelo. Devono rimanere ostaggio delle banche. Nella stessa direzione va la misura, molto apprezzata dalla sinistra, che vuole rendere "tracciabile" ogni pagamento al di sopra dei 300 euro o addirittura, come pretendono alcuni khomeinisti, a cui ha dato voce Milena Gabanelli, qualsiasi pagamento in contanti. I pagamenti avverrebbero quindi, in gran parte con assegni, carte di credito, bancomat, bonifici, tutte operazioni sulle quali le banche hanno le loro commissioni. Se poi ogni pagamento in contanti, di qualsiasi entità, dovesse essere tassato le banconote sparirebbero dalla circolazione, perché nessuno, nemmeno il giornalaio o il fruttivendolo, le accetterebbe (la "fresca" rimarrebbe, forse, solo al tavolo del poker, l'unico luogo pulito di questo Paese marcio fino al midollo). Saremmo obbligati a tenere tutto il nostro denaro in banca. Ma le banche sono delle società private e lo Stato non può obbligarmi a tenervi il mio denaro. Io il mio denaro ho diritto di metterlo dove mi garba, di ficcarmelo anche nel culo se così mi piace. Lo Stato nasce, oltre che per amministrare giustizia, per battere moneta. Se non ha fiducia nella propria moneta non è più uno Stato. Se uno Stato non è capace di contrastare l'evasione, la corruzione, il riciclaggio senza far pagare un pesante pedaggio ai cittadini che non sono né evasori, né corruttori, né riciclatori di denaro sporco, non è più uno Stato. Rovesciamolo assieme alle sue classi dirigenti, politiche ed economiche, che ci hanno portato a questo punto e ricominciamo da capo. Infine non è possibile che lo Stato (che non per niente Nietzsche chiama "il più freddo di tutti i mostri") si intrufoli attraverso la cosiddetta "tracciabilità" nella mia vita privata fino a conoscere, nel dettaglio, i miei acquisti, le mie predilezioni, i miei gusti, i miei vizi. Milena Gabanelli sostiene che "la gente comune non ha necessità di più di una cinquantina di euro alla settimana". Ma dove vive, in un monastero? Una buona bottiglia di vino e un pacchetto di sigarette fan già 15 euro al giorno. Il moralismo della sinistra è insopportabile. E ora capisco perché tanti, senza per questo essere dei lestofanti, votavano Berlusconi. Perché Berlusconi difendendo la sua libertà criminaloide difendeva anche, per estensione, la libertà di tutti dallo strapotere dello Stato. Aridatece subito il Cainano.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Massimo Fini&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Il Fatto Quotidiano&lt;/i&gt; 26 novembre 2011&lt;/div&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:OfficeDocumentSettings&gt;   &lt;o:RelyOnVML/&gt;   &lt;o:AllowPNG/&gt;  &lt;/o:OfficeDocumentSettings&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:TrackMoves/&gt;   &lt;w:TrackFormatting/&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:PunctuationKerning/&gt;   &lt;w:ValidateAgainstSchemas/&gt;   &lt;w:SaveIfXMLInvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:IgnoreMixedContent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:DoNotPromoteQF/&gt;   &lt;w:LidThemeOther&gt;IT&lt;/w:LidThemeOther&gt; 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float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-T5LXikLlV6U/TtDPXrOMDwI/AAAAAAAAAP4/bE3YQw8SPjY/s200/milioni01.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;La Procura di Trento sta indagando sul quindicinale VicenzaPiù per reati di diffamazione su querela del procuratore reggente di Vicenza, Paolo Pecori. Ai primi di ottobre era stato inviato un avviso di garanzia al direttore, Giovanni Coviello, e al giornalista Marco Milioni, autore di un articolo del 28 gennaio scorso che, sulla base di un esposto di Franca Equizi, poneva pesanti dubbi sulla compatibilità della funzione di Pecori con quella dei suoi due figli entrambi avvocati del foro vicentino, e in particolare con il ruolo di assessore agli affari legali di uno dei due, Massimo Pecori (esponente Udc, dimessosi a luglio per non dare imbarazzo al padre che ambiva a succedere a Ivano Nelson Salvarani come capo della Procura berica). Il servizio riprendeva in realtà &lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/14/toghe-politica-e-avvocatura-a-vicenza-il-record-nazionale-dellincompatibilita/86445/"&gt;un altro&lt;/a&gt;, scritto sempre da Milioni, apparso il 14 gennaio sull’edizione online del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Fatto Quotidiano&lt;/i&gt;. VicenzaPiù fa notare come la querela non abbia colpito il giornale di Padellaro, Travaglio&amp;amp;C, &amp;nbsp;mentre abbia messo sotto accusa soltanto loro, nonostante entrambi i pezzi siano entrambi a firma di Milioni. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Senza entrare nel merito, e come farei per qualsiasi altra testata, esprimo la mia personale solidarietà a VicenzaPiù. L’informazione non si incrimina: semmai si smentisce. Possibilmente coi fatti, ancor prima che con le dichiarazioni. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-1520609933889024537?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/1520609933889024537/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/solidarieta-vicenzapiu.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/1520609933889024537'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/1520609933889024537'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/solidarieta-vicenzapiu.html' title='Solidarietà a VicenzaPiù'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-T5LXikLlV6U/TtDPXrOMDwI/AAAAAAAAAP4/bE3YQw8SPjY/s72-c/milioni01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-4841654512848794974</id><published>2011-11-24T11:04:00.002+01:00</published><updated>2011-11-24T11:11:10.319+01:00</updated><title type='text'>Democrazia totalitaria</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-ahlLb-cbJgo/Ts4WmAXkRUI/AAAAAAAAAPw/0Eedb47wBHA/s1600/al-qaeda-lg.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="208" src="http://4.bp.blogspot.com/-ahlLb-cbJgo/Ts4WmAXkRUI/AAAAAAAAAPw/0Eedb47wBHA/s320/al-qaeda-lg.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Assolti e indennizzati, com’è giusto che sia. Alì Touati, Khakled As, Farid e Nabil Gaad, i quattro algerini che frequentavano un phone center di Corso S. Felice e Fortunato a Vicenza ed erano in contatto con il connazionale Yamine Bouhrama condannato a 6 anni per terrorismo dal tribunale di Napoli, saranno rimborsati per aver trascorso da innocenti l’ignominia di 376 giorni in carcere. I carabinieri del Ros di Padova li accusavano di far parte di una cellula legata ad Al Qaeda, mentre la loro unica colpa era di muoversi “in un’ottica antiamericana e anticapitalistica”, manifestando al telefono la propria preoccupazione per l’arresto di fratelli musulmani in Inghilterra dopo gli attentati del 2006. In poche parole, sono stati messi alla sbarra per le loro idee radicali. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Ineccepibile il commento dell’avvocato difensore, Paolo Mele: «Non si possono condannare le idee, siamo in uno stato di diritto». Dovremmo esserlo, direi piuttosto. E invece, a parte la giustizia di classe che ancora impera (i processi biblici possono essere economicamente sostenuti solo dai ricchi, i poveracci non possono permettersi i costosissimi plotoni di legali), l’Italia è in preda a ricorrenti deliri di inquisizione sulla pelle di gruppi di volta in volta individuati come nemici pubblici o capri espiatori. Oggi si sente meno, ma negli anni appena trascorsi la scia di paura verso l’islamico inculcata dai media &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;embedded &lt;/i&gt;ha fatto scatenare la politica e, giù per li rami, le istituzioni e i corpi dello Stato in una crociata contro l’Islam in generale, e quello integralista in particolare. Dimenticando che in una democrazia liberale quale presupponiamo di essere, ognuno può professare le convinzioni che crede. Anche le più estreme. Purchè non superi il limite del codice penale e cioè, in casi come questo, della violenza. Senza alcuna eccezione per nessuno, fosse pure il più bieco nazista o un demente satanista. Questo principio cardine non va mai messo in discussione, se no c’è il pericolo che si cominci con i musulmani e si finisca col perseguire chi magari non condivide un qualche malmostoso clima di coesione nazionale foscamente unanime (vero, “montiani” di destra e soprattutto di sinistra?). Io, se voglio, devo poter essere antiamericano, anticapitalista, antieuropeista o quello che mi pare, e non devo temere di esprimere ciò che penso pubblicamente e tantomeno privatamente. Altrimenti si ammetta che il nostro non è un sistema liberale e democratico, ma un autoritarismo mascherato, una democrazia totalitaria. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-4841654512848794974?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/4841654512848794974/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/democrazia-totalitaria.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4841654512848794974'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4841654512848794974'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/democrazia-totalitaria.html' title='Democrazia totalitaria'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-ahlLb-cbJgo/Ts4WmAXkRUI/AAAAAAAAAPw/0Eedb47wBHA/s72-c/al-qaeda-lg.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-5138577936507767047</id><published>2011-11-22T18:57:00.001+01:00</published><updated>2011-11-22T18:57:45.648+01:00</updated><title type='text'>Imprenditore suicida, un altro sacrificio umano</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-8DsZIS21AjM/TsvigQRoJpI/AAAAAAAAAPo/mwwEPmdBlCA/s1600/corda.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-8DsZIS21AjM/TsvigQRoJpI/AAAAAAAAAPo/mwwEPmdBlCA/s200/corda.jpg" width="153" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;E’ l’ennesimo suicidio finanziario, per debiti. Venerdì 18 novembre, di mattina, Giancarlo Perin, impresario edile di 52 annidi Borgoricco in provincia di Padova, si è impiccato nella sua fabbrica, lasciandosi penzolare da una delle sue gru. Come in tanti altri casi di questo genere, il senso di colpa ha corroso la mente di un altro padroncino: la sua ossessione – raccontano familiari e amici – erano le decine di dipendenti che non era più sicuro di poter pagare regolarmente. Un imprenditore all’antica, per cui il significato della parola “impresa” era autentico, rimandava cioè al rischio che chi vi si imbarca deve accollarsi. La sua azienda, poi, era molto conosciuta e stimata in paese, e aveva all’attivo una lunga serie di restauri e manutenzioni a edifici storici di pregio. Ora che la crisi economica si era abbattuta anche sul suo giro d’affari, il rischio gli era diventato insostenibile e l’angoscia lo aveva consumato. Con orgoglio, anche questo retaggio di un passato, borghese e contadino, in cui la reputazione aveva un valore, lui si era tenuto dentro il tormento e l’ammontare del debito fino all’atto finale: ha preso una corda da lavoro e si è tolto la vita. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;Una lunga scia di sangue è stata sparsa in questi anni nel ventre del ricco ma infelice Nordest. Le cause cinicamente tecniche sono la diminuzione degli ordinativi e la restrizione del credito da parte delle banche, elementi scatenati dalla recessione. Ma recessione fa rima con depressione. Di fondo c’è un malessere che qui si tocca in modo più palpabile: l’identificazione portata all’estremo fra vita e lavoro. Troppi, in questo Veneto che ha venduto l’anima al benessere economico, lavorano troppo e troppo si dannano per la ditta e il fatturato. Sono schiavi, perché gli rimane davvero poco tempo per tutto il resto, che poi è la vita stessa: affetti, passioni, svago, e un po’ di sano e dolce far niente. Un senso di responsabilità eccessivo li porta a inseguire la crescita aziendale per poi ritrovarsi in balìa della banca, e quindi della ciclica crisi di un’economia satura e sovraccarica. Il lavoro &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;si rivela allora per quello che è: una pena, un travaglio, un’oppressione. Una corda che si stringe fino a toglierti, letteralmente, il respiro. Per evitare queste morti così atroci bisognerebbe pensarle come l’effetto di un male morale: la fede doveristica nel Lavoro, che spinge all’indebitamento per aumentare e poi mantenere il livello di introiti. Seppur mitigata dal bene morale di una coscienza non egoistica come quella del povero Perin, sempre di un male si tratta. Da cui è necessario guarire per invertire la marcia suicida di un’intera società. I tanti piccoli titolari d’impresa suicidatisi in questo scorcio storico sono i caduti di una guerra invisibile che ci coinvolge tutti, e che ci priva del solo vero benessere: lo star bene con sé stessi, anzitutto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;Alessio Mannino&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;&lt;a href="http://www.ilribelle.com/"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;www.ilribelle.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;&amp;nbsp; 22 novembre 2011&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-5138577936507767047?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/5138577936507767047/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/imprenditore-suicida-un-altro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/5138577936507767047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/5138577936507767047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/imprenditore-suicida-un-altro.html' title='Imprenditore suicida, un altro sacrificio umano'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-8DsZIS21AjM/TsvigQRoJpI/AAAAAAAAAPo/mwwEPmdBlCA/s72-c/corda.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-4725168313111962896</id><published>2011-11-21T17:36:00.003+01:00</published><updated>2011-11-21T17:37:11.439+01:00</updated><title type='text'>Quei milioni a Ingui e Amenduni...</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-PgX6LohRB3c/Tsp-FXvB-fI/AAAAAAAAAPg/Pp6JJaHzPl4/s1600/antonacci.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-PgX6LohRB3c/Tsp-FXvB-fI/AAAAAAAAAPg/Pp6JJaHzPl4/s200/antonacci.jpg" width="169" /&gt;&lt;/a&gt;Ieri è &lt;a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2011/21-novembre-2011/athesis-amenduni-vende-confindustria-vicenza-1902247225232.shtml"&gt;uscita una notizia&lt;/a&gt; in realtà vecchia di mesi: la famiglia di acciaieri e finanzieri Amenduni e il loro principale alleato, il costruttore Gaetano Ingui, a breve non saranno più soci di Athesis, editrice del Giornale &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;di Vicenza&lt;/i&gt;. Sono in procinto di vendere il loro 5% all’Associazione Industriali berica, proprietaria di maggioranza, con cui sono in guerra aperta da quando il presidente Roberto Zuccato, appoggiato da una folta base e dal banchiere Gianni Zonin, li ha estromessi dalle leve di potere. A tre anni di distanza dalla batosta, in città è ancora diffusa la sensazione che il patto d’acciaio Amenduni-Ingui conservi una sua minacciosa forza. In realtà negli equilibri dei poteri forti locali, i due ex padroni di Vicenza sono all’angolo. Così, in un ultimo, dispettoso colpo di coda, l’idra morente vuole spillare qualche milionata di euro ai nemici di Palazzo Bonin Longare. Soldi che fanno sempre comodo, in tempi di vacche magre. O che magari potrebbero essere largamente sufficienti per finanziare un nuovo giornale ardentemente desiderato dalla loro penna preferita, Giulio Antonacci ex direttore del GdV, che smania per tornare alla ribalta. Il progetto pareva essersi arenato, ma sapete com’è, no? A volte ritornano… &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-4725168313111962896?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/4725168313111962896/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/quei-milioni-ingui-e-amenduni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4725168313111962896'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4725168313111962896'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/quei-milioni-ingui-e-amenduni.html' title='Quei milioni a Ingui e Amenduni...'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-PgX6LohRB3c/Tsp-FXvB-fI/AAAAAAAAAPg/Pp6JJaHzPl4/s72-c/antonacci.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-8121926655259981580</id><published>2011-11-19T11:51:00.000+01:00</published><updated>2011-11-19T11:51:29.353+01:00</updated><title type='text'>Ecco un politico (inglese) da votare</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-I5CQ62Hw4Fo/TseI9q-rxbI/AAAAAAAAAPY/kDz1JGec-5k/s1600/Nigel-Farage_1674505c.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="125" src="http://4.bp.blogspot.com/-I5CQ62Hw4Fo/TseI9q-rxbI/AAAAAAAAAPY/kDz1JGec-5k/s200/Nigel-Farage_1674505c.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di regola non vado a votare, tranne ai referendum e in casi eccezionali. La democrazia rappresentativa, infatti, non è democrazia, è il sistema con cui noi sudditi ratifichiamo decisioni dell'oligarchia politica basate su interessi economico-finanziari. Per essere tale, una democrazia dovrebbe essere comunitaria, circoscritta in ambiti locali e diretta. Un esempio che abbiamo sotto gli occhi è la rifondazione della piccola Islanda, che sta riscrivendo la propria Carta fondamentale con assemblee popolari sul territorio, facendo circolare e inviando le proposte ai deputati costituenti (scelti fra chi&lt;i&gt; non&lt;/i&gt; avesse una tessera di partito, cioè azzerando tutto) tramite Internet. &lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://1.gvt0.com/vi/vkKYyHqbNJU/0.jpg"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/vkKYyHqbNJU&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/vkKYyHqbNJU&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per capirsi: tante Islande riunite in uno Stato come può essere un'Italia davvero federale (magari all'interno di un'Europa contenitore di popoli e non facciata istituzionale delle banche). Detto questo, nell'attuale frangente storico, io uno come Nigel Farage europarlamentare dell'&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_per_l%27Indipendenza_del_Regno_Unito"&gt;UKIP (Partito per l'Indipendenza del Regno Unito)&lt;/a&gt;, lo voterei subito e con entusiasmo.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://1.gvt0.com/vi/-Iw_ghMAe8U/0.jpg"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/-Iw_ghMAe8U&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/-Iw_ghMAe8U&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Guardatevi questi tre video e ascoltate i suoi discorsi (di cui naturalmente i media di regime in Italia non vi parleranno mai). Sarà di destra, ma siccome è sugli immani problemi della catastrofe globale che bisogna prendere posizione, destra o sinistra diventano nel senso più concreto rottami della Storia. &lt;i&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://2.gvt0.com/vi/v-vgp0g42xI/0.jpg"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/v-vgp0g42xI&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/v-vgp0g42xI&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-8121926655259981580?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/8121926655259981580/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/ecco-un-politico-inglese-da-votare.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/8121926655259981580'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/8121926655259981580'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/ecco-un-politico-inglese-da-votare.html' title='Ecco un politico (inglese) da votare'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-I5CQ62Hw4Fo/TseI9q-rxbI/AAAAAAAAAPY/kDz1JGec-5k/s72-c/Nigel-Farage_1674505c.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-120864616367644399</id><published>2011-11-18T12:59:00.001+01:00</published><updated>2011-11-18T12:59:42.033+01:00</updated><title type='text'>Curi, Monti e Platone che si rigira nella tomba</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-UcL1H20Z4zc/TsZIjv6ezVI/AAAAAAAAAPQ/iIcNvI43yvI/s1600/Curi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-UcL1H20Z4zc/TsZIjv6ezVI/AAAAAAAAAPQ/iIcNvI43yvI/s200/Curi.jpg" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;Oggi ne abbiamo letta una che avremmo mai pensato di leggere. Proprio vero che la realtà supera sempre l’immaginazione. L’immaginifico Umberto Curi, scrittore e docente di filosofia a Padova, nel &lt;a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2011/18-novembre-2011/da-platone-politici-professione-col-governo-monti-torna-sapere-1902217466279.shtml"&gt;suo articolo di oggi&lt;/a&gt; sul &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Corriere del Veneto&lt;/i&gt; è arrivato a paragonare il &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=v-vgp0g42xI&amp;amp;feature=player_embedded"&gt;governo fantoccio di Mario Monti&lt;/a&gt; al “governo dei filosofi” teorizzato da Platone nella &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Repubblica&lt;/i&gt;. Non sarò certo io, povero profano, a dover ricordare all’insigne professore che il sommo Platone prevedeva che i sapienti atti a governare fossero prescelti fra i più intellettualmente dotati nella subalterna classe dei guerrieri. Secondo l’idea tipicamente greca dell’indole innata, il fondatore dell’Accademia vagheggiava un percorso educativo a tappe che avrebbe individuato i migliori sotto tutti i punti di vista. Tranne uno: l’abilità nell’interesse economico, “crematistico”, avrebbe detto più avanti Aristotele. Insomma il venale profitto in denaro. Questa competenza è lasciata alla classe più bassa, di coloro che devono lavorare e far di conto perché il tratto distintivo della loro anima è la cupidigia, la brama di possesso. Ecco, fatte tutte le debite proporzioni storiche e sociali, a me i personaggi che ci ritroviamo oggi a Palazzo Chigi tutto fanno venire in mente tranne una predisposizione al disinteresse, a misurare la realtà secondo canoni idealistici, alla giustizia come bene comune svincolato dalla dimensione economica. Sono anzi i campioni tecnocratici del pensiero dominante, che riduce la politica ad amministrazione di bilancio per conto dei mercati desiderosi di surplus e dividendi, coi cittadini a fare da spettatori esautorati e impotenti. Intendiamoci: anche il berlusconismo era un’espressione di questo immaginario da bottegai e affaristi, per giunta senza scrupoli e aggiungendovi un pesante dose di laidezza e arroganza. Ma con Monti e la sua &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;fairy band&lt;/i&gt; siamo al capolavoro della dittatura dell’Economico sul Politico, della finanza sulla vita, della tecnica sugli ideali. Che cavolo c’entrerà mai la&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; Kallipolis&lt;/i&gt; di Platone con il trionfo dei guardiani della speculazione, questo lo sa solo Curi, il filosofo organico al Pd. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-120864616367644399?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/120864616367644399/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/curi-monti-e-platone-che-si-rigira.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/120864616367644399'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/120864616367644399'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/curi-monti-e-platone-che-si-rigira.html' title='Curi, Monti e Platone che si rigira nella tomba'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-UcL1H20Z4zc/TsZIjv6ezVI/AAAAAAAAAPQ/iIcNvI43yvI/s72-c/Curi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-8396414409734472424</id><published>2011-11-17T18:41:00.005+01:00</published><updated>2011-11-17T21:12:54.486+01:00</updated><title type='text'>Conflitti d’interessi, Monti batte Berlusconi</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-yT6KNPqvSbk/TsVpFyAiv2I/AAAAAAAAAPI/Dj0By0Ubv-0/s1600/corrado+passera_280xFree.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-yT6KNPqvSbk/TsVpFyAiv2I/AAAAAAAAAPI/Dj0By0Ubv-0/s200/corrado+passera_280xFree.jpg" width="172" /&gt;&lt;/a&gt;Nota per gli anti-berlusconiani osservanti che oggi intonano gli osanna al nuovo capo del governo Mario Monti, l’economista liberista più amato dalla Bce e dalla finanza internazionale: scorrendo la lista dei ministri, i conflitti d’interesse la fanno da padrone. Ho già detto di lui, che è un recordman di intrecci e influenze elitarie (ripassino: ex consigliere Fiat, Comit e Generali, dal 2005 advisor Goldman Sachs, presidente europeo della Commissione Trilaterale, membro del direttivo del Bilderberg Group: grazie a queste credenziali è stato commissario europeo negli anni ’90 ed è da tempo immemore editorialista del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Corriere della Sera&lt;/i&gt;, mica per altro). &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Veniamo al consiglio dei ministri. Il primo banchiere italiano, Corrado Passera capo di Banca Intesa (azionista di una miriade di società, dalla Telecom alla Ntv di Montezemolo e Della Valle fino ad Alitalia e ad Rcs-&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Corriere della Sera&lt;/i&gt;, giusto per fare solo qualche nome), diventa superministro dello Sviluppo economico e Infrastrutture. La vicepresidente del consiglio di sorveglianza sempre di Intesa, consigliere di Buzzi Unicem ed editorialista del quotidiano &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/i&gt;, Elsa Fornero, è nominata ministro del Welfare. Il commercialista Piero Gnudi, neo-ministro per il Turismo e Sport, siede nel cda di Unicredit, del gruppo Astaldi e del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Sole 24 Ore&lt;/i&gt;, dopo essere stato presidente di Enel fino a pochi mesi fa. Francesco Profumo, a cui va il ministero dell’Istruzione, ha fatto parte del cda di Unicredit Private Bank e oggi è presente in quelli di Telecom, Pirelli e Fidia. Piero Giarda, già sottosegretario al Tesoro coi governi di centrosinistra negli anni ’90, assume il dicastero dei Rapporti con il Parlamento da consigliere di sorveglianza del Banco Popolare. Dulcis in fundo, la ministra della giustizia, Paola Severino, è un famoso avvocato proveniente dallo studio legale di un altro ex Guardasigilli, Giovanni Maria Flick. Segni particolari: la sua sterminata lista di clienti eccellenti annovera Prodi, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Geronzi, Rutelli, Formigoni, la Fininvest, Telecom, Eni, Enel, Total eccetera eccetera e, nota importante, è considerata una “morbida” su certi temi, guarda caso quelli che stanno a cuore al plurindagato Silvio Berlusconi. Tipo le intercettazioni, che in un convegno del 2009 lei ebbe a definire «inefficaci», in pratica inutili. Stendiamo un velo pietoso sull’onnipresente Antonio Catricalà, uomo per tutte le stagioni premiato con il ruolo di sottosegretario alla presidenza del consiglio: fu quello che, grazie a una giravolta verbale di sua invenzione inserita nel lodo Maccanico, salvò Rete4 dal passaggio al satellite, e che da capo dell’Authority antitrust in tutti questi anni ha dormito sonni profondi. Dulcis in fundo, il braccio destro del neo-premier, Enzo Moavero, un eurocrate doc: conosce a menadito gli uffici della burocrazia dell’Unione e ricopre l’incarico di giudice della Corte europea di Giustizia di Lussemburgo. E’ il naturale ministro agli Affari Europei. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Poi c’è il capitolo Vaticano. Un certo, marcato ammiccamento alla Chiesa è evidente nei seguenti ministri: Lorenzo Ornaghi (Beni Culturali), ex rettore dell’Università Cattolica e vicepresidente del quotidiano dei vescovi &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Avvenire&lt;/i&gt;; Andrea Riccardi (Cooperazione Internazionale), fondatore della Comunità di Sant’Egidio; lo stesso Passera, presente al recente convegno di Todi in cui il presidente della Cei, cardinal Bagnasco, ha chiamato a raccolta il variegato mondo associativo ed economico d’ispirazione cattolica. Infine, non dimentichiamo l’ammiraglio Giampaolo Di Paola al ministero della Difesa (attualmente dirige il comitato militare della Nato, da cui ha seguito le operazioni di guerra in Libia) e Giulio Terzi di Sant’Agata, ambasciatore italiano a Washington, agli Esteri. Entrambi una garanzia per gli Usa, senza il cui via libera, nel Belpaese non si forma nessun governo. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-8396414409734472424?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/8396414409734472424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/conflitti-dinteressi-monti-batte.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/8396414409734472424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/8396414409734472424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/conflitti-dinteressi-monti-batte.html' title='Conflitti d’interessi, Monti batte Berlusconi'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-yT6KNPqvSbk/TsVpFyAiv2I/AAAAAAAAAPI/Dj0By0Ubv-0/s72-c/corrado+passera_280xFree.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-1367895616297662986</id><published>2011-11-16T19:35:00.003+01:00</published><updated>2011-11-16T19:36:00.951+01:00</updated><title type='text'>Gli emo(filiaci)</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ZqEInSoJY6Y/TsQCcyOOeVI/AAAAAAAAAO4/KbPiU7JHCFA/s1600/emo.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="187" src="http://3.bp.blogspot.com/-ZqEInSoJY6Y/TsQCcyOOeVI/AAAAAAAAAO4/KbPiU7JHCFA/s200/emo.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/dalla_home/307124_droga_e_stupro_resta_in_cella/"&gt;Lo stupro e il tentato suicidio&lt;/a&gt; delle due ragazzine vicentine “emo” ha fatto commentare allo psicologo Nicola Michieletto, intervistato oggi dal &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Giornale di Vicenza&lt;/i&gt;, che la loro subcultura giovanile è caratterizzata dal «tentativo di azzerare le diversità» a cominciare dal look: «quando li vediamo spesso fatichiamo a capire se si tratta di un maschio o di una femmina». L’osservazione centra la caratteristica principale dell’ultima arrivata fra le mode dei giovani (nel caso degli &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;emo&lt;/i&gt;, giovanissimi, già a vent’anni fortunatamente dismettono i panni del tormentato asociale e androgino): l’indistinzione, sessuale e psicologica, e la conseguente chiusura nell’io individuale. Piccoli narcisi, basta vedere come si agghindano, fra ciuffi curatissimi e vestitini studiati al dettaglio, usando e abusando maniacalmente delle vetrine personali sui social network. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Fino ad appena dieci o vent’anni fa, le tribù dei giovani erano un’altra cosa. Un rocker mezzo teppista coltivava certe regole mutuate dalla delinquenza di strada e aveva una sua idea dell’onore, dell’amicizia, doveva saper difendersi, in casa aveva i dischi di gente, Chuck Berry, Johnny Cash, Jerry Lee Lewis, che sapeva suonare, non come certe checche anoressiche di oggi che suonano robetta insignificante (l’emo, appunto, nipote degenere del punk che invece sputava dal palco una sana carica rabbiosa). I teddy boys e i bikers, i mods e i capelloni nella Swinging London, gli hippie, i punk, i metallari, gli hardcore, i dark, fino ai neri newyorkesi del rap e dell’hip hop, hanno formulato tutti bene o male un proprio codice di vita. Discutibile e innocuo finchè si vuole, ma ce l’avevano. Oggi cosa c’è, invece, con gli &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;emo&lt;/i&gt;? Non c’è ribellione di gruppo, vitale per quanto nichilistica, anti-sociale per quanto effimera. C’è solo l’a-socialità, rimirarsi allo specchio, conciarsi tutti uguali, drogarsi tanto per provare. Con le future donne che si comportano esattamente come i maschi, prive di quel falso, splendido pudore che le metteva al riparo dagli eccessi più pericolosi riservati ai ragazzi. Emofiliaci dell’istinto, senza palle i maschietti, senza femminilità le femmine (e con genitori peggiori di loro). La punta dell’iceberg del vuoto esistenziale di massa. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-1367895616297662986?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/1367895616297662986/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/gli-emofiliaci.html#comment-form' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/1367895616297662986'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/1367895616297662986'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/gli-emofiliaci.html' title='Gli emo(filiaci)'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-ZqEInSoJY6Y/TsQCcyOOeVI/AAAAAAAAAO4/KbPiU7JHCFA/s72-c/emo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-7707089435479077314</id><published>2011-11-15T13:13:00.002+01:00</published><updated>2011-11-15T17:56:17.779+01:00</updated><title type='text'>Non ci sono complotti, solo strategie</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://2.gvt0.com/vi/2sjqkrhlnI4/0.jpg" height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/2sjqkrhlnI4&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/2sjqkrhlnI4&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;E’ desolante constatare come in Italia si liquidino i fatti scomodi, che disturbano il coro unanime della propaganda &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;mainstream&lt;/i&gt;, come teorie di paranoici cospirazionisti. Riesumando persino, in chiave sarcastica, il “complotto demo-pluto-giudaico-massonico” di fascista memoria. Succede in questi giorni a quanti osano sfidare la beatificazione del nuovo Presidente del Consiglio, il tecnocrate Mario Monti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Semplicemente, viene ridicolizzato chi fa informazione. Perché, fino a prova contraria, riportare gli incarichi, la storia e i legami di un uomo che sta per diventare il capo del governo italiano, equivale a informare. Su quel tanghero di Berlusconi, anni e anni di inchieste che lo hanno perquisito in lungo e in largo fino all’ultima escort. E, lubrico sensazionalismo d’alcova a parte, passare al setaccio il suo impero mediatico e finanziario, le sue cricche, i suoi abusi e soprusi era cosa buona e giusta. Ma storcere il naso infastiditi se ci si limita a fare un ritratto di Monti un po’ più completo dell’agiografia dominante, questo no, non va bene a chi stappa bottiglie per la “liberazione” dal ducetto di Arcore. E’ la libera stampa a corrente alternata. Faziosa e miope d’un occhio. La &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Repubblica &lt;/i&gt;come rovescio speculare del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Giornale&lt;/i&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Ma veniamo al merito. Si dice: supporre che l’algido, mite e bocconiano ex membro della Commissione Europea sia un uomo dei poteri forti internazionali che hanno causato la crisi e ora la risolvono a loro profitto è complottismo. A parte il fatto che i complotti nella Storia ci sono sempre stati e non si vede perché debba esserne esclusa a priori financo la possibilità, qui nessuno, o quanto meno non noi, parla di piani escogitati a tavolino da una Spectre onnipotente. Finanzieri, industriali e banchieri, con codazzo di politici e giornalisti servi, non sono déi, non hanno un potere assoluto. Niente e nessuno al mondo lo ha. Hanno interessi, che superando in raggio d’azione i confini nazionali si configurano come internazionali, o sovranazionali che dir si voglia. La logica con cui li perseguono, di conseguenza, non può che essere nemica della sovranità nazionale. E non può non scontrarsi con le esigenze e le aspirazioni sociali del grosso dei popoli, dei ceti medi e deboli, perché questi vivono di lavoro e risparmi, mentre quelli di usura bancaria (lucrano sugli interessi dei debiti privati e statali) e di speculazioni borsistiche (i grandi investitori alla Soros decidono compravendite tirandosi dietro come greggi la massa dei piccoli: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;et voilà&lt;/i&gt; il giudizio dei famosi “mercati”). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Questi signori hanno ritrovi in cui si riuniscono: Trilaterale (di cui il professor Monti è presidente per l’Europa), il CFR, il club Bilderberg, quest’ultimo segretissimo. Sono consessi in cui discutono e si confrontano sulle strategie da adottare per favorire nel modo più concertato possibile i propri obbiettivi di guadagno economico e influenza geopolitica. Se anche non esistessero, questi salotti, i signori che ne fanno parte ricercherebbero ugualmente di massimizzare profitti e conquistare maggior potere. E’ umano, direi logico che sia così. Il fatto, però, che tali società semi-segrete esistano, se non proprio una prova, è la spia che quegli enormi interessi ci sono e fanno quel che è ovvio che facciano: disegnare progetti e piazzare personalità nei posti di comanda per attuarli. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Denunciare le appartenenze di questo o quel “tecnico” (ma intruppati in questi raduni dei potentati mondiali ci sono o ci sono stati anche fior di politici come i Clinton, Prodi, Tremonti, lo stesso Obama) fa capire meglio da dove derivano e quali possono essere i moventi delle idee che mettono in campo. Affermare il solido rapporto fra Monti e la banca d’affari numero uno al mondo, la Goldman Sachs, è certamente significativo, dal momento che la GS, una fucina di prodotti finanziari tossici, ha sfornato intere amministrazioni a Washington e sulla crisi ha accumulato immensi surplus alla faccia degli americani e della gente in tutto il mondo finita sul lastrico o ridotta ai soliti “sacrifici”. Cosa mai ci sarà di assurdamente complottistico nell’esporre questo fatto? E che razza di paranoia sarebbe far presente che Monti sedeva anche nel cda della Fiat, la multinazionale ormai sempre meno italiana e sempre più americana? Perché dovremmo trangugiare zitti e buoni la verità ufficiale senza un dubbio e senza fare una verifica, mentre a Berlusconi, potere forte anche lui, abbiamo contato anche i peli nel naso? Che ci rispondano con fatti e argomenti, gli antiberlusconiani isterici e la sinistra finanziaria, invece di ribattere con battutine che non dicono nulla. Altrimenti tocca simpatizzare per le finte vergini leghiste e gli ultimi servi fedeli Ferrara e Sallusti, gli unici, assieme a qualche sparuto intellettuale libero come Giulietto Chiesa o Guido Viale, che sul palcoscenico di massa (non quello di noi quattro gatti clandestini su internet e qua e là sul territorio) si oppongono al golpe della finanza globale sotto le vesti della triade Ue-Bce-Fmi. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;Alessio Mannino&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt;&lt;a href="http://www.ilribelle.com/"&gt;www.ilribelle.com&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;"&gt; 14 novembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-7707089435479077314?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/7707089435479077314/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/non-ci-sono-complotti-solo-strategie.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/7707089435479077314'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/7707089435479077314'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/non-ci-sono-complotti-solo-strategie.html' title='Non ci sono complotti, solo strategie'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-3426680693368522741</id><published>2011-11-14T16:08:00.000+01:00</published><updated>2011-11-14T16:08:25.417+01:00</updated><title type='text'>L’alternativa argentina</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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  &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 4"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 4"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 5"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 5"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 5"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 5"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 5"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 5"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 5"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 5"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 5"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 5"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 5"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 5"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 5"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 5"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 6"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 6"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 6"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 6"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 6"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 6"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 6"/&gt;   &lt;w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"   UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 6"/&gt; 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Gli angloamericani hanno messo fine al fascismo, non gli italiani. La BCE ha cacciato Berlusconi, non gli italiani e neppure un'opposizione collusa e di cartapesta. I nuovi padroni hanno sempre sostituito i vecchi in questo Paese di servi. Forse ora, almeno una volta nella nostra Storia, potremmo tentare di liberarci da soli. Questa lettera dall'Argentina è un messaggio di speranza.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;"&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Caro Beppe, cari tutti,&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;da piccola mio padre mi raccontava, e io la sognavo, l’Italia. La vostra meravigliosa penisola e il Mediterraneo erano per noi non soltanto la culla, insieme con la Grecia, della civilizzazione occidentale: per il 40% della popolazione dell’Argentina l’Italia era la Madre Patria. Ci chiedevamo perché dovessimo parlare lo spagnolo, con cui non avevamo niente a che fare. I nostri genitori compravano – delle volte con fatica – riviste italiane come la Domenica del Corriere, e noi bambini guardavamo le vignette “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Senza parole&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;” cercando di capirle, intanto ascoltavamo Iva Zanicchi cantare “&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=I7i0Xtf3neU" target="_blank"&gt;Fra noi&lt;/a&gt;”. In buona parte del mio Paese i cognomi sono esattamente i Vostri.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Circostanze fortuite fecero sì che venissi in Italia da ragazzina, volando sola dagli zii e che, subito dopo, ci fosse in Argentina il golpe del ’76. Mio padre decise che era meglio che restassi in Italia. E cosi fu. In Argentina tornai nell’83 dopo una frase di mio cugino di Baudenasca (Pinerolo), che guardandomi soffrire in una crisi di nostalgia mi disse: “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Generazione che emigra é generazione perduta&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;”. Scelsi allora che la mia casa sarebbe stata per sempre l’Argentina. Comunque l’Italia é nel mio sangue e nel mio cuore, tanto da portarne la Carta d’Identitá nel portafoglio insieme con il mio Documento Nacional de Identidad. Seguo quindi le questioni italiane da sempre, guardo Rai International come tantissimi argentini, la piú vasta popolazione d’origine italiana in un Paese estero, anche se l’Italia ci ha spesso ignorato. Ho assistito sbalordita a molte vicende italiane degli ultimi anni cosí come alle avventure del Vostro Cavaliere. In Argentina, quelli che voi chiamate i “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;poteri forti&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;”, non avendo potuto rialzarsi nonostante il golpe e la dittatura, si inserirono nel &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlos_Sa%C3%BAl_Menem" target="_blank"&gt;governo Menem&lt;/a&gt;, corrompendolo e travolgendolo sin dall’inizio. Per poco non riuscirono. Va peró detto che dopo Menem siamo riusciti a reagire e quando, con il governo dell’&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fernando_de_la_R%C3%BAa" target="_blank"&gt;Alianza di De La Rua&lt;/a&gt;, vollero darci il colpo finale, la popolazione nelle piazze lo forzó a rinunciare e se ne dovette andare. Non sono stati loro, i “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;poteri forti&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;”, a cacciare chi era disposto a fare le riforme che vi dicono ora che “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;ci vogliono&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;” e che un governo da voi eletto non puó fare perché “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;impopolari&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;”. Siamo stati noi, i cittadini nelle strade, a cacciarlo via nonostante fossimo confusi perché ci tenevano come voi con le spalle contro il muro, attanagliati dai titoli a caratteri cubitali sui giornali con il “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Riesgo País&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;” (il vostro “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Spread&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;”) che ci avrebbe portati tutti all’inferno se non prendevamo la cicuta. Il dilemma era uguale a quello che é posto a voi e ai greci "&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Se non volete morire ammazzati, suicidatevi poco a poco&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;". La legge di “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Flessibilizzazione del lavoro&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;”, approvata dal governo De La Rua pagando i senatori, fu derogata.&lt;br /&gt;I contributi (persino quelli), che erano stati privatizzati e consegnati ai “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Fondi Pensione&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;”, sono stati recuperati dallo Stato. Il PBI (prodotto interno lordo, ndr) argentino, che nell’anno del default andó giú strepitosamente (-11% nel 2002), cominció subito a crescere ad una media dell’8-9% annua sin dal 2003 e chiuderá il 2011 con una crescita del 7% nonostante la crisi internazionale. Centinaia di ricercatori tornano in Argentina grazie al programma “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Radici&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;” del governo; il budget per la pubblica istruzione (dichiarata “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;bene pubblico&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;” per legge) è passato da meno del 2% del PBI (2001) al 6,5%.&lt;br /&gt;Al “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;libero commercio&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;” voluto dagli Stati Uniti per il continente americano i nostri Paesi hanno detto no, per volontá di quei presidenti che godono del piú vasto consenso dei loro cittadini e che vengono spesso scherniti dal “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Primo Mondo&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;”. Per i media globali &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hugo_Ch%C3%A1vez" target="_blank"&gt;Chavez&lt;/a&gt;, ad esempio, é un pagliaccio. &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cristina_Fern%C3%A1ndez_de_Kirchner" target="_blank"&gt;Cristina&lt;/a&gt;, una “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;populista&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;” che pensa solo a comprare scarpe e borse costose. &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Evo_Morales" target="_blank"&gt;Evo Morales&lt;/a&gt;, un “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;selvaggio&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;” e cosí via. Stereotipi per screditare i nostri governi perché stiamo resistendo ai “&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;poteri forti&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;”. Cresciamo, abbiamo volontá e fiducia e passione, anche se sappiamo benissimo – perché l’abbiamo imparato a sangue e fuoco – con chi abbiamo a che fare e nonostante loro continuino ad avere qualcuno tra di noi che fa da servo piú o meno ben pagato. Volevo dirvelo, perché l’Italia e gli italiani mi stanno a cuore, perché ho mezza famiglia in Italia. Non lasciatevi portare cosí al macello, non svendete l’Italia. Se non ce la fate Voi, vincono loro. Piú vincono loro, piú siamo tutti a rischio." &lt;em&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-hansi-theme-font: minor-latin;"&gt;Lili A., Santa Rosa La Pampa Argentina&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Beppe Grillo&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.beppegrillo.it/"&gt;www.beppegrillo.it&lt;/a&gt; 13 novembre 2011&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-3426680693368522741?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/3426680693368522741/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/lalternativa-argentina.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/3426680693368522741'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/3426680693368522741'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/lalternativa-argentina.html' title='L’alternativa argentina'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Pp46XOgUPxw/TsEu0ywj_XI/AAAAAAAAAOw/w8NgVBNPkEs/s72-c/Argentina_bandiera.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-2924247567483356807</id><published>2011-11-11T00:09:00.003+01:00</published><updated>2011-11-11T00:23:22.941+01:00</updated><title type='text'>Il rivoluzionario e il liberista</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://2.gvt0.com/vi/RsfZOCamKGY/0.jpg" height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/RsfZOCamKGY&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/RsfZOCamKGY&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Vi propongo due punti di vista sideralmente opposti. Uno è quello di Ferdinando Rossi, già senatore del PdCI ed ex comunista, oggi a capo del movimento &lt;a href="http://www.perilbenecomune.net/"&gt;Bene Comune&lt;/a&gt;. L’altro è di un economista, &lt;a href="http://faculty.chicagobooth.edu/luigi.zingales/index.html"&gt;Luigi Zingales&lt;/a&gt;, liberista sfegatato (è stato, tra l’altro, fra gli autori delle 100 idee del Wiki-Pd di Matteo Renzi, il nulla che avanza). Il primo presenta una visione politica e sociale radicalmente alternativa al paradigma dominante. Quello, in sintesi, di cui il secondo è un vessillifero. L’aspetto interessante – e ammirevole - è che entrambi sono coerenti fino alla morte coi propri presupposti. Così, Rossi ha abbandonato il teatrino dei pupi destra contro sinistra in direzione di un nuovo pensiero che risponde alle esigenze popolari di oggi, e si fa beffe delle incrostazioni ideologiche della sua parte di provenienza (illuminante la battuta rivolta agli eterni partigiani sul fatto che sia facile combattere i nazisti quando i nazisti non ci sono più da settant’anni, e che invece una resistenza aggiornata ai tempi dovrebbe individuare il vero, attuale avversario nel superpotere di finanzieri e tecnocrati apolidi, con i partiti di sistema a fare da tappezzeria). Zingales, invece, critica la grottesca iniziativa degli imprenditori italiani di donare l’oro alla Patria, ossia di comprare titoli di debito pubblico, come un palliativo illusorio che copre il nodo delle agognate riforme strutturali. Ascoltate l’uno e leggete l’altro, attentamente: meritano entrambi. Io sono sulla stessa lunghezza d’onda di Rossi, ma guardo con rispetto alla spietata lucidità di Zingales.&lt;/i&gt; (a.m.)&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Se il patriottismo fa male&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Fo69uFDje5c/TrxZWfpWvPI/AAAAAAAAAOo/RHKE6PvWeFo/s1600/Luigi-Zingales.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-Fo69uFDje5c/TrxZWfpWvPI/AAAAAAAAAOo/RHKE6PvWeFo/s1600/Luigi-Zingales.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;Come italiano non posso che esprimere la mia ammirazione per il senso di responsabilità e lo spirito di abnegazione dimostrato da chi ha lanciato e aderito all'appello a investire i risparmi in titoli di Stato italiani. Come economista ho grandi perplessità che spiegherò più avanti. Da questa difficile situazione - con lo spread fino a 575 punti - si può uscire solo se ci rimbocchiamo tutti le maniche e facciamo la nostra parte. Storicamente, gli italiani hanno sempre dato il meglio di sé nei momenti più difficili, supplendo con il sacrificio personale all'incapacità e inettitudine dei loro governanti.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, per esempio, mentre il re e Badoglio si davano a una precipitosa fuga senza lasciare chiari ordini, i nostri soldati si immolavano a Cefalonia, Corfù, e in molti altri luoghi in nome in uno Stato che li aveva abbandonati al proprio destino. Come economista, però, non posso che interrogarmi sull'efficacia di questa proposta. Se lo scopo è quello di influenzare lo spread rispetto ai titoli tedeschi con acquisti nostrani, devo denunciare la futilità dell'iniziativa. Oggi il debito pubblico italiano è intorno ai 1.900 miliardi, 47% del quale detenuto all'estero. Anche ammettendo che tutti gli italiani non vendano, per sostenere artificialmente i prezzi in assenza di fiducia da parte degli operatori esteri è necessario essere pronti a riacquistare tutto il debito detenuto all'estero. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Si tratta di 893 miliardi di euro, pari a 23mila euro per contribuente. Benissimo - mi si dirà. L'imprenditore Giuseppe Covre da Oderzo ha acquistato 20mila euro di titoli. Se tutti fanno come lui il Paese è salvo. Peccato, che il 64% dei nostri contribuenti guadagna meno di 15mila euro. Difficile immaginare che possano investire 20mila euro in titoli di stato. Se escludiamo costoro, che probabilmente non hanno alcun risparmio da investire, la cifra sale a 64mila euro per contribuente. Il 91% dei contribuenti al di sopra dei 15mila euro, però, guadagna meno di 50mila euro. Pensiamo veramente che abbiano 64mila euro liquidi da investire? Se escludiamo anche costoro ci troviamo con solo un milione di contribuenti al di sopra dei 50mila euro. Per assorbire il debito estero costoro dovrebbero investire 893mila euro a testa. Ma allora gentile signor Covre se non vuole limitarsi ad un gesto solo simbolico investa 900mila euro in titoli di stato, non 20mila. Se vogliamo essere realisti l'investimento in titoli di Stato dovrebbe essere almeno proporzionale al reddito. Il conto è presto fatto: visto che il rapporto debito-Pil è di circa il 120% e che la componente di debito detenuta all'estero è pari a 47%, questo significa che ognuno deve essere disposto ad acquistare ulteriori titoli di Stato per un valore pari al 56% (0,47 per 1,2) del suo reddito lordo. Siamo sicuri di trovare molti volontari?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Ma come può essere così difficile, se le statistiche, opportunamente ripetute, riportano che gli italiani hanno una ricchezza pari a cinque volte il Pil? Se sono così ricchi, non possono forse ricomprarsi il debito? Il problema è che la maggior parte della ricchezza degli italiani è in immobili e aziende di famiglia. I primi poco redditizi, le seconde già molto indebitate. Per investire il 56% del proprio reddito lordo in titoli pubblici italiani, gli italiani dovrebbero cominciare a vendere immobili e aziende, con effetti estremamente depressivi sull'economia.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Più ragionevole sarebbe raccogliere i soldi dei volontari in un fondo di intervento per sottoscrivere i titoli di Stato in sede di asta, laddove la Bce non può intervenire. Questo avrebbe un duplice vantaggio. Primo, acquistando titoli di nuova emissione l'operazione non si trasformerebbe in un bailout degli investitori esteri a spese degli italiani patriottici. Secondo, aiuterebbe a evitare un umiliante intervento del Fondo monetario internazionale nell'ipotesi, poi non tanto remota, che la domanda a un'asta non sia sufficiente. Per assorbire i titoli in scadenza nei prossimi dodici mesi ci sarebbe bisogno di 300 miliardi di cui 140 detenuti all'estero. Divisi per i 14 milioni di contribuenti che guadagnano più di 10mila euro all'anno si tratta comunque di un investimento di 10mila euro per contribuente.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Se c'è abbastanza seguito, questo fondo potrebbe servire se non altro a dimostrare al mondo la volontà degli italiani di sacrificarsi. Ma per essere preso sul serio, questo fondo dovrebbe essere più che simbolico nell'ammontare ed equo nella distribuzione del peso, diciamo con un investimento di 5mila euro per cui guadagna tra i 10 e i 50mila euro, un investimento di 20mila per chi guadagna tra 50 e 100mila, e di 50mila per chi guadagna più di 100mila. Ma sarebbe comunque una pezza solo per dodici mesi, e dopo?&lt;br /&gt;Il Paese non è vittima della speculazione internazionale da cui deve essere salvato, è vittima di una classe dirigente che ha fatto di tutto per portarlo allo sfacelo. Per quanto eroico, il "serrate le fila" non ci aiuta a risolvere il problema, anzi lo peggiora, prolungando l'agonia e ritardando un salutare ricambio.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Dopo l'invasione dell'Etiopia, il regime fascista, isolato sul piano internazionale e sottoposto a sanzioni, chiese ai cittadini di donare le proprie fedi nuziali alla patria. L'iniziativa ebbe un enorme successo di immagine. Guglielmo Marconi e Luigi Pirandello donarono addirittura la loro medaglia di premio Nobel. Il consenso ottenuto ringalluzzì Mussolini e gli diede l'illusione che l'Italia potesse combattere contro il mondo intero. Fu in parte questa illusione che lo spinse a entrare nel conflitto mondiale. Forse se gli italiani avessero dimostrato un po' meno senso patriottico, ci saremmo risparmiati quasi mezzo milione di morti, due anni di occupazione nazista, e danni incalcolabili. Per quanto nobili, in campo economico gli appelli al patriottismo possono essere controproducenti. Oggi il vero patriottismo consiste nel lottare per un cambiamento, non nel sostenere a tutti i costi l'esistente.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Luigi Zingales&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/i&gt; 10 novembre 2011&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-2924247567483356807?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/2924247567483356807/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/il-rivoluzionario-e-il-liberista.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/2924247567483356807'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/2924247567483356807'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/il-rivoluzionario-e-il-liberista.html' title='Il rivoluzionario e il liberista'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Fo69uFDje5c/TrxZWfpWvPI/AAAAAAAAAOo/RHKE6PvWeFo/s72-c/Luigi-Zingales.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-273657688684066390</id><published>2011-11-10T08:42:00.000+01:00</published><updated>2011-11-10T08:42:32.384+01:00</updated><title type='text'>Monti, il Quisling della finanza</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://2.gvt0.com/vi/HtMi-mcYyl4/0.jpg" height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/HtMi-mcYyl4&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/HtMi-mcYyl4&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;Una volta gli Stati venivano invasi e occupati con gli eserciti e le armi. Oggi sono conquistati col ricatto di superpoteri sovranazionali, a cui il popolo italiano si è colpevolmente legato mani e piedi mettendosi attorno al collo il cappio dell'Unione Europea. Gli occupanti stranieri, con la complicità del funzionario Bce e proconsole Nato Giorgio Napolitano, hanno trovato il loro servo fedele, il Quisling locale, in Mario Monti, tecnocrate di punta con un impeccabile curriculum da lobbista ai massimi livelli: advisor Goldman Sachs, presidente europeo della Commissione Trilaterale, membro direttivo del Gruppo Bilderberg, già a capo del think thank Bruegel, ex commissario Ue. Ora anche Senatore della Repubblica e, a quanto sembra, prossimo Presidente del Consiglio. Ogni parvenza di indipendenza nazionale sta finendo. C'è bisogno di una nuova Resistenza. Contro i nazisti della finanza. No euro, no debito, no schiavitù. &lt;i&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-273657688684066390?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/273657688684066390/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/monti-il-quisling-della-finanza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/273657688684066390'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/273657688684066390'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/monti-il-quisling-della-finanza.html' title='Monti, il Quisling della finanza'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-1287750172056805512</id><published>2011-11-09T15:36:00.003+01:00</published><updated>2011-11-10T17:09:29.686+01:00</updated><title type='text'>Berlusconi e la posizione del dimissionario</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-MDcNtKXSDRk/TrqP81NC84I/AAAAAAAAAOg/7B9BFN2I_cQ/s1600/berlusconi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-MDcNtKXSDRk/TrqP81NC84I/AAAAAAAAAOg/7B9BFN2I_cQ/s200/berlusconi.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;Berlusconi è stato dimissionato. Dal vero potere sovrano che ci governa, che sta a Bruxelles e Francoforte per conto dei signori dei mercati e dell’America padrona. L’umiliante ultimatum via lettera in cui il commissario europeo Olli Rehn ha tirato per le orecchie lo scolaretto Tremonti, facendogli l’interrogatorio e intimandogli di fare rapporto ogni tre mesi agli emissari Ue, è soltanto l’ultimo episodio della presa di potere finale da parte della tecnocrazia finanziaria. In questi mesi abbiamo assistito alla parabola discendente di un premier e di una maggioranza parlamentare già in bilico sotto i colpi di una manovra di logoramento che è partita coi declassamenti sul rating, per continuare col su-e-giù ricattatorio dello spread e il diktat Bce e finire con le risatine della premiata coppia Merkel-Sarkozy e l’ordine di sfratto firmato Rehn. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;In questi anni Berlusconi è andato allo sbando. Non parliamo della sua incontinenza sessuale, ma della sua schizofrenica politica estera ed energetica. Da una parte si è steso a stuoino alle più disonorevoli richieste americane (vedi cablo Wikileaks), dicendo signorsì sull’Afghanistan, sulle basi in Italia e arrivando persino a smentire clamorosamente il suo vergognoso bacio dell’anello a Gheddafi unendosi all’alleanza occidentale che ha mosso guerra e ucciso il dittatore libico, facendo della Libia un protettorato (con il valido aiuto del Qatar ventriloquo dell’Arabia Saudita, per altro). Dall’altra aveva appunto osato troppo con un trattato di amicizia con Tripoli e trescando con Putin con l’obbiettivo, magari condito di ritorni economici personali com’è suo costume, di diversificare le fonti di approvvigionamento italiane occhieggiando al gasdotto sul Mar Nero che piace tanto alla Russia ma che non piace agli Usa. E poi, decisiva, si è aggiunta la finanza che tira i fili della troika Ue-Bce-Fmi. Il Berlusca è stato un liberale alle vongole che non ha privatizzato, non ha fatto abbastanza morti nel sociale e non ha fatto quella “riforme” che le banche e gli speculatori bramano con l’acquolina in bocca per finire il lavoro del ’92-’93 e occupare altri assets strategici nazionali. Così è stato licenziato. Lui cerca di resistere con la trovata tipicamente italiana delle dimissioni posticipate. Può darsi che la palude parlamentare gli consenta di tirare in lungo l’approvazione della legge di stabilità fino a fine anno, così magari da varare quelle leggi ad personam e ad castam (bavaglio alle intercettazioni e prescrizione breve) che stanno a cuore a lui e non solo a lui. Ma la sua fine, intrappolato nei bizantinismi di palazzo fra traditori e scadenze d’aula, ingloriosa per uno che aveva fatto del piglio aziendalista il suo marchio vincente, è segnata. Il funzionario Bce Napolitano è pronto alle consultazioni, mentre da destra e dalla sinistra IdV-Sel si chiede a gran voce, almeno a parole, le elezioni anticipate. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="messagebody"&gt;Ora, le elezioni sono un'illusione di democrazia e non sono affatto la soluzione. Schiavi come siamo di un'Europa agente della globalizzazione, eterodiretta dai banksters (soprattutto francesi e tedeschi) e dai finanzieri che muovono i mercati, che a Palazzo Chigi vi sia un governo Berlusconi-Bossi o uno Casini-Bersani-Vendola-Di Pietro, la musica non cambia, a cambiare sono soltanto gli utili idioti locali. Certo, un governo di emergenza guidato dall’innominabile Mon&lt;/span&gt;&lt;span class="textexposedshow"&gt;ti, caro al Pd e al Terzo Polo, rappresenterebbe la personificazione perfetta del nostro commissariamento, ma la sostanza resterebbe identica. In Italia si fa a gara a fare i lustrascarpe degli strozzini d’Oltralpe. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="textexposedshow"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="textexposedshow"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;a href="http://www.ilribelle.com/"&gt;&lt;span style="color: windowtext; text-decoration: none;"&gt;www.ilribelle.com&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="textexposedshow"&gt; 9 novembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-1287750172056805512?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/1287750172056805512/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/berlusconi-e-la-posizione-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/1287750172056805512'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/1287750172056805512'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/berlusconi-e-la-posizione-del.html' title='Berlusconi e la posizione del dimissionario'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-MDcNtKXSDRk/TrqP81NC84I/AAAAAAAAAOg/7B9BFN2I_cQ/s72-c/berlusconi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-4262931058119040306</id><published>2011-11-08T11:43:00.003+01:00</published><updated>2011-11-08T20:38:08.124+01:00</updated><title type='text'>Camera di Commercio: serve davvero?</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-05ax86wWzDI/TrkH3HANQdI/AAAAAAAAAOY/7w0k618SGBA/s1600/mincato.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-05ax86wWzDI/TrkH3HANQdI/AAAAAAAAAOY/7w0k618SGBA/s200/mincato.jpg" width="170" /&gt;&lt;/a&gt;Un po’ stupisce la reazione piccata di Roberto Zuccato, capo di Confindustria vicentina, alla presunta esclusione della sua e delle altre associazioni imprenditoriali al consiglio comunale di ieri dedicato al problema del lavoro che non c’è, in cui sono stati invitati a parlare i tre sindacati della Triplice. Un po’ perchè, essendo il lavoro il tema prescelto, è legittimo scegliere di dare un taglio incentrato sui lavoratori e quindi sui sindacati; un po’ perché fare il lagnoso non è da Zuccato, uno dei pochi a tenersi a distanza di sicurezza dal pollaio delle dichiarazioni superflue. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Ma al di là della polemica poco opportuna ma tutto sommato poco interessante, ci ha fatto riflettere la replica venuta dall’aula per bocca di Gigi Poletto: «lo scorso anno, sul tema della crisi, era stata invitata la Camera di commercio, in rappresentanza del mondo delle imprese». Ora, sinceramente: sarò limitato io, ma non ho davvero mai capito quale sia la reale utilità di una Camera di Commercio. Leggo dal &lt;a href="http://www.mi.camcom.it/upload/file/1686/843128/FILENAME/Testo_Unico_580_modificato.pdf"&gt;testo &lt;/a&gt;della Legge 29 dicembre 1993, n. 580 (poi aggiornata dal Decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 23): le Camere di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura sono "enti pubblici che svolgono funzioni di interesse generale per il sistema delle imprese nell'ambito delle economie locali" e le sue funzioni coprono un ventaglio di attività che vanno dalla registrazione delle aziende al monitoraggio dei dati ad un non meglio specificato sostegno allo sviluppo. In pratica, un database provinciale a scopo amministrativo e al massimo promozionale. Tutto qui? Tutto qui. L'altro ieri però il presidente dell’ente camerale di Vicenza, Vittorio Mincato, ci informava che dei 20 milioni di euro annui che riceve dagli 80 mila imprenditori berici, solo 7 rimangono &amp;nbsp;disponibili per interventi a favore dell’economia (il resto va tutto in spese di funzionamento e finanziamenti agli organismi regionali e nazionali). &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Non ci pare proprio che questo contributo possa essere di reale aiuto né lo sia stato in passato, almeno da dieci anni a questa parte. Siccome sono enti pubblici (nonostante a sborsare i quattrini siano i privati), perché non pensare a un bel taglio drastico anche qui? Non ci sono solo le comunità montane a strapiombo sul mare e il conto del ristorante di Montecitorio, tra i costi della casta. A rappresentare gli interessi dell’imprenditoria sono certamente sufficienti Confindustria, Apindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Coldiretti eccetera eccetera. Le Camere come le prefetture: inutili carrozzoni che hanno fatto il loro tempo. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-4262931058119040306?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/4262931058119040306/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/camera-di-commercio-serve-davvero.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4262931058119040306'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4262931058119040306'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/camera-di-commercio-serve-davvero.html' title='Camera di Commercio: serve davvero?'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-05ax86wWzDI/TrkH3HANQdI/AAAAAAAAAOY/7w0k618SGBA/s72-c/mincato.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-5334791315675941489</id><published>2011-11-07T19:38:00.003+01:00</published><updated>2011-11-10T17:09:52.064+01:00</updated><title type='text'>Io non compro il debito</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-hZtgFvcJwhw/TrgloAAcEKI/AAAAAAAAAOE/-XfgIvxGCbA/s1600/cristina+kirchner.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="196" src="http://2.bp.blogspot.com/-hZtgFvcJwhw/TrgloAAcEKI/AAAAAAAAAOE/-XfgIvxGCbA/s200/cristina+kirchner.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;Lo scorso 4 novembre un imprenditore di Prato, Giuliano Melani, ha pagato una pagina sul &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Corriere della Sera&lt;/i&gt; (Della Valle l’&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Indignatod’s&lt;/i&gt; sta facendo proseliti) per lanciare &lt;a href="http://www.corriere.it/economia/11_novembre_04/lettore-compriamoci-debito_669bb320-06e6-11e1-b2db-bf661a45e1f2.shtml"&gt;l’idea&lt;/a&gt;: compriamo un pezzo di debito italiano acquistando i Bot, Cct e Btp. Secondo i calcoli dell’industriale toscano, una cifra utile si aggirerebbe sui 4.500 euro, di cui molti sicuramente dispongono. Oggi, sempre sul &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Corsera&lt;/i&gt;, gli fa eco &lt;a href="http://www.corriere.it/economia/11_novembre_07/Noi-Piccoli-compriamo-Bot-e-Btp_a89dface-093b-11e1-a272-24f31f5e1b69.shtml"&gt;un articolo&lt;/a&gt; di Dario Di Vico che racconta come (sorpresa!) a imitare l’esempio del patriottico collega sia un ex parlamentare leghista di Oderzo, il Bepi Covre senza peli sulla lingua: «quando l'acqua tocca il culo bisogna imparare a nuotare. Chi vuol sognare la Padania, la sogni pure. Io non posso permettermi di sognare e quindi cerco di aiutare l'Italia». Sempre in Veneto il &lt;a href="http://www.ilnordest.eu/"&gt;quotidiano online NordestEuropa&lt;/a&gt; sta organizzando una campagna a favore della sottoscrizione per la Patria. «Il default dell'Italia manderebbe in rovina prima di tutto le nostre imprese e l'intera economia del territorio», è la tesi dell’appello rivolto a giornali, associazioni di categoria, sindacati e ordini professionali locali. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Il desiderio di fare la propria parte per non sprofondare in una crisi di tipo argentino è senz’altro un intento lodevole. Ma siamo sicuri che sia una trovata sensata tirar fuori altri soldi oltre a quelli che dovremo sborsare per aumenti fiscali, minori servizi, tariffe più costose in seguito a privatizzazioni per non dire delle spese da sobbarcarsi per mantenere in famiglia, almeno chi può, la massa di licenziati prossimi venturi, ossia per finanziare, come sempre di tasca nostra, le misure lacrime e sangue imposte dalla triade Ue-Bce-Fmi? A me pare di avere a che fare con un caso di sindrome di Stoccolma: la vittima che corre in aiuto del carnefice. Lo Stato, infatti, non siamo più noi. Noi italiani, per lo meno dalla firma del Trattato di Maastricht in giù, abbiamo rinunciato alla sovranità monetaria, finanziaria, economica e di fatto politica&lt;span style="font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;;"&gt; &lt;/span&gt;(un &lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-weight: normal;"&gt;"&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-style: normal;"&gt;colpo di Stato finanziario di proporzioni storiche&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-weight: normal;"&gt;", l’ha definito l’economista americano &lt;a href="http://michael-hudson.com/"&gt;Michael Hudson&lt;/a&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;. Siamo marionette i cui fili sono tirati a Francoforte, a Bruxelles e nei palazzi delle tecnocrazie apolidi. Quindi, cari imprenditori, credendo di fare i patrioti non state salvando l’Italia, state contribuendo a mantenere in piedi un potere dittatoriale e arbitrario, quello delle grandi banche private soprattutto tedesche e francesi che eterodirigono la Banca Centrale Europea e giocano coi destini dei popoli, in combutta con una manciata di grandi istituti finanziari manovratori dei famigerati “mercati” mondiali. So già che mi replichereste: e tu cosa proponi? La via adottata proprio in Argentina, che è riuscita a rialzarsi dal collasso in cui era precipitata facendo esattamente l’opposto di quanto prescrivono meccanicamente a tutti i paesi i falsi tecnici del Fondo Monetario. L’Argentina si trovava in una situazione simile alla nostra se non peggiore (&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;peso&lt;/i&gt; agganciato a un dollaro ipervalutato come il nostro euro, un altissimo debito pubblico, Pil in recessione), ma invece di farsi schiavizzare da un occupante straniero, in quel caso l’Fmi, ha fatto default, ripudiato il debito, ripreso il controllo della moneta, nazionalizzato al limite dell’autarchia le più grosse banche e industrie strategiche, e adottato un sano e pragmatico protezionismo. Buenos Aires, ma anche Brasile, India, Cina e la piccola Islanda, ciascuno con contesti e forme differenti (non sempre condivisibili, specie a Pechino), stanno lì a dimostrarlo: il Paese che si riappropria della sovranità sorge a nuova vita, diventa florido e crea ricchezza (i&lt;span style="color: black;"&gt;l tasso di disoccupazione argentino è sceso dal&amp;nbsp; 23% del 2002 all’attuale 7%). Abbandonando l’euro e denunciando il debito ci sarebbe lo stesso un duro prezzo da pagare nel breve-medio periodo? Certo, ma &lt;/span&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;poi &lt;/span&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;si tornerebbe &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;liberi&lt;/i&gt;. Anche di indebitarci per conto nostro, come fece l’oscena classe politica italiana degli anni ’70-’80. Ma meglio sbagliare da soli che far la fame &lt;/span&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;precludendoci a priori la possibilità di vedere una luce in fondo al tunnel. Perché, gira e rigira, continuando a difendere quest’Europa dei banchieri rimarremo dentro una gabbia non smettendo mai di svenarci e impoverirci. I motivi sono due e sono semplicissimi: una banca lucra sul debito, che perciò è molto meglio se resta abbastanza alto da non potersi estinguere mai, e una crescita esponenziale all’infinito non è fisicamente, umanamente ed economicamente possibile. Parafrasando il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Financial Times&lt;/i&gt;: in nome di Dio, dell’Europa e dell’Italia, &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cristina_Fern%C3%A1ndez_de_Kirchner"&gt;Cristina Kirchner&lt;/a&gt; (tra l’altro una bella donna), vieni a fare tu il prossimo presidente del consiglio italiano! &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-5334791315675941489?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/5334791315675941489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/io-non-compro-il-debito.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/5334791315675941489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/5334791315675941489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/io-non-compro-il-debito.html' title='Io non compro il debito'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-hZtgFvcJwhw/TrgloAAcEKI/AAAAAAAAAOE/-XfgIvxGCbA/s72-c/cristina+kirchner.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-4222843402410277644</id><published>2011-11-06T22:26:00.001+01:00</published><updated>2011-11-06T22:28:03.834+01:00</updated><title type='text'>I farisei e la Chiesa anti-banche</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/--nfNefp9ocQ/Trb64fIPAII/AAAAAAAAAN8/UeQIttA0y8g/s1600/cacciata+dal+tempio.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="140" src="http://3.bp.blogspot.com/--nfNefp9ocQ/Trb64fIPAII/AAAAAAAAAN8/UeQIttA0y8g/s200/cacciata+dal+tempio.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Questo post è dedicato ai benpensanti, alle finte vergini, ai vili di spirito, ai conformisti, ai pecorai del provincialismo intellettuale e giornalistico, in special modo vicentino. Ieri, sul Corriere del Veneto, autorevole quanto lo è, per definizione, la sua testata-madre Corriere della Sera, è apparso un fondo a firma di Massimiliano Melilli che mi pare oltremodo significativo. Parla delle recenti prese di posizione fortemente critiche del mondo finanziario da parte di alcuni sacerdoti veneti, e le fa sue. In prima pagina, nel posto principe di un giornale: l’editoriale. Vorrà pure dire qualcosa o no? Forse – lo dico sempre a quei farisei che si scandalizzano facilmente – certe idee non sono soltanto patrimonio di qualche borderline, eretico o estremista. Per capirlo, basta riflettere riscoprendo di avere ancora un po’ di spirito. Dopotutto, non di solo euro vive l’uomo&lt;/i&gt;. &lt;i&gt;E se tornasse a predicare la sua buona novella Gesù, saprebbe benissimo chi sono i mercanti da cacciare a frustate dal tempio.&lt;/i&gt; (a.m.)&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Per chi suona la campana&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Eravamo abituati al suono delle campane a morto o a festa. Da oggi dovremo fare i conti anche con le campane anti Borsa, come segno di protesta «contro lo strapotere della finanza internazionale». Il Paese brucia e la chiesa di periferia si ribella. La singolare iniziativa è di don Giovanni Kirschner, parroco a Sant'Andrà, nel trevigiano. Campane a tutto spiano dal lunedì al venerdì tranne sabato e domenica, giornata di chiusura delle piazze d'affari. Chissà cosa penserebbe oggi Hemingway di questo sacerdote che dichiara guerra alle alte sfere della finanza neoliberista. Non tutti sanno che dietro il titolo di uno dei romanzi più famosi di Ernest, «Per chi suona la campana», si cela un retroscena che fa il paio con il gesto di don Giovanni. Quel titolo di romanzo è ricavato da un avvincente sermone di John Donne: nessun uomo è un'isola, cioè può considerarsi indipendente dal resto dell'umanità e rispetto alle leggi del sistema economico. «E allora, non chiedere per chi suona la campana - tuonò Donne - essa suona per te». Dal suono della campanella che segna l'avvio delle contrattazioni nelle principali Borse del mondo, al ritmo delle campane di Sant'Andrà, il cui din-don ci manda un segnale nuovo, di rottura, che si fa etica dell'economia. L'esercito degli indignados trova consensi anche in chi vuole rappresentare la chiesa di popolo. Come don Giovanni che denuncia senza fronzoli la deriva dei mercati, da Occidente a Oriente: «Ci  &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;uniamo alle richieste di quanti in tutto il mondo chiedono di porre delle regole per controllare il sistema che in nome della libertà di mercato lascia in mano a pochi ricchi la possibilità di decidere sull'economia e quindi sulla vita della gente». Sembrano parole prese a prestito dai teorici del movimento no-global: Walden Bello, José Bove, Serge Latouche. Non è così. Perché prassi e metodi di don Giovanni offrono spunti che evocano Gesù e la sua condotta, il Vangelo (Matteo), il ruolo della chiesa di oggi in uno scenario di crisi. La protesta di questo prete vuole farci riflettere su una dicotomia che ci sta stritolando. La nostra attenzione è rivolta agli indici delle Borse ma non poniamo la giusta considerazione ai livelli d'ingiustizia sociale che sconvolgono anche molti accanto a noi. Sentire che nel Down Jones, nel Nasdaq, nel Mibtel o nel Nikkey, si trovino i parametri per capire se abbiamo o no un futuro, rendersi conto che «santuari finanziari» come la Banca Centrale, il Fondo Monetario o l'Organizzazione mondiale del Commercio hanno in mano le chiavi delle nostre vite Ecco il richiamo al Vangelo. Gesù in risposta alla provocazione sul pagamento delle tasse ai Romani tira fuori la sentenza che ha fatto epoca: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare, a Dio quello che è di Dio». Gesù che scaccia i mercati dal tempio è la metafora del prete indignados di Sant'Andrà che vuole sfrattare gli «speculatori moderni». Ha ragione don Giovanni. E parafrasando&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;il senso del suo gesto, deduciamo che anche in questo Veneto, siamo fin troppo concentrati su quello che riguarda Cesare mentre ciò che si riferisce a Dio pare preoccuparci molto meno. Dal curato di campagna di Bernanos al prete bello di Parise a monsignor Marcinkus al centro dei noti scandali della banca vaticana, la figura del sacerdote, ha attraversato storia e storie nei marosi della chiesa, tra invenzione letteraria e verità di cronaca. Ma ora con don Giovanni e le sue campane anti Borsa, si apre un capitolo nuovo. Parte proprio da un Veneto dalle forti radici cattoliche, storicamente laboratorio di idee, una sfida che dal basso può raggiungere l'alto. Senza scomodare Maritain e il catto-comunismo, con la voce di don Giovanni Kirschner pare di ascoltare quel il grido dei pacifisti in corteo a Cannes: «Prima il popolo, poi la finanza».&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Massimiliano Melilli&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Il Corriere del Veneto&lt;/i&gt; 5 novembre 2011&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-4222843402410277644?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/4222843402410277644/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/i-farisei-e-la-chiesa-anti-banche.html#comment-form' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4222843402410277644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4222843402410277644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/i-farisei-e-la-chiesa-anti-banche.html' title='I farisei e la Chiesa anti-banche'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/--nfNefp9ocQ/Trb64fIPAII/AAAAAAAAAN8/UeQIttA0y8g/s72-c/cacciata+dal+tempio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-4351718428142305919</id><published>2011-11-05T11:59:00.003+01:00</published><updated>2011-11-05T12:06:08.353+01:00</updated><title type='text'>Dacci oggi la nostra propaganda quotidiana</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://2.gvt0.com/vi/WoahKRQt3eY/0.jpg" height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/WoahKRQt3eY&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/WoahKRQt3eY&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Può essere molto utile confrontare le tecniche di un malefico genio della propaganda come il nazista &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Goebbels"&gt;Joseph Goebbels&lt;/a&gt; con gli attuali sistemi di persuasione semi-occulta in politica e in economia. All’insegna del motto: &lt;span style="font-family: &amp;quot;Verdana&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 9pt;"&gt;«&lt;i&gt;controlla le masse senza che esse lo sappiano&lt;/i&gt;» (era l’assioma fondamentale dell’inventore della manipolazione di marketing, &lt;a href="http://www.disinformazione.it/propaganda.htm"&gt;Edward Bernays&lt;/a&gt;, un altro stregone moderno). Ecco gli &lt;a href="http://www.poli.edu.co/polimedios/pdfs/JOSEPH%20GOEBBELS%20guion%20exposicion.pdf"&gt;11 princìpi&lt;/a&gt; di Goebbels:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;1.&lt;span style="-moz-font-feature-settings: normal; -moz-font-language-override: normal; font-size-adjust: none; font-size: 7pt; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;Principio della semplificazione e del nemico unico&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify;"&gt;E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;2.&lt;span style="-moz-font-feature-settings: normal; -moz-font-language-override: normal; font-size-adjust: none; font-size: 7pt; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;Principio del metodo del contagio&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify;"&gt;Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;3.&lt;span style="-moz-font-feature-settings: normal; -moz-font-language-override: normal; font-size-adjust: none; font-size: 7pt; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;Principio della trasposizione&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify;"&gt;Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;b&gt;4.&lt;span style="-moz-font-feature-settings: normal; -moz-font-language-override: normal; font-size-adjust: none; font-size: 7pt; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;Principio dell’esagerazione e del travisamento&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify;"&gt;Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;b&gt;5.&lt;span style="-moz-font-feature-settings: normal; -moz-font-language-override: normal; font-size-adjust: none; font-size: 7pt; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;Principio della volgarizzazione&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify;"&gt;Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;b&gt;6.&lt;span style="-moz-font-feature-settings: normal; -moz-font-language-override: normal; font-size-adjust: none; font-size: 7pt; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;Principio di orchestrazione&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify;"&gt;La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;b&gt;7.&lt;span style="-moz-font-feature-settings: normal; -moz-font-language-override: normal; font-size-adjust: none; font-size: 7pt; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;Principio del continuo rinnovamento&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify;"&gt;Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;b&gt;8.&lt;span style="-moz-font-feature-settings: normal; -moz-font-language-override: normal; font-size-adjust: none; font-size: 7pt; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;Principio della verosimiglianza&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify;"&gt;Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;b&gt;9.&lt;span style="-moz-font-feature-settings: normal; 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margin-left: 36pt; text-align: justify;"&gt;Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali.&lt;br /&gt;Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;b&gt;11.&lt;span style="-moz-font-feature-settings: normal; -moz-font-language-override: normal; font-size-adjust: none; font-size: 7pt; font-stretch: normal; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;Principio dell’unanimità&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="font-family: inherit; margin-left: 36pt; text-align: justify;"&gt;Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-4351718428142305919?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/4351718428142305919/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/dacci-oggi-la-nostra-propaganda.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4351718428142305919'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4351718428142305919'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/dacci-oggi-la-nostra-propaganda.html' title='Dacci oggi la nostra propaganda quotidiana'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-4177734316826379567</id><published>2011-11-04T00:32:00.000+01:00</published><updated>2011-11-04T00:32:51.016+01:00</updated><title type='text'>Lottizzazione continua</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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Specialmente, soffrendo di astinenza da poltrona, quando si tratta di &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;caréghe&lt;/i&gt;. Nel merito, però, spesso ci azzecca, dicendo la verità. Il 25 ottobre la Sit Spa, società controllata dal Gruppo Aim di proprietà comunale, ha eletto il suo nuovo presidente: è Maurizio Scalabrin, ex sindaco Pd di Montecchio Maggiore. Meridio attacca: Variati «aveva promesso di non inserire politici nelle società del Comune e invece...». Invece in questi tre anni di governo il sindaco non si è risparmiato nella lottizzazione politica. Ecco l’elenco: Marino Quaresimin (Pd, ex sindaco del capoluogo) in Amcps-Valore Città, in scadenza questo mese; Otello Dalla Rosa, ex consigliere comunale socialista, in Aim Energy; Pio Porelli, vecchia conoscenza Dc, in Aim Mobilità; lo stesso Paolo Colla, ex consigliere Pli, alla presidenza di Aim; Gianni Rolando, da capogruppo della lista Variati (dopo essere passato al Pd, lui, che prima ne era un fustigatore) a capo dell’Ipab; Angelo Guzzo, maggiorente Pd, ad Acque Vicentine. E’ vero: in campagna elettorale Variati giurò che non avrebbe imitato i suoi predecessori nel politicizzare gli incarichi tecnici. Rispetto alle spartizioni del passato, c’è da dire che non abbiamo a che fare con nomine come dirette emanazioni del manuale Cencelli, perché i partiti nell’attuale centrosinistra berico non esistono più (il Pd vicentino è solo un&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; brand&lt;/i&gt; elettorale). Tutto è espressione della volontà e delle strategie del sindaco-monarca. Il Pdl ha ingaggiato una battaglia piuttosto dura, fino all’esposto in Procura, per accedere a cifre e dati di compensi e affidamenti di lavori della holding Aim. Anche qui: fa sorridere che queste facce di bronzo, che quando guidavano il Comune gli atti li negavano pure loro nella stessa identica maniera, ora scoprano un’incorruttibile passione per la trasparenza. Tutti uguali, destra e sinistra. E questo non è qualunquismo: è una pura e semplice constatazione, come dimostrano i fatti. Chiunque può trarne le conseguenze che preferisce. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;PS: fra ieri e l’altro ieri, tra diretti interessati e persone terze (evidentemente interessate anche loro) mi hanno scritto in vari per dirmi che martedì, nella giornata del ricordo dell’alluvione, oltre a Cangini e Giuliari erano presenti i seguenti assessori: Lago, Tosetto, Ruggeri, Lazzari, Moretti. Fra i consiglieri, invece, sono stati avvistati: Colombara, Serafin. Presidenti enti e società: Rolando (Ipab), Colla (Aim). Benchè questo sia solo un blog e non una testata giornalistica, che sarebbe tenuta ad un maggior rigore mentre qui mi limito a dare mie personalissime impressioni e idee a briglia sciolta, dovevo questa precisazione per dovere di cronaca. In ogni caso, la coralità che si addiceva a un momento solenne e condiviso come quello non c’era. Ed era questa mancanza che mi premeva sottolineare. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-4177734316826379567?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/4177734316826379567/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/lottizzazione-continua.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4177734316826379567'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4177734316826379567'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/lottizzazione-continua.html' title='Lottizzazione continua'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-GyPlXdy9u18/TrMkjJxjvRI/AAAAAAAAANo/Lxx136U_bmE/s72-c/quaresimin+marino.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-4381224552074060425</id><published>2011-11-02T15:54:00.000+01:00</published><updated>2011-11-02T15:54:42.274+01:00</updated><title type='text'>Alluvione, memoria e comunità</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; 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&lt;![endif]--&gt;  &lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Ieri sera non più di trecento vicentini (mille, secondo il GdV, lungo tutta la giornata celebrativa) si sono riuniti in piazza Matteotti per commemorare l’alluvione che esattamente un anno fa faceva sprofondare nelle acque fiumane zone importanti del centro storico di Vicenza, come Trastevere, Santa Lucia e San Marco (oltre alle esondazioni in provincia, in particolare a Cresole di Caldogno dove c’è stato anche il morto). Davanti al palco, sul quale un telone mostrava immagini di quei giorni di fango e paura, c’erano troppe poche persone. I critici hanno sostenuto che è di cattivo gusto “festeggiare” una ricorrenza intrisa di brutti ricordi. Non sono affatto d’accordo. Le comunità popolari si cementano in primo luogo nell’officiare la memoria di avvenimenti luttuosi o dolorosi. Da sempre, onorare come sacre le date nevralgiche di una guerra, di un sacrificio particolarmente eroico o di un atto assurto ad esempio civile è una pratica delle comunità di popolo. Incapace di comprendere questa necessità è la forma mentis dell’uomo moderno, che non sa più fare i conti con la fatalità tragica dell’esistenza e non sa concepire i raduni collettivi se non come occasioni di finta e untuosa allegria.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Di qui l’equivoco della “festa”. Ché poi in un altro senso c’era anche da festeggiare, e giustamente. Era giusto, infatti, esporre l’orgoglio per lo spirito di solidarietà, spontaneo e immediato, scattato da parte di volontari puri, non inquadrati nella pur generosa Protezione Civile, soprattutto giovani e pure qualche extracomunitario. Se da ogni male nasce un bene, da quel disastroso allagamento è emerso il lato più umano e civico dei cittadini di Vicenza. Almeno di una sua minoranza, perché, come sempre, sono le minoranze a riscattare la viltà e la pigrizia delle maggioranze. Ed è tipicamente nelle difficoltà, in particolare in Italia, che esce fuori il senso di umanità e di appartenenza. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Perciò, per dimostrare che un sia pur blando e residuale sentimento comunitario ancora resiste in una città di provincia come la nostra, ricordare l’infausto giorno dell’alluvione era una cosa che andava fatta. E questo al netto della (vergognosa) farraginosità e insufficienza dei rimborsi. Ma pare che siano pochi i miei concittadini a sentire quest’esigenza di comunità. Per non parlare della gran parte degli stessi consiglieri comunali, di destra e di sinistra, e degli esponenti del mondo economico, allora così pietosi e affranti, che ieri sera non si sono fatti vedere. Sarò un nostalgico, ma il mio sogno è vedere un popolo stringersi attorno ad una tradizione, a miti, riti e simboli che facciano sentire l’individuo parte di un destino. Questo nostro arido Stato liberale, agnostico e disgregatore di ogni comunitarismo, lo rende impossibile. Tuttavia, dal basso, in piccolo, qualcosa si può fare, per far sopravvivere un barlume di senso di comunità. Curioso, quasi un’eterogenesi dei fini, che organizzatore della serata di ieri, fra discorsi ufficiali, assegnazioni di medaglie, musica e recitazione, sia stato proprio un liberale, Matteo Quero. Più terra terra, era l’unico in grado di mettere in piedi il tutto. Chissà cosa ne pensa l’assessore alla cultura Francesca Lazzari. A proposito: a parte, naturalmente, il sindaco e l’assessore competente Pierangelo Cangini, dei membri della giunta ho visto solo John Giuliari. E gli altri? &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-4381224552074060425?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/4381224552074060425/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/alluvione-memoria-e-comunita.html#comment-form' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4381224552074060425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4381224552074060425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/alluvione-memoria-e-comunita.html' title='Alluvione, memoria e comunità'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-1436494751219320218</id><published>2011-11-01T11:13:00.000+01:00</published><updated>2011-11-01T11:13:18.084+01:00</updated><title type='text'>Napolitano, funzionario Bce</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-m87OUC5XNCE/Tq81Xv8TKRI/AAAAAAAAANg/M_mfo5BmIm0/s1600/napolitano.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://2.bp.blogspot.com/-m87OUC5XNCE/Tq81Xv8TKRI/AAAAAAAAANg/M_mfo5BmIm0/s200/napolitano.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;E’ l’ora delle decisioni irrevocabili. Pardon, impopolari. L’imperativo categorico è uno solo e valido per tutti: abbattere il debito pubblico e varare riforme strutturali per la crescita economica. Così ha parlato dal balcone presidenziale alla folla oceanica dei media asserviti non il Cavalier Silvio Berlusconi, capo del governicchio e ducetto del fascismo televisivo, ma l’ex comunista Giorgio Napolitano, il Presidente della Repubblica che compensa la dabbenaggine berlusconiana con un fanatismo filo-Europa da far impallidire un Ciampi, il suo predecessore più bruxellianamente oltranzista. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;L’altro ieri [26 ottobre], parlando all’inaugurazione del College d’Europe in Belgio, il Capo dello Stato ha dato l’ultimatum ai partiti: «Nessuna forza politica può continuare a governare o può candidarsi a governare senza mostrarsi consapevole delle decisioni, anche impopolari, da prendere ora». Quali decisioni? Ma quelle richieste, anzi ordinate con apposito diktat, dalla Banca Centrale di Francoforte: tagliare, liberalizzare, spianare la strada ai profitti e far pagare il conto alla massa di schiavi che lavorano e si svenano di tasse.   &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Fin qui, nulla di nuovo. Se non fosse che questa volta Napolitano ha voluto fare il punto e stendere un vero e proprio memorandum per chiarire il senso del dissanguamento che si sta preparando. «La classe politica italiana non si è resa conto che, approvando il Trattato di Maastricht, si è posta nelle condizioni di aver già accettato un cambiamento di una vastità tale che difficilmente essa vi sarebbe passata indenne». Bisogna dargli atto che re Giorgio ha almeno il pregio dell’onestà, per quanto offensiva. La lezione che non entra in testa a quegli asini che si azzuffano in parlamento, dice col ditino alzato Napolitano, è che l’Italia non è più sovrana da quel fatidico 1992 in cui fu firmato l’atto di fondazione dell’Europa delle banche. Asini doppiamente, perché non hanno capito che approvandolo decretavano la propria fine, la morte della politica che si tramutava definitivamente nello sportello pubblico delle speculazioni bancarie. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Nel discorso di Napolitano non poteva allora mancare il già sentito ammonimento di sapore autoritario: «Non c’era alternativa all’Unione monetaria, e non ce n’è oggi alcuna alla prosecuzione del cammino dell’euro». Capito, euro-delusi di ogni sorta? Non si torna indietro, il diritto divino dell’eurocrazia è sacro e inviolabile, e che nessuno si azzardi a metterlo in dubbio. Il dominio intoccabile della moneta come il regno dei sovrani assoluti dell’ancien regime: e poi parlano di modernità. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Infine, per non farsi mancare proprio niente in questa stentorea difesa della dittatura europea, il presidente dell’Italietta sodomizzata e vigliacca (vedi Libia) si toglie pure lo sfizio di rivendicare la propria patente e ripetuta violazione della Carta costituzionale. Sentiamo: «Da 60 anni abbiamo scelto, secondo l’articolo 11 della Costituzione e traendone grandissimi benefici, di accettare limitazioni alla nostra sovranità, in condizioni di parità con gli altri Stati: e lo abbiamo fatto per costruire un’Europa unita, delegando le istituzioni della Comunità e quindi dell’Unione a parlare a nome dei governi e dei popoli europei». Ora, è vero che secondo l’articolo 1 la sovranità appartiene al popolo “che la esercita nelle forme e nei limiti” del dettato costituzionale, cioè tramite il parlamento; ma questa seconda parte non può giungere fino a capovolgere e svuotare completamente la prima. E’ il popolo italiano, in ultima istanza, a dover decidere del proprio destino. Adesso, invece, la sede ultima delle scelte finali è trasferita a Francoforte e a Bruxelles, capitali di facciata del potere senza patria della finanza internazionale. Se poi chi dovrebbe impersonificare l’indipendenza è il primo che garantisce la sua distruzione, inutile star qui a cianciare di Costituzione, legalità e simili formalismi per i pochi fissati, come noi, che pretenderebbero quanto meno il rispetto delle forme: al Quirinale c’è il più fedele alleato dell’occupante straniero, e il resto viene di conseguenza.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Alessio Mannino&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;www.ilribelle.com &lt;/i&gt;28 ottobre 2011&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-1436494751219320218?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/1436494751219320218/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/napolitano-funzionario-bce.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/1436494751219320218'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/1436494751219320218'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/11/napolitano-funzionario-bce.html' title='Napolitano, funzionario Bce'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-m87OUC5XNCE/Tq81Xv8TKRI/AAAAAAAAANg/M_mfo5BmIm0/s72-c/napolitano.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-6568672847595525481</id><published>2011-10-31T16:16:00.000+01:00</published><updated>2011-10-31T16:16:18.023+01:00</updated><title type='text'>Dal Lago, un (quasi) addio</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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Adduce una motivazione strettamente pratica, la scaltra Manuelona: &lt;span style="mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"&gt;«&lt;/span&gt;mi è praticamente impossibile essere presente in Consiglio comunale: le sedute consiliari sono quasi sempre fissate a metà settimana, quando io sono a Roma, alla Camera. Avevo intenzione di dimettermi già da tempo...&lt;span style="mso-bidi-font-family: Calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin;"&gt;»&lt;/span&gt;. Tutto vero. Come è vero che lei aveva chiesto al sindaco Achille Variati di far spostare le sedute al lunedì o al venerdì così da permetterle di parteciparvi, ma Achille, spietato, le ha risposto picche. Con un governo traballante, il partito fa quadrato e la vuole a Montecitorio, sempre pronta a schiacciare il tasto. La Dal Lago, perciò, deve lasciare la seggiola di capogruppo del Carroccio in aula consiliare. La sostituirà Paola Bastianello, ex presidente della circoscrizione 2. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Ma l’uscita di scena di un personaggio di tal peso dalla ribalta politica vicentina non può non nascondere un risvolto dietro le quinte. La Dal Lago non molla soltanto perché precettata da Bossi&amp;amp;Co. E’ da un po’ che ha abbandonato soverchie illusioni di candidarsi a sindaco secondo il suo antico progetto che prevedeva la corsa a capo della Lega e di una lista civica tutta sua, aperta ad amici e sodali (come la premiata coppia Alifuoco e Giulianati, che ha bellamente scaricato). Di fronte ha Variati, avversario per nulla facile da battere, coadiuvato da Lia Sartori, che è pappa e ciccia con Achille. Lo scrivevo su questo blog mesi fa e lo confermo: il patto fra gli ex sfidanti del 2008 è ben saldo e opera nell’ombra, in barba agli schieramenti e ai partiti. Nel secondo mandato Hullweck, in consiglio c’era la maggioranza trasversale Bressanello-Dal Lago-Alifuoco; ora, in più comode e riservate riunioni di palazzo, c’è l’alleanza trasversale Variati-Sartori (con tutta probabilità la vedremo all’opera quando si entrerà nel concreto dei piani urbanistici). &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;A quanto pare, inoltre, Manuela ha rotto anche col costruttore Gaetano Ingui, sua storica sponda imprenditoriale, e col club degli sconfitti di Confindustria. Se aggiungiamo la situazione di instabilità che tormenta la Lega in questo periodo, in cui lei, da maroniana che era, si è posizionata contro Tosi e a favore di Gobbo agitando il frustino dell’epuratrice bossiana, possiamo arguire che la Dal Lago ha i suoi buoni motivi per guardare a Roma e ad eventuali incarichi nazionali, piuttosto che impantanarsi nella palude vicentina. Nella quale, però, potrebbe comunque rientrare: facendo la sdegnosa, si è messa nella condizione di poter poi, se la Lega e il centrodestra non dovessero trovare un accordo sul candidato sindaco, accettare di correre dettando lei le condizioni. Astuta come sempre, non c’è che dire. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-6568672847595525481?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/6568672847595525481/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/10/dal-lago-un-quasi-addio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/6568672847595525481'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/6568672847595525481'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/10/dal-lago-un-quasi-addio.html' title='Dal Lago, un (quasi) addio'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-eXlVV8zgp5M/Tq67s8ACIYI/AAAAAAAAANY/fgpw-fwgH84/s72-c/manuela-del-lago.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-163846228504100212</id><published>2011-10-30T19:16:00.001+01:00</published><updated>2011-10-30T19:25:27.639+01:00</updated><title type='text'>Viviamo sotto usura</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-_E3xgoAVUQ8/Tq2UI60I8iI/AAAAAAAAANQ/PMQhTQC0cJw/s1600/Ezra_Pound_1945_May_26_mug_shot.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-_E3xgoAVUQ8/Tq2UI60I8iI/AAAAAAAAANQ/PMQhTQC0cJw/s200/Ezra_Pound_1945_May_26_mug_shot.jpg" width="138" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:OfficeDocumentSettings&gt;   &lt;o:RelyOnVML/&gt;   &lt;o:AllowPNG/&gt;  &lt;/o:OfficeDocumentSettings&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;   &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:TrackMoves/&gt;   &lt;w:TrackFormatting/&gt;   &lt;w:HyphenationZone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:PunctuationKerning/&gt;   &lt;w:ValidateAgainstSchemas/&gt;   &lt;w:SaveIfXMLInvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:IgnoreMixedContent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:DoNotPromoteQF/&gt;   &lt;w:LidThemeOther&gt;IT&lt;/w:LidThemeOther&gt; 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mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin-top:0cm; mso-para-margin-right:0cm; mso-para-margin-bottom:10.0pt; mso-para-margin-left:0cm; line-height:115%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"Calibri","sans-serif"; mso-ascii-font-family:Calibri; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Calibri; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; mso-bidi-theme-font:minor-bidi;}&lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:shapedefaults v:ext="edit" spidmax="1026"/&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:shapelayout v:ext="edit"&gt;   &lt;o:idmap v:ext="edit" data="1"/&gt;  &lt;/o:shapelayout&gt;&lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt;Il filosofo francese De Benoist, che ha rotto i ponti con la tradizione di destra perchè convinto, anche lui, che certe categorie siano inesorabilmente superate e conservatrici, spiega in questo excursus storico l'origine del vero nome del regime di cui siamo sudditi: non democrazia, ma USUROCRAZIA.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="mso-fareast-language: IT;"&gt; (a.m.)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;b&gt;Morte a credito &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;Ezra Pound, al canto XLV dei &lt;i&gt;Cantos&lt;/i&gt; : «Con usura gli uomini non hanno case di pietra sana/blocchi lisci finemente tagliati fissati in modo che il fregio copra le loro superfici/con usura/ gli uomini non possono avere paradisi dipinti sui muri delle chiese […] Con usura il peccato è contro natura [&lt;i&gt;with usura sin against nature]/ &lt;/i&gt;il pane è straccio vieto/arido come la carta/senza segale né farina di grano duro/con usura il tratto si appesantisce/non vi è che una falsa demarcazione/gli uomini non hanno più siti per le loro dimore/e lo scalpellino viene privato della pietra/il tessutaio del telaio/ I cadaveri banchettano/ al richiamo dell’usura [&lt;i&gt;Corpses are set to banquet / at behest of usura&lt;/i&gt;]&amp;nbsp;».&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Gli eccessi del prestito a interesse sono condannati a Roma, così come lo testimonia Catone secondo cui, se i ladri di oggetti sacri meritano una doppia pena, gli usurai ne meritano una quadrupla. Ancora più radicale è la condanna di Aristotele alla cremastica. Così scrive: «L’arte di acquisire ricchezza è di due specie: se la prima è nella sua forma mercantile, la seconda dipende dall’economia domestica; quest’ultima forma è necessaria e lodevole, mentre l’altra si affida alla scadenza e autorizza giuste critiche, poiché non ha nulla di naturale […]. A queste condizioni, ciò che si detesta con assoluta ragione, è la pratica del prestito a interesse in quanto il profitto che se ne ricava è frutto della moneta stessa e non risponde più al fine che ha presieduto alla sua creazione. Se la moneta è stata inventata in vista dello scambio, è invece l’interesse che moltiplica la quantità di moneta essa stessa […]. L’interesse è una moneta nata da una moneta. Di conseguenza, questo modo di guadagnare denaro è tra tutti, il più contrario alla natura» (&lt;i&gt;La Politica&lt;/i&gt;). &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;La parola «interesse» designa il reddito del denaro (&lt;i&gt;foenus o usura &lt;/i&gt;in latino, &lt;i&gt;tókos&lt;/i&gt; in greco). Si riferisce al modo in cui il denaro «partorisce nuovi nati». Già nell’ alto medioevo, la chiesa sostiene la distinzione che aveva fatto il diritto romano per il prestito dei beni immobiliari: ci sono cose che si consumano con l’uso e altre che non si consumano affatto, e che vengono chiamate &lt;i&gt;commodatum.&lt;/i&gt; Esigere un pagamento per il comodato è contrario al bene comune, poiché il denaro è un bene che non si consuma. Il prestito a interesse sarà condannato dal concilio di Nicea sulla base delle «Scritture» –&amp;nbsp;nonostante la Bibbia non lo condanni con chiarezza! Nel XII secolo, la chiesa assume la condanna aristotelica della cremastica. Anche Tommaso d’Aquino condanna il prestito a interesse, con alcune riserve, adducendo il motivo che «il tempo appartiene solo a Dio». L’islam, ancora più severo, non concede neppure la possibilità della distinzione tra l’interesse e l’usura.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;La pratica del prestito a interesse si è pertanto progressivamente diffusa, in relazione all’ascesa della classe borghese e all’espansione dei valori mercantili che sono stati lo strumento del suo potere. A partire dal XV secolo, le banche, le compagnie commerciali, e in seguito le manifatture, possono rimunerare i fondi presi a prestito, su deroga del re. Il giro di boa essenziale corrisponde all’avvento del protestantesimo, e più precisamente del calvinismo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Calvino è il primo teologo ad accettare la pratica del prestito a interesse, che si diffonde così attraverso le reti bancarie. Con la Rivoluzione francese, il prestito a interesse diventa completamente libero, e nel frattempo fioriscono nuove banche in quantità, dotate di fondi considerevoli che provengono soprattutto dalla speculazione sui beni nazionali. Il capitalismo prende il volo. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;All’origine, l’usura designa il semplice interesse, indipendentemente dal tasso applicato. Oggigiorno, chiamiamo «usura» l’interesse di un ammontare abusivo, attribuito a un prestito. Ma l’usura è anche il processo che permette di incatenare, colui che è beneficiario del prestito, con un debito che non riesce a rimborsare, e a impadronirsi dei beni che gli appartengono, ma che egli ha accettato di dare in garanzia del prestito. È proprio quello che succede oggi a livello planetario.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Il credito permette di consumare il futuro nel presente. Si basa sull’uso di una somma virtuale che viene attualizzata attribuendogli un prezzo: l’interesse. La generalizzazione del principio su cui si basa, fa perdere di vista il principio elementare secondo il quale è bene limitare le proprie spese al livello delle risorse, visto che non si può certo pensare di poter vivere perpetuamente al di sopra dei propri mezzi. L’ascesa del capitalismo finanziario ha favorito questa pratica: ci sono giornate in cui i mercati cambiano l’equivalente di dieci volte del PIL mondiale, e questo mostra a sufficienza la sconnessione con l’economia reale. Quando il sistema di credito diventa un pezzo centrale del dispositivo del Capitale, si rientra in un circolo vizioso, la fine del credito rischia di tradursi nel crollo generalizzato del sistema bancario. Brandendo la minaccia di un tale caos, le banche sono riuscite a farsi continuamente aiutare dagli Stati. La generalizzazione dell’accesso al credito, che implica il prestito a interesse, è stato uno degli strumenti privilegiati dell’espansione del capitalismo e della società dei consumi a partire dal dopoguerra. Indebitandosi massicciamente, le famiglie europee e americane hanno sicuramente contribuito, tra il 1948 e il 1973, alla prosperità dell’epoca del cosiddetto «trentennio glorioso della crescita». Le cose sono cambiate nel momento in cui il credito ipotecario ha preso il sopravvento sulle altre forme del credito. «Il meccanismo di ricorso a un’ipoteca come pegno reale dei prestiti rappresenta molto di più, ricorda Jean-Luc Gréau, di una agile tecnica che garantisce somme prestate, poiché capovolge il quadro logico di attribuzione, valutazione e di detenzione dei crediti accordati […]. Il rischio limitato cede il passo alla scommessa che si fa sulla facoltà che si avrà, in caso di fallimento del debitore, di mettere in gioco l’ipoteca e di coglierne il profitto per rivenderlo a delle condizioni favorevoli». Queste manipolazioni d’ipoteche trasformate in attivi finanziari, congiunte alle difficoltà di pagamento dei beneficiari del prestito, incapaci di rimborsare i loro debiti, hanno portato alla crisi dell’autunno del 2008. Oggi assistiamo alla ripetizione di un’analoga operazione che grava sugli Stati sovrani che ne fanno le spese, con la crisi del debito pubblico.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Stiamo assistendo al grande ritorno del sistema dell’usura. Quello che Keynes chiamava «il regime dei creditori» corrisponde alla definizione moderna dell’usura. I processi dell’usura li riscontriamo nelle modalità in cui i mercati finanziari e le banche possono fare man bassa sugli attivi reali degli Stati indebitati, impadronendosi dei loro averi al titolo degli interessi di un debito di cui il principale costituisce una montagna di denaro virtuale che non potrà mai essere rimborsato. Gli azionisti e i creditori sono gli Shylock della nostra epoca.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Ma l’indebitamento va di pari passo con la crescita materiale: né l’uno, né l’altra possono crescere all’infinito. « L’Europa compromessa con la finanza, scrive Frédéric Lordon, rischia di essere distrutta dalla finanza». Da tempo scriviamo: il sistema del denaro distruggerà se stesso. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Alain De Benoist&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.ariannaeditrice.it/"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Arianna Editrice&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; 29 ottobre 2011&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-163846228504100212?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/163846228504100212/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/10/viviamo-sotto-usura.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/163846228504100212'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/163846228504100212'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/10/viviamo-sotto-usura.html' title='Viviamo sotto usura'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-_E3xgoAVUQ8/Tq2UI60I8iI/AAAAAAAAANQ/PMQhTQC0cJw/s72-c/Ezra_Pound_1945_May_26_mug_shot.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-5708856622589968023</id><published>2011-10-29T12:11:00.002+02:00</published><updated>2011-10-29T12:42:28.158+02:00</updated><title type='text'>Finanza tossica, è tutto come prima</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: inherit; text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Xxfe4aoztRk/TqvWXdZsDKI/AAAAAAAAANI/O_OLm7pNALo/s1600/mucchetti.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="191" src="http://3.bp.blogspot.com/-Xxfe4aoztRk/TqvWXdZsDKI/AAAAAAAAANI/O_OLm7pNALo/s200/mucchetti.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;E' sempre una piacevole sorpresa quando l'informazione &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;mainstream&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;, sia pur tra titoloni entusiasti ed editoriali propagandistici, &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;i&gt; ogni tanto fa saltar fuori qualche brandello di verità. Oggi un &lt;a href="http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/19-lavoro-economia-a-finanza-nel-mondo/22736-quellabisso-fra-ricchi-e-poveri-che-scatena-le-crisi-globali-.html"&gt;bell'articolo&lt;/a&gt; di Massimo Mucchetti, l'unico leggibile in quella pravda che è il Corriere della Sera, riporta il dato osceno della disuguaglianza economica figlia della globalizzazione. Si guarda bene dallo spingersi oltre, il neo-keynesiano Mucchetti, però è già qualcosa. Ieri, in un colonnino a pagina 2, sempre il Corrierone, fanaticamente allineato al pensiero unico filo-bancario, ha confessato in cosa consiste il fondo salva-stati europeo (ve lo ricopio qui sotto). In due parole: le devastanti conseguenze della crisi originata dalla finanza tossica sono curate con altra finanza tossica. E per di più con gli stessi identici sistemi. E noi poi ci tocca ascoltare i signori politici al soldo delle banche che si dicono preoccupati perchè la gente non ha più fiducia in questo modello di sviluppo. Ti credo: ci truffano ancora e sempre rifilandoci altre bolle finanziarie, rimandando in là nel tempo i debiti che sono destinati prima o poi a esplodere. Voi che continuare a crederci, alla fola del "mercato" e al teatrino destra-sinistra che le fa da copertura, il crac ve lo meritate. Ma noi, pochi anche se in crescita, che la storia dell'orso non ce la beviamo più, perchè dovremmo subirlo? Ditelo a chiunque: ci stanno fregando di nuovo, e se non cominciamo a dire "no" alla frode dell'euro, a questa Europa in mano ai banchieri e all'economia manipolata dalla speculazione, essere indignati non serve a un tubo. &lt;/i&gt;(a.m.)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;b&gt;Emissari ad Atene. I segreti del patto di Bruxelles &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;Il collasso a Wall Street nel 2008 ebbe due detonatori: i «Cdo» ( Collateralized debt obligation ), e i Cds ( Credit default swap ). I primi emettevano bond il cui valore era sostenuto da una massa di mutui immobiliari sottostanti: le famiglie indebitatesi per comprare casa «garantivano» che quei titoli sarebbero stati onorati. I Cds invece sono assicurazioni che una banca paga in caso di insolvenza su questo o quel bond. Queste sigle erano l' ultima frontiera dell' ingegneria finanziaria. Ora l' Europa le rispolvera per salvare se stessa. Il meccanismo del fondo salvataggi emerso dal vertice, senza evocarne i nomi, ricorda da vicino un Cds a cui si aggiunge un Cdo: tutto per mettere al sicuro l' Italia. Possibile? Uno strumento che promette di indennizzare il 20-25% delle perdite a un investitore in bond, come fa il fondo europeo Efsf, è in effetti un Cds. C' è poi la seconda parte del meccanismo, quella basata sul «veicolo» nel quale confluiscono anche gli investitori privati, oltre alla Cina o all' Arabia Saudita. Funziona così: in quel «veicolo» il 20% dei soldi viene messo dal fondo europeo e il restante 80% dai privati e dai fondi sovrani; quindi il «veicolo» compra titoli - diciamo - italiani e spagnoli sul mercato. Se Roma o Madrid fanno default, le prime perdite le subisce tutte il fondo europeo: il sistema è come un palazzo in cui l' Efsf sta al primo piano e sarebbe dunque il primo ad andare sott' acqua in caso di tsunami. Dunque gli investitori privati godono ancora una volta di una garanzia. Non solo: proprio come un Cdo, il «veicolo» a sua volta può vendere sul mercato bond sostenuti dal debito pubblico di Italia e Spagna, anche questi assicurabili al 20-25%. L' Europa antispeculazione e pro-Tobin Tax arriva a un livello di sofisticazione finanziaria da far impallidire Goldman Sachs, con la differenza che non lo spiega (neanche in caratteri minuscoli come si fa di solito in fondo ai documenti a Wall Street). E in America quando i debitori sottostanti a un Cdo sono affogati e tutto è saltato, lo Stato ha tamponato le perdite. In questo caso invece a tamponare non basterebbe più nessuno Stato: solo la Bce potrebbe farlo, anche se per ora non vi è autorizzata. Accanto a tanta tecno-finanza, il vertice europeo ha prodotto un' importante novità politica: ha trasformato la Grecia in un protettorato. Il governo di Atene perde le leve del potere. Funzionari di Bruxelles e delle capitali nazionali (anche di Berlino) si installeranno nei ministeri, nelle agenzie pubbliche, nella task force privatizzazioni a «monitorare sul terreno». Come Caschi blu dell' economia in uno Stato fallito.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;Federico Fubini&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"&gt;&lt;i&gt;Il Corriere della Sera&lt;/i&gt; 28 ottobre 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-5708856622589968023?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/5708856622589968023/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/10/finanza-tossica-e-tutto-come-prima.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/5708856622589968023'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/5708856622589968023'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/10/finanza-tossica-e-tutto-come-prima.html' title='Finanza tossica, è tutto come prima'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Xxfe4aoztRk/TqvWXdZsDKI/AAAAAAAAANI/O_OLm7pNALo/s72-c/mucchetti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-268952456784498774</id><published>2011-10-28T19:06:00.002+02:00</published><updated>2011-10-29T01:15:27.428+02:00</updated><title type='text'>Tipi vicentini: Achille, Dario e Gianni</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-VsXoDriczmk/Tqrg9ZyGnJI/AAAAAAAAANA/FOFPD6ORaT0/s1600/zonin.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://1.bp.blogspot.com/-VsXoDriczmk/Tqrg9ZyGnJI/AAAAAAAAANA/FOFPD6ORaT0/s200/zonin.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;Alluvione vicentina? No, torinese.&lt;/b&gt; Càpita che per sapere cosa pensi davvero il sindaco della propria città occorra leggerne le dichiarazioni su giornali nazionali. Vuoi per la comprensibili remore dell’interessato a dire tutta la verità ai concittadini quando questa dovesse essere una verità amara da digerire, vuoi per la latitanza della stampa locale, che spesso non fa le domande giuste. Sul pericolo di una nuova inondazione ad un anno esatto da quella che colpì violentemente Vicenza, l’interrogativo da porre ad Achille Variati è semplice semplice: rischiamo o no un’altra alluvione? L’installazione delle sirene lo conferma indirettamente, e nessuno in città ha dubbi in proposito. Però, per esigenze di comunicazione, il sindaco evita accuratamente di ammetterlo pubblicamente e schiettamente. Ai vicentini. Lo ha detto ai lettori della &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Stampa&lt;/i&gt;, quotidiano di Torino sia pur tra i più importanti del Paese. «Di sicuro se piove come l’anno scorso, Vicenza e dintorni tornano sott’acqua»: chiaro, conciso, lapidario, così parlò Achille al cronista sabaudo. Mi pareva giusto farvelo sapere. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Casa Vianello.&lt;/b&gt; Gustosa la polemica sul Giornale di Vicenza fra l’ex senatore Giuliano Zoso, il presidente di Aim Paolo Colla e un altro ex democristiano, Alberto Zocca (padre del consigliere comunale Marco, del Pdl). Il primo, con un intervento di due settimane sul GdV, in sostanza poneva il problema della permanenza del tecnico Dario Vianello al vertice della multiservizi comunale, lo stesso Vianello che aveva condiviso le decisioni, definite “delinquenziali” dal centrosinistra variatiano, della controversa gestione targata centrodestra. E avanzava un’ipotesi ben precisa e nient’affatto peregrina, visti gli storici rapporti di vicinanza che legano Vianello a Variati: Colla sarebbe un traghettatore, è il buon Dario il presidente Aim in pectore per il 2013 se Achille dovesse essere rieletto alla guida del Comune. Colla gli risponde seccato con un’altra lettera in cui espone tutta una prevedibile pappardella aziendalista (l’obbiettivo è migliorare il servizio, le sfide si vincono collettivamente, le difficoltà del mercato richiedono sostegno ecc) per liquidare le critiche di Zoso come dietrologia gratuita ad onta di «collaboratori di indubbia capacità e specchiata moralità». Ieri, una lettera di Zocca Sr controbatteva a Colla rilevando come abbia svicolato sul merito, che è questo: se Vianello ha avallato scelte sbagliate e dannose per Vicenza ed è stato riconfermato direttore generale, significa che Variati lo copre e sospettare diventa legittimo. Poi si avventura nella difesa del vecchio &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;in house&lt;/i&gt; (un sistema, purtroppo o no, per legge in via di archiviazione in tutta Italia) tramite gli affidamenti diretti, con un cipiglio che a noi potrebbe far sospettare di rimando che sia saltato qualche affare particolare. Sulla contestatissima piattaforma di Marghera, di cui Aim vuole sbarazzarsi, Zocca sostiene la fattibilità di tenerla per smaltire rifiuti. Ma la Provincia di Venezia non è di parere contrario? &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Alle somme. Tralasciando il dettaglio comico per cui Zocca ha capito fischi per fiaschi sul giudizio di Zoso a proposito dell'inamovibilità di Vianello, che per l'ex senatore è un male e non un bene (basta leggere…), il triangolo di accuse e controaccuse rende con plastica evidenza una brutta abitudine di chi è al potere: rispondere col silenzio. A casa mia, chi tace acconsente. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;BpVi e quei segreti bancari…&lt;/b&gt; Praticamente la notizia è stata oscurata, eccezion fatta per VicenzaPiù che&lt;a href="http://www.vicenzapiu.com/leggi/sp-taglia-a-bbb-il-rating-di-banca-popolare-di-vicenza-e-di-veneto-banca"&gt; l’ha correttamente data&lt;/a&gt; col dovuto risalto: assieme ad altre ventiquattro banche italiane, la Banca Popolare di Vicenza di Gianni Zonin è stata declassata dall’agenzia di rating Standard &amp;amp;Poor’s, e ora è appena un gradino sopra la soglia critica. Per carità, lungi da me santificare i verdetti di analisti che non sono affatto indipendenti né dovrebbero avere il diritto divino di mettere in ginocchio interi paesi. Però, se tali giudizi valgono per gli Stati e scatenano reazioni di cui finiamo per pagare il conto tutti noi, non si vede perché debbano essere presi sotto gamba quando riguardano un istituto bancario. Il corollario divertente è che quest’oggi il vicepresidente di Assindustria Vicenza con delega alla finanza, Luciano Vescovi, intervistato da Marino Smiderle penna cara a Zonin, &amp;nbsp;fa un bilancio della situazione creditizia per le imprese locali (lanciando una proposta che a naso non pare molto attuabile, i bond territoriali) e prende le difese delle Popolari. Smiderle, con perfidia forse involontaria, ricorda che Vescovi è nel cda di Banca Nuova, che fa capo sempre alla Popolare di Vicenza. E infatti Vescovi non fa il minimo cenno alla caduta di credibilità della “sua” banca. Che evidentemente, a dispetto di tutti i peana che le vengono tributati dal coro dei cantori zoniniani, non deve essere messa poi tanto bene. Segno che in questi anni non è stato tutto oro quel che ha luccicato…&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-268952456784498774?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/268952456784498774/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/10/tipi-vicentini-achille-dario-e-gianni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/268952456784498774'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/268952456784498774'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/10/tipi-vicentini-achille-dario-e-gianni.html' title='Tipi vicentini: Achille, Dario e Gianni'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-VsXoDriczmk/Tqrg9ZyGnJI/AAAAAAAAANA/FOFPD6ORaT0/s72-c/zonin.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-4879095610719736676</id><published>2011-10-27T18:33:00.002+02:00</published><updated>2011-10-27T18:44:37.639+02:00</updated><title type='text'>Santoro, il finto martire non indispensabile</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://0.gvt0.com/vi/VfBBiDMr7pg/0.jpg" height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/VfBBiDMr7pg&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/VfBBiDMr7pg&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;L’eterno epurato Michele Santoro, aureola di martire in testa e ciotola delle offerte in mano, chiede agli orfani dei suoi programmi una questua di 10 euro per il suo prossimo talkshow, “Servizio Pubblico”, in onda per la prima puntata il 3 novembre alle 21 su un network di tv locali, su Internet e su Sky. Per lui, la sua è l’unica vera informazione. Perché si considera indispensabile. Se lui non lavora, la nazione è meno libera, più disinformata, ostaggio del regime. Intendiamoci: è un fatto che la Rai lottizzata dal governo Berlusconi e, per Rai3, dal centrosinistra, gli abbiano messi in tutti i modi i bastoni fra le ruote, con diffide legali, ostruzionismi, grottesche chiamate in diretta di inetti direttori generali (Masi), tentativi di chiusura da parte del premier in persona attraverso i suoi sgherri a viale Mazzini (vicenda su cui sta indagando la magistratura di Trani), e via boicottando. In una democrazia che si dice liberale, qualsiasi censura, verso chiunque, dovrebbe essere bandita. E ha ragione chi sostiene che è meglio una voce in più che una voce in meno, in una Rai che è pubblica e finanziata dal canone. Ma il soldato Santoro con liquidazione milionaria, l’ex europarlamentare dell’Ulivo che ha sempre pianto il morto pur continuando a lavorare quando altri, autentici emarginati, per la televisione di Stato sono rimasti dei paria, non ha i titoli per darsela da povero cristo perseguitato dal Potere. Lui, nel Potere, ci ha nuotato alla grande, navigando contro una corrente ma rimanendo a galla grazie all’appoggio, più o meno stabile, di quella avversa. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Intendiamoci: bravo, è bravo. Santoro è un signor professionista, conosce e sa usare le tecniche del linguaggio televisivo, e nei suoi prodotti si trovano parti indubbiamente interessanti e ben fatte, come spesso i servizi degli inviati. Vauro e Travaglio erano i momenti migliori, nello studio di Annozero. Ma è la formula del talk a far venire crisi di rigetto, col suo spettacolarismo proprio del mezzo tv, coi suoi corrivi populismi per menti modeste, con la capacità manipolatoria di dividere infantilmente la realtà in buoni e cattivi, il tutto peggiorato da questo tribuno catodico dall’egocentrismo smisurato. Ecco, noi viviamo bene lo stesso senza. E se lo abbiamo guardato e lo guarderemo, è perché siamo ridotti talmente male, in quest’Italia dove solo la Rete e qualche pubblicazione semi-clandestina forniscono spiragli di verità, che il ritorno di Santoro diventa un evento, addirittura fondamentale per la democrazia. Ops, scusate: ho detto democrazia? &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-4879095610719736676?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/4879095610719736676/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/10/santoro-il-finto-martire-non.html#comment-form' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4879095610719736676'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4879095610719736676'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/10/santoro-il-finto-martire-non.html' title='Santoro, il finto martire non indispensabile'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6029571200702159476.post-4542890037076504877</id><published>2011-10-26T13:15:00.003+02:00</published><updated>2011-10-26T13:18:18.813+02:00</updated><title type='text'>Veneto: Stato o nazione?</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-3eVSQuuB4bU/Tqfr2s_ccsI/AAAAAAAAAM4/rEwcvc6c3wc/s1600/regioneveneto.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-3eVSQuuB4bU/Tqfr2s_ccsI/AAAAAAAAAM4/rEwcvc6c3wc/s200/regioneveneto.jpg" width="176" /&gt;&lt;/a&gt;Interessante il botta e risposta sul &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Corriere della Sera&lt;/i&gt; fra il governatore leghista del Veneto, Luca Zaia, e il costituzionalista Michele Ainis. Nel &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/23/Veneto_viene_prima_dell_Italia_co_9_111023025.shtml"&gt;suo ultimo fondo&lt;/a&gt; di domenica, quest’ultimo aveva sottoposto ad una serrata critica il nuovo Statuto della Regione guidata dall’alleanza Lega-Pdl, individuandone contraddizioni e incongruenze. Alcune osservazioni sono condivisibili, come aver definito «pilatesca» la norma capra&amp;amp;cavoli contenuta nell’articolo 5, che da una parte rivendica le radici cristiane e contemporaneamente l’ispirazione alla tradizione laica; o aver sottolineato il ridicolo dell’articolo 27, che autorizza referendum consultivi ma se a richiederlo è il Consiglio regionale. La sostanza dei rilievi di Ainis si concentra, però, sulla bestia nera dei centralisti di questo Paese: la diversità locale. Sempre all’articolo 5, si affaccia la traduzione giuridica dello slogan elettorale di Zaia “Prima i Veneti”, là dove dice che «la Regione opera in special modo a favore di tutti coloro che, secondo criteri di ragionevolezza e proporzionalità, possiedono un particolare legame con il territorio, garantendo comunque ai minori i medesimi diritti». Per l’editorialista del&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; Corriere&lt;/i&gt;, questo comma vìola il principio di uguaglianza tutelato dalla Costituzione, «alla faccia dell’unità della Repubblica italiana». Inoltre, Ainis nega che l’affermazione statutaria secondo cui «il Veneto è costituito dal popolo veneto» abbia un qualsiasi fondamento: a suo avviso, non esiste nessun popolo veneto, perché un popolo è costituito dall’insieme dei cittadini di uno stesso Stato, e in Italia di Stato ce n’è uno: quello italiano con Roma capitale. La &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/25/popolo_Statuto_del_Veneto_co_9_111025057.shtml"&gt;replica di Zaia&lt;/a&gt;, pubblicata sul quotidiano milanese ieri, è deboluccia, anzi sbagliata: il popolo veneto «esiste da molto prima dello Stato unitario e della istituzione Regione. Esso ha, da un migliaio di anni, lingua, culture, storia e dignità propri». I Veneti, ad eccezione delle tribù alleatesi coi Romani contro i Galli nei secoli prima di Cristo, effettivamente non sono mai apparsi sulla scena storica come popolo a sé stante, autocosciente di essere tale e con una propria fisionomia univoca e ben delineata. La storia millenaria a cui fa riferimento il padano Zaia è la storia della Serenissima Repubblica di Venezia, che mai si concepì come uno Stato “veneto” ma, appunto, solo e soltanto veneziano. Non è una diatriba nominalistica o storiografica, perché la questione sta nell’avere le idee chiare su cosa sia un popolo. Apro il mio manuale di diritto pubblico e vi trovo scritto che è la&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt; nazione&lt;/i&gt; quell’insieme di elementi etnici, linguistici, culturali e sociali che, arguisco, ha in mente il governatore quando richiama la preesistenza dell’entità popolare su quella statuale. Se si vuole parlare di nazione veneta lo si può fare, ma non a partire da un passato pregresso che non c’è mai stato. Si deve invece affermare più onestamente – e coraggiosamente – che &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;oggi&lt;/i&gt;, nell’attuale periodo storico, è presente l’esigenza di veder riconosciuto alla &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;popolazione &lt;/i&gt;che parla in veneto (una lingua e non un dialetto, come ricorda il fondatore della Liga, Franco Rocchetta) e si identifica in un certo corpus di tradizioni e valori, lo status di &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;popolo&lt;/i&gt;, cioè di nazione con un suo Stato. Il nodo sta tutto qui: l’Italia è uno Stato, il Veneto no. Cercare di infilare nella carta fondamentale di un ente regionale, un po’ di soppiatto, l’idea che il Veneto lo sia, è un nonsenso giuridico, e su questo Ainis ha ragione. Ma ha torto marcio quando preclude la possibilità che l’indipendenza veneta possa essere coltivata e, chissà, un giorno realizzata. La Storia non si ferma davanti agli articoli di una Costituzione. Se fosse così, la stessa unità italiana non sarebbe avvenuta, e Mazzini non avrebbe potuto combattere per tutta la vita in nome di un popolo italiano che prima del 1861 non c’era mai stato. Personalmente ammiro la Venezia dei Dogi e penso che l’Europa dovrebbe ripensarsi come confederazione di regioni (lasciando agli Stati nazionali una funzione di cornice intermedia, culturale più che politica), ma non mi piace che un partito romanizzato e opportunista come la Lega, pur di salvare la facciata di forza identitaria, giochi al piccolo eversore col sedere in poltrona. Qui, e nei palazzi romani. Questa è la vera critica da muovere ai leghisti, non che tocchino il sacro verbo dell’unità, che si è rivelata un fallimento storico. &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;(a.m.)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6029571200702159476-4542890037076504877?l=alessiomannino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alessiomannino.blogspot.com/feeds/4542890037076504877/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/10/veneto-stato-o-nazione.html#comment-form' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4542890037076504877'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6029571200702159476/posts/default/4542890037076504877'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alessiomannino.blogspot.com/2011/10/veneto-stato-o-nazione.html' title='Veneto: Stato o nazione?'/><author><name>Alessio Mannino</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03625345464386025469</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-3eVSQuuB4bU/Tqfr2s_ccsI/AAAAAAAAAM4/rEwcvc6c3wc/s72-c/regioneveneto.j
